È arrivato il pop-fascismo

26 Luglio 2026

Provate solo per un attimo a pensare a cosa sarebbe accaduto se nel 1994, alla vigilia delle elezioni politiche, su un sito riconducibile ad Alleanza Nazionale fosse apparso un video in cui si mostrava Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi che si scambiavano un fascio littorio grande come una mazza da baseball

ROMA. Arriva il pop-fascismo. Provate solo per un attimo a pensare a cosa sarebbe accaduto se nel 1994, alla vigilia delle elezioni politiche, su un sito riconducibile ad Alleanza Nazionale fosse apparso un video in cui si mostrava Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi che si scambiavano un fascio littorio grande come una mazza da baseball. L’evocazione di un simbolo così potente, un richiamo così esplicito al fascismo da parte di An, avrebbe fatto esplodere una polemica infinita, avrebbe sollecitato pronunciamenti, appelli, e probabilmente smentite. L’identità fascista, nelle comunicazione ufficiale dei missini – proprio per via di questa origine – è sempre stata evocata in modo criptato, persino nel simbolo: la fiamma tricolore che si anima sulla bara trapezoidale del Duce.

Oggi, invece, nell’articolo di Daniele Cristofani che trovate in apertura di questa pagina, potete leggere il racconto di questo ennesimo prodotto dell’intelligenza artificiale, pubblicato ancora una volta da un sito di fedelissimi di Roberto Vannacci, in cui il generale, stretto in una armatura da imperatore romano, riceve dalla matrona Giorgia Meloni, questo enorme manufatto. Un fascio tutto d’oro, che viene consegnato come il pegno di una investitura, viene poi sollevato a braccia aperte davanti ad una folla adorante, sotto gli sguardi umiliati di Elly Schlein e Giuseppe Conte in tenuta schiavi (e ovviamente legati). In un dettaglio si raffigura persino il dispetto del povero Matteo Salvini (che viene allontanato con un gesto brusco dalla Meloni). La folla grida entusiasta: “Ave!”. Un delirio.

Prendo questo video come il simbolo di una strategia, di un sentimento, di una operazione di invenzione identitaria che in questi giorni sta gonfiando le vele a Futuro Nazionale e (probabilmente) contribuisce alla sua crescita continua nei sondaggi. Vannacci può permettersi quello che la Meloni non può fare. Parole più estreme, slogan più duri, e – soprattutto – continui richiami espliciti alla tradizione del ventennio e della cultura fascista. Il tormentone: «Fate una Decima sulla scheda!», evocando lo stemma della X Mas di Junio Valerio Borghese. L’appello ai «Camerati!», nell’apertura del congresso. Persino i continui richiami dei delegati a Giorgio Almirante che hanno indispettito i dirigenti di Fratelli d’Italia come la scoperta di un ladro che ti si intrufola in casa a rubare i gioielli di famiglia che tu non esibisci per discrezione e stile, e che invece il furfante indossa in pubblica piazza. C’è ovviamente una fiamma tricolore anche nel simbolo Vannacciano, insieme ai caratteri futuristi in stile ventennio tanto cari prima al Msi e poi ad An. Annalisa Terranova, ex direttrice de Il Secolo d’Italia, ha dato voce a questo sentimento di rabbia: «Ma loro chi sono? Dove erano quando noi eravamo nelle piazze a rischiare la vita negli anni di piombo per ascoltare Almirante? Loro il fascismo non dovrebbero nemmeno nominarlo, con quella storia non c’entrano nulla».

E invece ecco il cortocircuito: il Generale, dopo aver risciacquato il suo verbo nell’Arno di Gianni Alemanno ha assorbito perfettamente il lessico, gli stilemi, le idee della Destra sociale missina e post missina. Sarà pure “abusivo”, agli occhi dei puristi meloniani, ma ha costruito un avatar perfetto. Ecco perché il fascismo e l’antica Roma, nelle mani dei Vannacciani possono diventare un’unica cosa, una specie di sandalone sincretico in cui tutto si mescola e tutto vale: fasci littori, gladiatori e leoni, piazza Venezia o il Colosseo, Camerati e muova narrativa trumpiana. Certo, nulla è filologico, ma nulla è casuale: il pop-fascismo è il veicolo in cui viaggia la nuova identità, in cui il generale, in un altro video in cui impugna due meloni (capita la fine allusione?) può addirittura indossare un ciondolo con il Labrys, l’ascia bipenne che fu il simbolo di Ordine nuovo. Il Pop fascismo è come un parco giochi a tema in cui ci sono tutte le attrazioni e tutte le identità della destra estrema, miscelate insieme, e agganciate alle bandiere della nuova destra europea.

Ed ecco l’ultimo punto, decisivo, di quello che pare un missile a due stadi: nella prima fase questa nuova creatura ha usato come propulsore il carburante della Lega salviniana, i suoi elettori (molto più radicali e a destra dei vecchi leghisti bossiano). Questa operazione (riuscita) ha portato Vannacci tra il 6-7%, in una crescita registrata da tutti i sondaggisti, facendo sprofondare Salvini Ma il secondo stadio del missile è quello che ha come propellente questa miscela identitaria: l’Avatar pop-fascista non supera il fascismo, ci torna sopra: ed è costruito per aggredite lo zoccolo di consenso più antico (quello ex missino) che si è conservato in Fratelli d’Italia, diventandone il dna primario.

Bene, ora il dilemma è questo: Vannacci può contare su tre motivazioni di voto. Il “voto di protesta”, il “voto identitario” e il “voto utile”. Se il centrodestra tiene Futuro Nazionale fuori dalla porta dell’alleanza, il voto utile (noi siamo contro la sinistra, voi invece la fate vincere) è l’unico strumento rimasto per contenere la crescita del generale, ma la coalizione rischia di perdere (anche nei sondaggi di queste ore senza Vannacci è quattro punti sotto il Campo largo). Se invece la Meloni accoglie Vannaccius, come sognano i suoi cineasti, non c’è più nessuna barriera: il voto di protesta, quello identitario pop fascista, e quello utile anti-sinistra si concentrano sul Generale e svuotano gli altri partiti della coalizione. Non vorrei essere nei panni di chi farà questa scelta, auguri.

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