il caso

Pesca, torna il fermo biologico 45 giorni di stop tra le proteste

10 Agosto 2026

Gli armatori: «Solita storia, blocco sbagliato in estate». E alla ripresa incubo caro-gasolio arrivato a 1,20 euro  al litro. Massi: «Così niente margini per lavorare»

GIULIANOVA

Si ferma la pesca a strascico da domenica 16 agosto a martedì 29 settembre nel compartimento marittimo che va da San Benedetto del Tronto a Bari. Quarantacinque giorni di stop che coinvolgono anche le marinerie abruzzesi, alle prese con un fermo che gli operatori del settore ittico continuano a considerare «troppo lungo» e collocato nel «periodo sbagliato». A pesare sui conti delle imprese di pesca c’è poi il prezzo del gasolio, tornato a cifre stellari per gli armatori, intorno a 1,20 euro al litro. Il presidente dell’associazione “Il Maestrale” di Pescara Fabrizio Verzulli, e Giovanni Massi, astatore, commerciante ittico e armatore di Giulianova, mettono in fila le difficoltà di una pesca a strascico che fatica sempre più a sostenere i costi dell’attività quotidiana.

IL CALENDARIO DEL FERMO

Il decreto ministeriale stabilisce per le flotte tra San Benedetto del Tronto e Bari, 45 giorni consecutivi di «interruzione temporanea obbligatoria della pesca a strascico». Lo stop riguarda le unità autorizzate all’utilizzo delle reti a strascico a divergenti, delle sfogliare-rapidi e delle reti gemelle a divergenti. Durante il fermo restano operative la pesca con reti fisse, la lampara, la volante, la pesca al pesce spada con il parangaro, la raccolta dei molluschi e delle vongole, la piccola pesca, l’acquacoltura e le barche autorizzate a scopo turistico.

«PERIODO SBAGLIATO»

Fabrizio Verzulli, armatore del motopesca “Nonno Giovanni” e presidente dell’associazione che raggruppa gran parte dei marittimi pescaresi, contesta innanzitutto la collocazione temporale del fermo. «Il periodo riproduttivo è sbagliato e lo diciamo da anni, ma nessuno ci ascolta», dice. Secondo Verzulli, sarebbe più logico a questo punto, spostare l’interruzione nei mesi invernali, quando il maltempo e le condizioni del mare rendono comunque più difficile l’attività: «In inverno fa freddo, c’è maltempo. Se non vogliono fermare nel periodo della riproduzione, almeno fatelo d’inverno», aggiunge Verzulli. Il punto, per l’armatore pescarese, è anche economico: lo stop estivo arriva infatti nel pieno della stagione turistica, quando la domanda di pesce fresco è maggiore e il prodotto locale potrebbe trovare condizioni di mercato più favorevoli.

PROBLEMA RIPARTENZA

La critica dei marittimi riguarda anche quello che succede dopo il fermo. Le barche tornano in mare alla fine di settembre, quando la stagione turistica è ormai in fase di conclusione, e per gli operatori questo significa rischiare di ritrovare un mercato con una domanda più debole e prezzi meno remunerativi. Secondo Verzulli, il sistema rischia quindi di produrre un effetto contrario a quello che dovrebbe avere una misura di tutela della risorsa: dopo settimane di stop, i pescatori si trovano a dover lavorare in un periodo nel quale il valore del prodotto ittico può essere più basso. «Le nostre istituzioni faranno morire la pesca a strascico», è il timore espresso dall’armatore. Verzulli critica anche l’idea che il fermo estivo sia ormai diventato una scelta accettata da tutti solo perché viene ripetuta da anni. «Sono vent’anni che il fermo si fa in estate», aggiunge e spiega che una parte dei pescatori si è ormai abituata a questa modalità. Per il presidente de “Il Maestrale”, però, la consuetudine non può sostituire una valutazione sull’effettiva utilità del periodo scelto «dall’alto».

IL CARO GASOLIO

Per Giovanni Massi, armatore del motopesca “Flavia” e addetto alle aste del mercato ittico di Giulianova, il problema più urgente resta il costo elevato del carburante: «Siamo ancora attanagliati dal caro gasolio», dichiara. Il prezzo, riferisce Massi, è tornato intorno a 1,20 euro al litro, dopo essere leggermente sceso nei mesi precedenti, toccando anche i 95 centesimi. Si tratta di un aumento che pesa direttamente sui conti delle imprese ittiche e che rischia di condizionare la ripartenza. «Per andare bene il prezzo dovrebbe essere sui 60-70 centesimi: siamo a più del doppio», spiega l’armatore. E al carburante si aggiungono gli altri costi: dipendenti, tasse, mutui e manutenzione delle imbarcazioni: «le associazioni di categoria non ci tutelano», aggiunge Massi. E sulla protesta, pur senza parlare di una decisione già assunta, l’armatore giuliese avanza l’ipotesi di arrivare a forme di mobilitazione al ritorno in mare, se i costi del carburante dovessero mantenersi ancora così alti. «Se ripartiamo col prezzo del gasolio a 1,20-1,30 non ci sono i margini per poter lavorare», ribadisce Massi.

IL MARE “BOLLENTE”

Sul settore ittico pesa anche un’estate caratterizzata da temperature marine troppo elevate. A metà luglio Coldiretti aveva lanciato un allarme per il comparto dell’acquacoltura e della mitilicoltura in Abruzzo, segnalando le conseguenze del caldo sulle attività di allevamento di cozze e vongole lungo la costa. Per le vongolare del compartimento abruzzese, però, la situazione viene ridimensionata. Il presidente del Cogevo (Consorzio delle vongolare), Giovanni Di Mattia, rassicura e sostiene che, per quanto riguarda le vongolare, «nel nostro compartimento l’allarme non c’è». Il tema delle temperature resta comunque costantemente sotto osservazione.

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