«Mario Cuomo era uno di noi, fiero delle radici italiane»

Maria Fosco, figlia di emigranti di Orsogna, ricorda l’ex governatore di New York scomparso a Capodanno
PESCARA. «Lo sentivamo nostro, come se fosse un familiare, un vicino di casa,un compaesano», racconta la professoressa Maria Fosco, figlia di emigranti di Orsogna, una delle donne di cultura più conosciute di New York, che per 35 anni ha seguito l'ex Governatore Mario Cuomo. Ricorda quando nel 2004 Cuomo partecipò al Plaza Hotel al “Gala dell' Italian American Museum”. E' stata lei, nel ruolo di “padrona di cerimonia” e vicepresidente, ad accoglierlo con la nipotina Emily Macchia di 10 anni (madre di origini abruzzesi, padre pugliese). «Il governatore è arrivato con la moglie Matilda. Quando ha visto la piccola Emily si è inginocchiato per baciarle la mano. Ha detto che solo una volta si era messo in ginocchio per baciare la mano di una donna e che è stato per la moglie, Matilda, ma quella sera avrebbe fatto un'eccezione. E’ stato il momento clou della serata. E la foto è stata pubblicata dai giornali. Mia nipote ricorda gioiosamente quell'incontro e anche quando nel 2008 ha rappresentato il suo liceo nell'investitura del presidente Obama. Emily ,che il 24 gennaio compie 21 anni, ama molto viaggiare. E' stata spesso in Italia. Ritornerà il 27 gennaio e vi rimarrà per 4 mesi. Con un gruppo di studentesse americane frequenterà l'Università di Firenze».
Ricorda Maria Fosco: «Ero molto giovane quando ho sentito per la prima volta il nome Mario Cuomo. Avevo 13 o 14 anni . E’ stato pronunciato in modo così amichevole come se fosse uno di casa. C'erano state altre figure pubbliche a New York con i nomi italiani, ma nessuno di loro era entrato far parte di noi così come lui. Nella prima campagna elettorale ha visitato tutte le comunità italo-americane. Mio padre, molto impegnato con l'”Orsogna Mutual Aid Society”, mi raccontò quando Cuomo con Geraldine Ferraro arrivarono a sorpresa alla festa annuale della porchetta dell'Orsogna Club. Si sedettero a mangiare allegramente con tutti gli orsognesi. Mario Cuomo non ha vinto quelle elezioni, ma è diventato Luietenat Governoe (Vice-Governatore). Orgogliosi come italiani e come orsognesi. E siamo stati al fianco di Cuomo con il nostro Gruppo folcloristico, esibendoci gratuitamente nella campagna avviata dal governo americano per la raccolta di fondi in favore delle popolazioni italiane colpite dal terribile sisma del novembre 1980». Maria Fosco ricorda con grande gioia «quando nel 1982 Cuomo ha deciso di correre per governatore e fu eletto. L'intera comunità italo-americana si è mobilitata. Mio padre ha partecipato attivamente alla “campagna Cuomo”, esibendo anche con la coccarda sul bavero mentre ballava in costume orsognese al Columbus Day Parade. La foto fu pubblicata in prima pagina dal New York Times».
Professoressa Fosco,cosa è cambiato con la vittoria di Cuomo ?
«È stato un rinascimento per tutti noi. Le questioni delle discriminazione degli italo-americani nella City University di New York venivano finalmente fuori. Il senatore John D. Calandra ha stabilito che in effetti la discriminazione era in atto. Ha proposto un istituto per monitorare l'università, per aiutare i docenti, gli studenti e l'intera comunità per entrare all'università. Da qui è poi nato il “John D. Calandra Institute”,dove nel gennaio 1986 sono stata assunta per assistere la comunità nelle in tutte le attività culturali».
Cuomo in che modo vi ha aiutati?
