Parchi, storie opposte Sui monti è uno show sulla costa non esiste

Il Pnalm calamita turisti e vede aumentare la famiglia di orsi Per l’oasi teatina dopo 14 anni manca invece solo la firma di Renzi
PESCARA. Due facce della stessa medaglia. Peccato che sono opposte. Da una parte il Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (Pnalm) che continua a calamitare visitatori, diventa oggetto di marketing (è stato realizzato anche un profumo che porta il suo nome) ed è al centro delle ricerche scientifiche per la comunità di orsi marsicani che continua a conservare; dall’altra parte il Parco della Costa teatina, che sulla carta sarebbe il quarto parco nazionale abruzzese, ma che malgrado sia stato istituito, semplicemente non c’è perché non c’è l’accordo sulla perimetrazione. Lo spunto per tornare a scrivere di parchi in Abruzzo lo offre il Pnalm il quale riferisce che una delle due orse che avevano partorito quest’anno è stata avvistata in questi giorni nella faggeta insieme a uno solo dei cuccioli orsi bruni marsicano che aveva avuto. In un altro versante del Parco, però, è stata registrata la presenza di un'altra mamma con cucciolo. Il Parco si prepara a effettuare il monitoraggio in simultanea delle femmine con i piccoli, come fa da dieci anni. Per ora una delle due coppie si può ammirare tra i faggi in un video sulla pagina Facebook del Parco. Poco più di un mese fa era stato avvistato un cucciolo nato nel 2015, anno nel quale, a settembre, cinque erano i cuccioli in vita. Fra questi anche Morena, in cattività dopo che era stata recuperata a Villavallelonga a maggio, poi trovata morta il 21 luglio scorso. Nel 2015, informa il Parco, è stata documentata la sopravvivenza al secondo anno di vita di 6 degli 11 cuccioli nati nel 2014, il 54%. A differenza di altre popolazioni ursine, precisa il Parco, l'orso bruno marsicano è precocemente allontanato dal gruppo familiare: a un anno e mezzo i piccoli vengono lasciati e questo li espone a maggiori rischi, ma proprio questo allontanamento permette alla femmina di accoppiarsi nuovamente. Per l'orso bruno marsicano si parla di piccoli numeri e contestualmente di alta densità. Il grosso della popolazione vive nel Parco e nella Zona di protezione esterna; l'alta densità espone questi animali, che hanno bisogno di ampi territori, a meccanismi di autoregolazione densità-dipendenti. «Per questo», si legge sul sito del Pnalm, «ridurre la mortalità per cause antropiche e favorire l'espansione della popolazione fuori dai confini dal Parco sono le uniche condizioni per garantire la sopravvivenza dell'orso bruno marsicano nel lungo termine».
Tutta altra aria si respira a proposito del Parco nazionale della Costa teatina, un “parco fantasma”, perché in teoria esiste, in pratica non c’è. Un caso nazionale, perché mai è avvenuto che un Parco avesse un iter così difficile. Sono 14 anni che esiste la legge sul Parco della Costa. C’è stato bisogno che la regione nominasse anche un Commissario per tentare di mette tutti d’accordo. Non è andata bene neanche questa, considerate le polemiche che si sono succedute sulla perimetrazione – otto comuni lungo la costa che va da Ortona a San Salvo, sette riserve naturali, un sito di importanza regionale e sei siti di importanza comunitaria – le contestazione e le correzioni. Che fine ha fatto il Parco della Costa teatina?
Alla Camera giace l’interrogazione che il deputato abruzzese di Sel Gianni Melilla aveva presentato per conoscere i motivi del ritardo nell'approvazione definitiva della perimetrazione. Il parlamentare vuole conoscere quali sarebbero gli ostacoli della chiusura dell'iter ad un anno dalla fine degli adempimenti degli altri enti. «Ad oggi», conclude, «per istituire il Parco della Costa continua a mancare solo la firma della presidenza del consiglio dei ministri».(a.mo.)
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