Stretta dell’Europa sul vino, le cantine sono in allarme

28 Settembre 2026

Etichette sulle bottiglie e limiti alla pubblicità: oggi si vota il Piano anticancro

PESCARA. Introdurre avvertenze sanitarie sulle etichette simili a quelle del tabacco e applicare limitazioni o divieti alla pubblicità e alle sponsorizzazioni, estendendo eventuali restrizioni a tutte le bevande alcoliche, birra e superalcolici compresi. L’idea di fondo (secondo i sostenitori della stretta anti-alcol nell’Unione Europea) prevede infatti che non vi sia alcuna quantità esente da rischi per l’uomo, in pieno accordo con quanto stabilito dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), che classifica l’alcol come un cancerogeno certo e indica come unica soglia ideale per la salute un consumo pari a zero. Di fronte a questo scenario, l’Abruzzo si prepara ad assumere iniziative «qualora la decisione venisse approvata», perché nel caso rappresenterebbe «un’ulteriore mazzata» per un settore che a livello nazionale, secondo gli ultimi dati forniti dalla Coldiretti Abruzzo, oggi genera circa 15 miliardi di volume d’affari di cui 8 di export, contribuendo per oltre 6.5 in positivo sulla bilancia dei pagamenti.

Per comprendere il dibattito in corso in queste ore a Bruxelles occorre ricordare che il Piano europeo di lotta contro il cancro è un programma già avviato il 3 febbraio del 2021 dalla Commissione europea e concepito per contrastare l’insorgenza dei tumori tramite la prevenzione di vari fattori di rischio. Il passaggio di oggi in Parlamento europeo non costituisce, dunque, una modifica o un’estensione del testo, ma un rapporto d’iniziativa finalizzato a “monitorare lo stato di implementazione del piano dal 2021 a oggi”, così da metterne in luce i progressi e i ritardi. L’iter si trova infatti nella fase di esame in Commissione e la complessità del dossier è testimoniata dal coinvolgimento dei “relatori ombra” nominati da ciascun gruppo politico per condurre i negoziati. Fra questi figurano gli europarlamentari italiani Alessandra Moretti (Pd) e Pietro Fiocchi (FdI), che affrontano il tema con due approcci diversi. La Moretti sostiene infatti un punto di vista più rigoroso alla prevenzione dei rischi, mentre Fiocchi è più orientato alla difesa del settore e alla distinzione tra consumo moderato e abuso.

Se questa è la base di partenza è del tutto inevitabile che si riaccendano le polemiche quando si toccano – e si limitano – prodotti «così radicati nella nostra cultura», dove spesso si tende a dimenticare una distinzione che per molti viticoltori è fondamentale: concedersi «un semplice bicchiere di vino durante il fine settimana non trasforma di certo una persona in un alcolista». Lo stesso Parlamento europeo nel tempo ha cercato di distinguere tra l’abuso nocivo e il consumo moderato approvando lo scorso febbraio il cosiddetto “Pacchetto Vino”: una serie di misure anti-crisi e di rilancio volte a tutelare i viticoltori europei di fronte al calo dei consumi e alle sfide climatiche. Tornano così al centro del dibattito studi – come quello presentato nella sessione scientifica annuale dell’American College of Cardiology – in base al quale i rischi di un consumo di alcol basso o moderato tendono a diminuire. Secondo la ricerca, i bevitori moderati di vino hanno un rischio di morte per malattie cardiovascolari inferiore del 21% rispetto a chi non beve mai o beve solo occasionalmente.

«Il problema è che si vuole inserire un’avvertenza di questo tipo sul vino. Secondo noi non ha senso perché si finisce per generalizzare, come accadde con la famosa etichetta a semaforo: l’olio d’oliva, ad esempio, poteva avere un’etichetta rossa. È ovvio che se una persona beve un bicchiere d’olio a pranzo e uno a cena assume una quantità eccessiva di grassi, ma nessuno lo fa: normalmente si consumano uno o due cucchiai», dichiara il direttore generale della Coldiretti Abruzzo Marino Pilati. «Per il vino vale lo stesso ragionamento. Un conto è bere una bottiglia a pranzo e una a cena, o magari a digiuno, con tutte le conseguenze che questo può avere sulla salute; un altro è bere un bicchiere di vino. Il problema, quindi, è che bisogna distinguere in base alle quantità consumate».

E prosegue: «L’Oms dice che sotto determinate quantità il rischio statistico è molto basso. Se dovessimo ragionare esclusivamente in questi termini, allora dovremmo mettere avvertenze anche sul cioccolato o su moltissimi altri prodotti e situazioni della vita quotidiana che comportano una percentuale minima di rischio. Ma non credo che sul consumo in Italia ci sarebbe un impatto forte, proprio perché il vino fa parte della nostra tradizione. Penso soprattutto ai consumi all’estero, dove c’è una sensibilità maggiore verso questo tipo di etichettatura. Un’avvertenza del genere può comunque generare allarme e indurre il consumatore a una riflessione in più prima dell’acquisto. Abbiamo visto qualcosa di simile dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice della strada». E sulla possibilità di organizzare delle mobilitazioni dice: «Sicuramente ci saranno delle iniziative: in un momento in cui il vino ha bisogno di essere rilanciato come prodotto, una misura del genere rischia di dargli un ulteriore colpo».

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