Tradizione & tecnologia la vendemmia si fa così

Il lavoro nei campi inizia, le cantine hanno cambiato metodi di raccolta? Antichi riti, sensazioni e prospettive, ma alla fine regna sempre la festa
PESCARA. Occhio fisso al meteo di fine estate, guanti antitaglio e forbici da potatura. Nel vigneto Abruzzo la vendemmia è al via. I vignaioli abruzzesi sono pronti a coronare il momento culminante dell'anno in vigna con l'atteso raccolto. Che quest'anno, per effetto dell'andamento prevalentemente fresco e piovoso della stagione, vede favorite le uve bianche.
Ogni giorno può essere quello buono e decisivo per vendemmiare, si assaggiano le uve, polpa, buccia e vinaccioli. E quando acidità e ph convergono con il grado zuccherino si parte.
Un momento importante e delicato quanto suggestivo. Da condividere tradizionalmente in famiglia organizzati per squadre di lavoro, l'esperienza degli anziani a fianco dell'energia dei giovani, anche stagisti desiderosi di provarsi sul campo, tutti insieme dalle prime ore del mattino al tramonto. Per ripartire con nuovo slancio il giorno seguente e così per un mese buono nel corso del quale non mancheranno visite di chi vuole aggregarsi volontario per qualche ora tra i filari o semplicemente godersi la festa sull'aia a fine giornata di lavoro (enotrekking tra i vigneti dell'Ortonese con Mtv Abruzzo, porte aperte ai gruppi nelle cantine delle Donne del vino).
IL LAVORO NEI CAMPI. Profumo di mosto, tanta poesia, ma anche molto lavoro. Lo raccontano con entusiasmo vignaioli storici e non. «Chi decide il momento della vendemmia è il nostro enologo Lorenzo Landi con Luigi, il professore, in base alla tipologia di vini che vogliamo imbottigliare», racconta Marco Rossi, responsabile di produzione della cantina di Ofena guidata con moderno slancio umanistico e identitario omaggio al territorio - l'altopiano del Tirino - da Luigi Cataldi Madonna, docente di Filosofia all'Università dell'Aquila. «Il novanta per cento del vino si fa durante la vendemmia, al momento della fermentazione poi, quel che è fatto è fatto», considera Marco Rossi.
La sua è l'undicesima stagione nella cantina simboleggiata dal Guerriero di Capestrano: «In tutto siamo 14, 12 che raccolgono l'uva più 2 trattoristi. C'è una parte di ragazzi della zona che lavora con noi tutto l'anno, con l'aggiunta all'occorrenza di una cooperativa di professionisti. Cerchiamo gente che abita nei paraggi per via delle condizioni meteo che in montagna possono cambiare nel raggio di 20-30 km, magari da noi piove a dirotto e a Bussi e Popoli no».
Fermo restando il sistema di raccolta manuale con selezione dei grappoli, da Cataldi Madonna si pensa di impiegare anche la vendemmiatrice meccanica. «Uno dei pregi è la velocità di raccolta, fondamentale nelle annate avverse. La pioggia abbondante rischierebbe di far marcire il raccolto», spiega Marco, «il ricorso alla tecnologia vale la pena, ma Luigi ne soffre, sostiene che toglie romanticismo alla vendemmia».
LA VARIABILE DEL METEO. La 2016 sarà una bella annata? I più lungimiranti usano prudenza e non si sbilanciano. Finché non si raccoglie non si può dire, dichiara Sofia Pepe. «Finché non avrò portato tutta l'uva in cantina non parlo», fa eco Nestore Bosco, responsabile di produzione della storica cantina di Nocciano gestita con la sorella Stefania, responsabile della parte commerciale.
Dopo trenta vendemmie «in cui è successo di tutto», Nestore racconta: «Tensione e attesa governano fino alla fine del raccolto, ogni giorno si sta di guardia, una grandinata improvvisa può farti giocare un'annata di lavoro. E' il bello e brutto di questo lavoro, un anno è diverso dall'altro e le sorprese non mancano. La nostra squadra di lavoro è collaudata, gente del posto che ci affianca nelle varie operazioni durante l'anno. I momenti di condivisione sono quotidiani e se capita un ospite si fa presto ad accendere la fornacella per gli arrosticini».
DI GIORNO O DI NOTTE? Raccolta notturna per tenere bassa la temperatura dei grappoli? «Tutta scena», commenta sicuro Domenico Terzini, 33 anni pieni di energia e di entusiasmo per quanto può dare la natura dalle sue parti, Tocco da Casauria, pendici del Morrone.
«La naturale vocazione del territorio, i venti freschi che si incanalano senza sosta tra le vigne ci favoriscono. In un'ora raccogliamo 10 quintali di uva, la lavoriamo e mettiamo nel serbatoio a temperatura controllata. Chiudi gli occhi, spremi l'uva con i piedi e domattina avrai un ottimo vino», racconta Domenico alla sua sesta vendemmia, titolare dell'azienda agricola di famiglia e responsabile che tutto fili liscio secondo le sue direttive. «Alle 7 del mattino siamo sul vigneto, i più adulti seguono i giovani nella raccolta, rigorosamente a mano. Io mi affaccio di tanto in tanto e sto in cantina, con un paio di aiutanti, fin dall'arrivo dell'uva. Lì resto fino a sera fin quando non abbiamo lavato attrezzature e ambienti per ricominciare il giorno dopo».
LE DIFFERENZIAZIONI. «La vendemmia è la soddisfazione più grande, il brio del vino entra nella vita quotidiana ed è una festa. Da noi tutta la famiglia partecipa», racconta Nicola Jasci,seconda generazione dell'azienda agro biologica Jasci & Marchesani del Vastese, storica in Abruzzo a sposare la filosofia del bio negli anni '80. Raccolta manuale per le selezioni, meccanizzata per riserve e classici, tremila quintali di produzione complessiva: «L’uva è sana e perfetta, spettacolare per i vini bianchi e basi spumante. Si registra un ritardo nella maturazione, partiremo con la vendemmia delle varietà precoci: Chardonnay, Riesling e, novità, Traminer e Pinot grigio. Il grosso del raccolto arriverà nella prima quindicina di settembre: Trebbiano, Pecorino e Montepulciano».
IN FAMIGLIA. Dall'Abruzzo più meridionale al cuore delle colline teramane, Controguerra, dove Corrado De Angelis Corvi conferma una vendemmia di Trebbiano e Montepulciano «nei canoni, non prima di inizio ottobre affinché maturazione fenolica e zuccherina coincidano».
«Operiamo in biologico e raccogliamo in cassette da 20 kg selezionando i grappoli in vigna e poi in cantina dove abbiamo un tavolo di scelta», spiega, «lavorerò con mia moglie e mia figlia e il nostro tecnico consulente, impiegheremo manodopera locale giovane. Il nostro programma prevede raccolta e lavorazione delle uve in giornata. Inizio dalle 7, pausa pranzo offerta e termine del lavoro per poter ognuno andare a cena a casa».
«La vendemmia», conclude De Angelis Corvi, «è un momento esclusivo di noi produttori in cui meglio esprimiamo l'idea di prodotto che vogliamo ottenere. Noi non aggiungiamo lieviti, ci affidiamo alla fermentazione spontanea e lavoriamo per sensazioni in base alle esperienze passate. E' come la madre che accudisce il suo bambino: al di là dei consigli del pediatra, conta di più il suo sesto senso».
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