Bollette, salasso a settembre «Salgono gas, luce e benzina: fino a +877 euro a famiglia»

Secondo le stime di Nomisma Energia per il Sole 24 Ore si va incontro a rincari. E con l’avvicinarsi dei mesi freddi questo conto potrebbe cambiare ancora
PESCARA
La crisi energetica provocata dalla guerra in Medio Oriente e dalle difficoltà dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz comincia a presentare il conto anche alle famiglie italiane. E il primo appuntamento è a settembre. Secondo le stime elaborate da Nomisma Energia per il Sole 24 Ore, sulla base degli attuali prezzi all’ingrosso, la spesa annuale per gas ed elettricità di una famiglia tipo potrebbe risultare a fine 2026 superiore di 515 euro rispetto al 2025, con un aumento del 23%. Se al conto si aggiungono benzina e gasolio – i cui prezzi oscillano in media sopra i due euro al litro – l’aggravio sale a 876,8 euro. Va precisato che i rincari delle materie prime (i parametri in Italia sono il Pun per la luce e il Psv per il gas) si ripercuotono in bolletta dal mese o dal bimestre successivo – a seconda del tipo di contratto – per chi ha la fornitura a prezzo variabile, ma non per chi ha il prezzo fisso. Nel 2025, secondo una accurata analisi del Corriere della Sera, in base alla relazione annuale dell’Area energia elettrica erano in vigore 30,2 milioni di utenze domestiche, il 51% a prezzo fisso e il 49% a prezzo variabile. Nel prezzo variabile, 3,2 milioni erano vulnerabili in maggior tutela (10,4% del totale), 3 milioni nel Servizio a tutele graduali (9,9%) e circa 24,3 milioni nel mercato libero (79,7%). Per quanto riguarda il gas, la maggioranza dei contratti sottoscritti nel mercato libero dai clienti domestici (67,9%) è a prezzo variabile. Nei condomini a uso domestico la preferenza per il prezzo variabile è molto più marcata (94,1%).
Non è detto, peraltro, che settembre rappresenti il punto di arrivo. Il paradosso è che, nonostante la gravità della crisi internazionale e la forte riduzione dei flussi energetici attraverso Hormuz, finora i mercati hanno reagito in maniera relativamente contenuta. A sottolinearlo è lo stesso Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia: il Brent viaggia intorno ai 90 dollari al barile, una ventina sotto i picchi di aprile, mentre il gas europeo resta attorno ai 60 euro per megawattora. Prezzi elevati, ma lontanissimi dai picchi della crisi energetica del 2022. Secondo Tabarelli è quasi come se il mercato volesse «rimandare a settembre la crisi».
A pesare maggiormente sulle famiglie è il gas. Nella simulazione realizzata da Nomisma Energia, il prezzo atteso in bolletta a settembre è di 137 centesimi al metro cubo, contro 106 centesimi del settembre 2025. Per una famiglia tipo che consuma 1.400 metri cubi all'anno significherebbe arrivare alla fine del 2026 con 429 euro di spesa in più, pari al 29% rispetto al 2025. La tensione è già evidente sul mercato all’ingrosso. Il Ttf di Amsterdam è tornato sopra quota 60 euro per MWh e martedì ha sfiorato i 62 euro, avvicinandosi ai massimi raggiunti durante la crisi iraniana. A luglio, intanto, Arera aveva fissato a 0,606612 euro al metro cubo la sola componente della materia prima gas per i clienti del servizio di tutela della vulnerabilità, in aumento rispetto agli 0,504871 euro di giugno. Il rincaro del gas si riflette anche sull’elettricità. I prezzi all’ingrosso italiani hanno superato la scorsa settimana i 200 euro per MWh, livelli che non si vedevano dal gennaio 2023. Nomisma Energia stima per settembre un costo in bolletta di 31,93 centesimi per kWh, contro 28,75 centesimi del settembre 2025. Per una famiglia che consuma 2.700 kWh all’anno l’aggravio sarebbe di altri 85,9 euro, pari all’11%. Gas e luce insieme portano così il maggior esborso annuale a 515 euro.