«Poiché avevamo avuto sempre avuto problemi finanziari, il Governatore decise di inserire l'Istituto nel suo Bilancio, sotto la sua gestione. Allora il nostro budget era di 250.000 dollari, ora è di 2,5 milioni dollari. Ha sostenuto tutte le nostre iniziative. Nel 1990 abbiamo pubblicato uno studio sugli italo-americani che non hanno ultimato il liceo, sottolineando l'alto tasso di abbandono scolastico. Ho usato le informazioni per invogliare i ragazzi italo-americani a frequentare la scuola».
C'è stato un momento in cui l'Istituto ha rischiato di essere soppresso.
«Purtroppo sì. Nel settembre 1992, volevano chiuderlo. Il direttore a quel tempo era il dottor Joseph V. Scelsa, un forte leader dei diritti civili degli italo-americani. Ha deciso di portare la University degli Stati Uniti davanti alla Corte federale con l'accusa di violazione dei diritti civili. Abbiamo vinto.Grandi titoli sui giornali. Gli italo-americani erano considerati una razza dalle leggi del 1861 e del 1964. Hanno fatto appello alla decisione. A quel punto, il Governatore Cuomo ha mandato da noi i suoi consiglieri di fiducia per vedere come aiutarci. Ha negoziato un accordo tra l'Università e l'Istituto Calandra ,firmato il 7 gennaio 1994.Siamo perciò eternamente grati a Cuomo. E' stato davvero un momento di grande orgoglio quando a Washington, in occasione della riunione annuale dei più importanti italo-americani, ha pronunciato un discorso sull'importanza del nostro Istituto. Ha spiegato come ha contribuito a salvarlo, contro qualsiasi tipo di discriminazione nei confronti di italoamericani».
La professoressa Fosco,con amarezza, ricorda la sconfitta di Cuomo: «Ero lì quella sera nella stanza presso l'hotel con tutti i suoi sostenitori. Ero così scioccata che non avevo parole. Non riuscivo a capire una vita pubblica senza Mario Cuomo. Immensamente forte la sua eredità».
Sconfitto,ma sempre attivo sostenitore dei connazionali.
«Quando è stato fondato l'”Italian American Museum”, ha chiesto alla moglie Matilda di guidarci. Era così fiero della sua identità italiana. Cuomo ha frequentato tutti i nostri eventi. Ricordo quando abbiamo comprato l'edificio. Ero sola, stavo vedendo i lavori di ristrutturazione che dovevano essere fatti. La signora Cuomo entrò senza che me ne accorgessi. Mi ha abbracciato, mi ha dato un bacio e mi ha detto: “Andrà tutto bene, vi aiuteremo”. Un giorno chiamai a casa Cuomo per parlare con Matilda. Mi rispose l'ex governatore: “Ciao Maria, come sta andando con il museo?” Ed io: “Beh stiamo lavorando”. Mi assicurò: “Non ti preoccupare, Matilda e io ti aiuteremo”. E così è stato».
Per trentacinque anni ha seguito l'intensa attività di Mario Cuomo .Un grande arricchimento, che l'ha aiutata e l'aiuterà nella sua quotidiana azione in favore della comunità italo-americana.
«Certamente. Credeva nello studio della lingua e della storia. Aveva veramente a cuore i valori della famiglia ed era sempre in contatto con la nostra comunità. Ho partecipato a molte cene e feste con lui. Era sempre puntuale, così gentile e affabile. Serberò per sempre il ricordo delle sue parole.Figli di immigrati, siamo stati in grado far crescere l' America. Non abbiamo dovuto negare la nostre origini e i nostri nomi per avere successo. E' stato il primo a non nascondere il fatto che i suoi genitori non parlavano inglese e che i suoi valori erano veramente italiani. Era orgoglioso della sua origine italiana e ci ha fatto essere orgogliosi delle nostre radici. Era un campione degli italo -americani. Era uno di noi . Ha capito le nostre lotte e ha aperto la strada per i nostri successi».
Domenico Logozzo
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