Caro carburanti, Bonelli: «Serve un decreto. Sull’energia hanno fallito»

Il leader di Europa Verde: «Meloni abbassi i costi in tutte le pompe d’Italia. Sono sovranisti alla matriciana: l’Italia oggi è più dipendente da gas e petrolio»
PESCARA. «La Costituzione permette di adottare un decreto con cui fissare, nei casi di emergenza come quella che viviamo oggi, un limite ai prezzi: Meloni non lo ha mai fatto». Parola di Angelo Bonelli, deputato e portavoce di Europa Verde, che ha accettato di parlare del caro carburanti con il Centro.
Onorevole, lei ha mostrato perplessità sul price cap fissato dall’Eni: non è una buona notizia per gli italiani?
«Da tempo chiediamo al governo un tetto massimo al prezzo dell’energia. Non l’ha mai fatto, mentre Eni in questi quattro anni ha fatto decine di miliardi di extraprofitti, ovviamente accresciuti grazie alla speculazione che c’è stata sul costo del carburante. Ora, è di tutta evidenza che questa misura è stata presa dall’Eni su sollecitazione di Meloni, a causa delle difficoltà elettorali in cui si trova. Il punto è che sull’energia il governo dovrebbe fare ciò che la nostra Costituzione permette di fare».
Cioè?
«La Costituzione italiana consente al governo di adottare un decreto in alcuni fattispecie eccezionali – come quella della guerra che stiamo vivendo – con cui mettere un tetto al prezzo del carburante in base a criteri di proporzionalità, ragionevolezza e temporaneità. Finora Meloni non lo ha mai fatto. Anzi, ha dilapidato 3 miliardi di euro per tagliare le accise, dandoli, di fatto, ai petrolieri. Sa da dove ha preso questi fondi?».
Da dove?
«Dal Fondo nazionale della sanità e da quello per il trasporto pubblico. Una scelta del genere grida vendetta. Quindi oggi noi torniamo a chiedere a Giorgia Meloni di adottare un decreto con cui fissare il prezzo del carburante sulla base dei prezzi del settembre 2025, prima della guerra in Iran, quando il gasolio stava a 1,70 euro al litro e la benzina stava a 1,6. Era un anno fa, ma sembrano prezzi della preistoria».
Così il prezzo sarebbe calmierato in tutte le stazioni di servizio, non solo in quelle gestite dall’Eni.
«Esatto. Bisogna fissare un prezzo in tutte le pompe d’Italia, in virtù dell’eccezionalità del momento».
Se fosse una trovata elettorale, però, a Meloni sarebbe convenuto poter rivendicare il tetto al prezzo del carburante piuttosto che lasciare la mossa all’Eni e parlare indirettamente di una “moral suasion” nei confronti dell’azienda. Davvero il governo può imporre un tetto ai prezzi in autonomia?
«Sì, si può fissare un tetto al prezzo in questi casi eccezionali. Da un anno lo chiediamo per il carburante, solo che lei non l’ha mai fatto. Da quattro lo chiediamo per l’energia, e non ha mai fatto neanche questo. Sa cosa ha fatto, invece? Ha smontato la tassa sugli extraprofitti, quando in questo lasso di tempo le società energetiche hanno registrato 80 miliardi di profitti senza aver pagato un centesimo di tassazione aggiuntiva rispetto all’aumento del costo delle bollette che ha reso più poveri gli italiani. Mi lasci aggiungere, però, che questa situazione dimostra ancora una volta il fallimento della politica energetica di Giorgia Meloni».
Il rincaro di bollette e carburanti non è una colpa diretta del governo: sui conflitti in Ucraina e in Iran ha potuto fare ben poco.
«Il punto è che questi sovranisti d’Italia alla matriciana ci hanno reso ancora più dipendenti dal gas e dal petrolio, quando avrebbero potuto costruire una vera sovranità energetica come ha fatto la Spagna puntando sulle rinnovabili, rendendo il costo dell’energia di tre volte più basso di quello dell’Italia. Questo è il fallimento totale della politica energetica del governo Meloni. Lei che si definiva un underdog oggi è il punto di riferimento dei salotti finanziari, si è dimenticata l’interesse degli italiani e ha massacrato il ceto medio con le sue politiche totalmente aggressive contro gli stipendi dei cittadini».
Come Europa Verde cosa proponete?
«Proponiamo un modello industriale diverso, che deve avere guardare – lo ripeto – alla Spagna. Lì hanno compiuto un miracolo».
Il governo ha deciso di puntare sul nucleare per la sicurezza energetica dell’Italia del futuro.
«Pichetto Fratin ha appena detto che non sa dirci quanto costerà il nucleare in Italia, capisce? È un’arma di distrazione di massa: arriva dopo quattro anni e mezzo di fallimenti sulle politiche energetiche che ci hanno portato ad avere questi costi».
Intendete presentare un referendum contro il ritorno del nucleare?
«Non ce ne sarà bisogno. Il provvedimento morirà da solo».
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