La stangata non si ferma alle utenze domestiche. Dall’inizio della guerra in Iran anche i carburanti hanno imboccato una traiettoria fortemente rialzista. Nomisma Energia calcola per settembre una media di 2,017 euro al litro tra benzina e diesel, contro 1,655 euro nel settembre dello scorso anno. Tradotto sui consumi di una famiglia che utilizza complessivamente mille litri di carburante in dodici mesi, significa 361,8 euro di maggiore spesa, il 22% in più rispetto al 2025. Sommando questa cifra ai 515 euro di gas ed elettricità, il conto energetico aggiuntivo raggiunge così 876,8 euro. Ancora più pesante è la simulazione per le imprese.
Secondo Nomisma Energia, a settembre il gas potrebbe costare 71 centesimi al metro cubo, contro i 43 centesimi di un anno prima, mentre l'elettricità arriverebbe a 20,72 centesimi per kWh, contro 19,44. Per l’impresa tipo presa come riferimento nello studio, Nomisma calcola un aggravio complessivo di 572.032 euro a fine 2026, il 54% in più rispetto al 2025: 559.318 euro deriverebbero dal gas e 12.713 dall’elettricità. Per quest’ultima componente la simulazione considera un consumo annuale di un milione di kWh.
Finora a contenere uno choc ancora più violento hanno contribuito anche alcuni fattori che potrebbero rivelarsi temporanei. Tabarelli indica tra questi la riduzione delle importazioni cinesi di Gnl e il maggiore ricorso al carbone per produrre elettricità in altri Paesi asiatici, tra cui Corea del Sud, Giappone e Taiwan. In Europa, al contrario, il caldo e la domanda legata ai condizionatori hanno contribuito a spingere verso l'alto i prezzi dell'elettricità. Ed è proprio qui che si concentra l'incognita dei prossimi mesi. «Il caldo passerà nelle prossime settimane, non le tensioni sul gas», avverte Tabarelli. Nel frattempo, l'inverno si avvicina e le scorte si assottigliano. Settembre rischia così di diventare il primo vero banco di prova per capire quanto della crisi energetica internazionale sia destinato a trasferirsi sui consumatori e sulle imprese italiane. I 515 euro in più per gas e luce e gli 876,8 euro includendo i carburanti sono infatti una stima costruita sui prezzi attuali. Se le tensioni internazionali dovessero aggravarsi proprio mentre l'Europa entra nella stagione del riscaldamento, il conto potrebbe cambiare ancora.
«Le stime sugli aumenti dei prezzi energetici elaborate da Nomisma Energia rischiano di generare confusione e alimentare una rappresentazione distorta della situazione. I numeri riportati sull’elettricità non rispecchiano reali dinamiche e portano a conclusioni inattendibili. E soprattutto, lo studio sposta l'attenzione dalla vera emergenza energetica dell'estate: il caro-carburanti». A sottolinearlo è Elettricità Futura, la principale associazione del settore elettrico. «Per quanto riguarda le famiglie, il dato dell’11% di aumento sull’elettricità, indicato da Nomisma Energia come riferimento medio, non tiene conto di un elemento decisivo: riguarda solo i contratti a prezzo variabile, mentre circa la metà delle famiglie italiane ha scelto offerte a prezzo fisso, per le quali l'impatto degli aumenti è di fatto nullo», prosegue l’associazione. Secondo Elettricità Futura «è poi fuorviante sintetizzare in un unico dato, il 23%, l’effetto combinato di elettricità e gas». Il vero problema «su cui lo studio minimizza, riguarda invece gli idrocarburi. Gli aumenti incidono in modo significativo su ogni singolo pieno e assumono dimensioni ancora più rilevanti nel settore dell’autotrasporto. A ciò si aggiungono gli effetti indiretti sui beni di consumo».

