Il disegno di Trump punta verso il controllo totale dei media in Usa

23 Settembre 2026

La famiglia Ellison,  che guida un enorme gruppo ultraconservatore

di orientamento filo-trumpiano (e tra l’altro possiede la multinazionale informatica Oracle) è ormai vicinissima all’acquisizione della Warner

Dopo la scalata del colosso multimediale Paramount, Donald Trump sta allungando le mani (e il suo controllo indiretto) anche su un’altra azienda importantissima nel panorama dei media americani: la Warner bros.

Attenzione, in mezzo alle tante notizie di esteri importanti di queste intense giornate (l’assemblea generale dell’Onu, il prezzo dell’energia che continua a salire, gli stretti di Hormuz e di Bab el Mandeb in parte chiusi), ce n’è una che in queste ore convulse di crisi internazionali potrebbe rischiare persino di passare inosservata. Eccola: la famiglia Ellison, che guida un enorme gruppo ultraconservatore di esplicito orientamento filo-trumpiano (quello che tra tante diverse società possiede la multinazionale informatica Oracle) è ormai vicinissima all’acquisizione della Warner. La big company dell’audiovisivo – come spiegheremo a breve – diventa cruciale nei già delicatissimi equilibri dell’informazione televisiva.

Probabilmente vi chiederete perché la questione dovrebbe interessarci così da vicino. La risposta è semplice: dopo aver già ottenuto il controllo della Paramount (acquistando la società, con il beneplacito dell’amministrazione Trump), gli Ellison, grazie alla Warner diventeranno anche direttamente proprietari della Cnn (che da anni fa parte del gruppo). Il che non è poco per Larry Ellison e le sue società. Ellison, 82 anni, magnate e capofamiglia è l’uomo che nel settembre 2025 risultava essere la persona più ricca del mondo (secondo il Bloomberg billionaires Index) con un patrimonio netto stimato di 351,8 miliardi di dollari.

È inutile ricordare che in questi mesi la Cnn ha rappresentato il principale canale di opposizione al Presidente in carica, finendo più volte nel mirino dell’amministrazione Trump per la sua indipendenza. Già con il precedente acquisto della Paramount, i proprietari di Oracle si erano assicurati il controllo diretto di Cbs, l’altro canale televisivo non allineato alle posizioni Maga, che dal 1968 trasmette la prestigiosissima trasmissione 60 Minutes, un programma di inchiesta da sempre molto apprezzato per il suo rigore informativo e per la grande professionalità dei suoi giornalisti. Il primo risultato prodotto da questa acquisizione? I volti di punta della trasmissione (i più noti e i più autorevoli della squadra) sono stati immediatamente epurati dalla guida di 60 Minutes, perché dopo il cambio di proprietà si rifiutavano di adottare una nuova linea, in tutto e per tutto conforme alla visione della Casa Bianca.

Non a caso il massimo punto di precipitazione di questo nuovo corso si è verificato proprio nei giorni dei due clamorosi omicidi - quello di Renee Good e quello di Alex Pretti - ovvero l’uccisione di due normali e incensurati cittadini, colpiti in strada dall’Ice, la milizia finanziata e implementata da Trump per attuare la remigrazione forzata dei cittadini stranieri sul suolo americano. Pretti e Good sono stati uccisi per strada proprio nei giorni dei disordini prodotti dalla stessa azione della milizia controllata direttamente dal Presidente, a Minneapolis, nello scorso gennaio. Contemporaneamente, un altro programma “non allineato”, il Late show del comico Steven Colbert (anche lui inviso all’amministrazione Trump per la sua satira), era stato cancellato dal palinsesto, dopo dodici anni di programmazione, decine di premi e riconoscimenti raccolti nel lungo periodo della sua attività sugli schermi della Cbs. In questo modo – acquisizione dopo acquisizione – la partita del controllo dell’informazione si è spostata dal piano editoriale a quello finanziario. In California, le istituzioni hanno provato a bloccare l’acquisizione di Warner Brothers, invocando la violazione delle norme minime della legislazione Antitrust, ma dopo questo tentativo di tutelare l’indipendenza del network, gli Ellison hanno minacciato esplicitamente di spostare tutte le principali attività della Paramount in Tennessee, con una mossa che avrebbe prodotto una enorme perdita di Pil e posti di lavoro per lo Stato (a guida democratica). In questo modo il piano di “conquista” dei media indipendenti ha continuato a procedere, quasi in modo inarrestabile.

Tutto questo accade proprio mentre il Presidente ha espulso i giornalisti della Cnn e altri network non allineati dalla Casa Bianca, dicendo che sono “disonesti” e “diffondono fake news”. Trump, d’altra parte, non perde occasione per insultare i giornalisti della Cnn, e dopo il social network Truth ha anche appena aperto un suo canale televisivo “personale”, Trump Tv, per chiunque voglia seguire l’informazione sulle attività della Casa Bianca, dopo che tutti gli altri network, in segno di protesta per l’espulsione dei loro colleghi, hanno boicottato la diretta dei corrispondenti da Washington.

Ovviamente, questo scontro ha ripercussioni molto gravi sulla libertà di stampa e sul diritto dei cittadini ad essere informati. A poche settimane dalle (decisive) elezioni di medio termine, le maglie del sistema trumpiano, garantito dai monopolisti che lo sostengono, si stringono sempre di più per soffocare le voci ancora indipendenti e libere.

 * politologa e scrittrice