Ponte sullo Stretto, altro mattone di Proger: «Sì alla progettazione esecutiva»

Unanime via libera del Consiglio superiore dei lavori pubblici, con chiarimenti e prescrizioni in 353 pagine. E l’Abruzzo è in prima fila con Proger. Il Ceo Lombardi: «Il progetto è approvato, ed è questo che conta»
SAN GIOVANNI TEATINO
Il Ponte sullo Stretto mette un altro mattone, e stavolta è di quelli che pesano. Il 6 agosto — a un anno esatto dalla delibera Cipess del 2025, una coincidenza di calendario che sa di appuntamento con la storia — l’Assemblea generale del Consiglio superiore dei lavori pubblici ha espresso all’unanimità parere favorevole al passaggio dell’opera alla fase di progettazione esecutiva. È il vaglio del massimo organo tecnico consultivo dello Stato, il passaggio più rilevante nell’iter di un’infrastruttura che l’Italia discute da oltre mezzo secolo. E nella partita, in prima fila, c’è un pezzo d’Abruzzo: la Proger di San Giovanni Teatino, che nel progetto ha un ruolo da protagonista.
Il parere è contenuto in una relazione di 353 pagine, frutto del lavoro della commissione di 76 tecnici che ha passato al setaccio il progetto definitivo in tutte le discipline coinvolte: geologia, geotecnica, ingegneria strutturale, idraulica, sicurezza della navigazione. Il documento accompagna l’approvazione con un centinaio di osservazioni tra richieste di chiarimento, raccomandazioni e prescrizioni, che la società Stretto di Messina dovrà recepire nella fase esecutiva. I tecnici chiedono l’aggiornamento delle indagini geologiche più datate – alcune delle quali, in un progetto la cui storia attraversa decenni, risalgono a campagne condotte con tecnologie oggi superate – e indagini integrative estese a entrambe le sponde e al tratto a mare, con verifiche sulle faglie dei due versanti, sulla domanda sismica e sulle fondazioni delle torri. Il parere esamina persino gli scenari estremi, incendi ed esplosioni compresi: «eventi rari», precisano gli stessi tecnici, che una progettazione rigorosa deve comunque contemplare quando la campata supera i tre chilometri. Il Consiglio ha inoltre disegnato un metodo per fasi successive: una prima parte del progetto esecutivo con verifica di ottemperanza alle prescrizioni, cui seguirà la valutazione delle condizioni per lo sviluppo di quella seguente. La gestione per passi e verifiche intermedie, spiegano i tecnici, è imposta dalla straordinaria unicità dell’opera: con i suoi 3.300 metri di campata centrale, il ponte supererebbe il primato mondiale dell’Akashi Kaikyo giapponese, fermo a 1.991.
Sulla mole dei rilievi si è concentrata la lettura critica di una parte della stampa – Il Fatto Quotidiano vi ha dedicato ampio spazio, parlando di studi obsoleti e di un progetto tutt’altro che chiuso – e delle opposizioni: il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli ha annunciato la disponibilità a segnalare la vicenda alla Corte di Giustizia europea, indicando nelle prescrizioni su sismica, geologia e fondazioni la prova di un progetto da rivedere. Ma è lo stesso parere a fissare il perimetro della discussione: il Consiglio non boccia, dà il proprio assenso alla prosecuzione del processo progettuale e definisce il proprio sistema prescrittivo un contributo di indirizzi tecnici e metodologici per lo sviluppo della progettazione. Che un ponte sospeso da primato mondiale, in una delle aree sismiche più studiate del Mediterraneo, richieda indagini aggiornate e verifiche per gradi non è l’eccezione che tradisce il progetto: è la regola che governa ogni grande opera dell’ingegneria contemporanea.
È la tesi di Marco Lombardi, Ceo del gruppo abruzzese, realtà dell’ingegneria italiana che dalla sede alle porte di Pescara ha costruito una proiezione internazionale estesa dall’Arabia Saudita all’Africa e che opera nel coordinamento della progettazione esecutiva: «Come in tutti i progetti – tutti – ci sono richieste di chiarimento e alcune prescrizioni dagli Enti preposti alle approvazioni, da analizzare in dettaglio e da ottemperare. Il progetto è approvato, ed è questo che conta. Partiremo quindi finalmente con il progetto esecutivo: analizzando attentamente le osservazioni ricevute, dando le risposte necessarie a chiarire alcuni punti, senza modificare il progetto definitivo, e sviluppando invece gli aspetti che secondo il Consiglio superiore meritano ulteriore esame – approfondimenti che non è detto portino necessariamente a modifiche sostanziali del progetto attuale». Di segno analogo la valutazione della concessionaria: l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha accolto il parere annunciando che la società esaminerà le osservazioni con i propri tecnici e progettisti, per consentire al ministero delle Infrastrutture di trasmettere la documentazione al Dipe in vista dell’iscrizione all’ordine del giorno del Cipess per la nuova delibera.
L’iter prevede ora la risposta alle osservazioni del Consiglio, il ritorno del dossier al Cipess e il successivo vaglio della Corte dei Conti, con l’obiettivo dichiarato di pubblicare la nuova delibera in Gazzetta Ufficiale entro l’autunno. La concessionaria indica nell’ultimo trimestre del 2026 l’ingresso nella fase realizzativa di un’opera dal costo stimato di circa 13,5 miliardi di euro a carico dello Stato. Se il calendario reggerà, lo diranno i prossimi mesi. Intanto, nella corsa più lunga dell’ingegneria italiana, un pezzo del ponte che unirà le due sponde dello Stretto si disegna già oggi in Abruzzo: per la regione che produce e progetta, non è un dettaglio.
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