La politologa Farinelli: «Vannacci imita Trump, così polarizza l’elettorato»

L’analisi della docente, esperta in politica statunitense, sul fenomeno della “slopaganda”: «È una strategia»
PESCARA. «Vannacci non fa altro che emulare quello che Trump fa da anni negli Stati Uniti: propaganda spazzatura. È una strategia con un obiettivo chiaro: polarizzare l’elettorato». Il generale in versione gladiatore dell’Antica Roma, che riceve un fascio littorio dorato dalla “imperatrice” Meloni, non è, secondo Arianna Farinelli, una novità. Risponde a una tattica comunicativa precisa che esiste da ben prima che l’intelligenza artificiale permettesse di realizzare video iperrealistici e violentemente polemici a basso costo. L’AI è solo uno strumento in più. C’è anche un nome preciso per questa strategia: si chiama “slopaganda” e l’ha inventata Donald Trump. A spiegarne genesi e conseguenze è la politologa esperta in Stati Uniti che, il primo agosto, sarà tra i protagonisti della festa per i primi quarant’anni del Centro a Torre de’ Passeri.
Farinelli, “propaganda spazzatura” non è eccessivamente dispregiativo per definire dei video controversi ma allo stesso tempo bizzarri?
«Si tratta soltanto della radice etimologica di slopaganda. “Slope”, in inglese, significa proprio brodaglia, spazzatura».
Farsi pubblicità attraverso contenuti-spazzatura: non è una contraddizione?
«Sono contenuti surreali fatti appositamente per dividere, creare dibattito. Soprattutto, per polarizzare l’elettorato, metterci l’uno contro l’altro».
Riesce a raggiungere l’obiettivo?
«Sono video che scatenano due tipi opposti di reazione. Prenda il caso del video di Vannacci che condanna a morte i leader dell’opposizione, imprigionati nell’arena: o ci si indigna per questo tipo di narrazione o, viceversa, ci si ride su in maniera entusiasta».
Va bene polarizzare l’elettorato, ma a che scopo?
«È semplice: catalizzare tutta l’attenzione dell’opinione pubblica su di te».
Funziona?
«Lo dice la statistica. Nel 2016 Trump, sia nelle primarie interne ai repubblicani che successivamente contro Hilary Clinton, ha fatto ampiamente uso della slopaganda. Non con i video realizzati con l’AI – che ancora non c’era – ma con frasi fortemente divisive come “i messicani sono tutti stupratori” o “i musulmani sono tutti terroristi”. In questo modo ha avuto una copertura mediatica molto superiore rispetto a tutti gli altri».
È stato il tycoon ad aprire la strada.
«Prima di Trump una narrazione del genere non esisteva tra i repubblicani. È una retorica nuova importata da lui».
E Bush Junior con la sua “crociata” in Medio Oriente come risposta all’11 settembre? Non era anche quella slopaganda?
«Ne parlò brevemente e nelle ore immediatamente successive gli attentati. Poi cambiò subito impostazione e tematiche: non era più una “crociata” contro l’Islam ma una guerra contro Saddam, contro i talebani in Afghanistan».
Quindi Vannacci segue l’esempio di Trump?
«Fa esattamente la stessa cosa. Attraverso questo profilo Instagram, “Robertus Vannaccius”, vengono pubblicati a ripetizione video che lo ritraggono con il fascio littorio in mano o mentre condanna a morte l’opposizione. Chi lo critica, chi lo osanna: comunque, ne parlano».
Sembra più marketing che politica.
«La slopaganda dà anche un ulteriore vantaggio: allontana dalla fattualità, distrae dai temi reali. Lo stretto di Hormuz chiuso, il costo dell’energia che schizza su e un taglio alle accise che non possiamo portare avanti indefinitamente: sono problemi veri, complicati, molto difficili da affrontare».
Vannacci gladiatore come arma di distrazione di massa?
«Distrarre e polarizzare: di questo hanno bisogno i demagoghi. È così che capitalizzano il consenso».
Che effetto ha questo inasprimento del confronto politico?
«Ogni anno negli Usa, in occasione delle grandi feste come quella dell’indipendenza o il giorno del Ringraziamento, il New York Times e il Washington Post pubblicano sempre lo stesso articolo: “Come non litigare con amici e parenti a cena parlando di politica”».
Non è sempre stato così?
«Vent’anni fa, ma anche dieci, riuscivamo a confrontarci con chi la pensava diversamente da noi. Oggi, la cifra della politica è l’incomunicabilità tra due schieramenti estremamente polarizzati».
Per la politica italiana “Vannaccius” è una novità. Quanto incide la slopaganda negli Usa?
«Si ricorda la manifestazione dei No Kings a New York? Io c’ero: è stato un bellissimo corteo pacifico. Quando ho visto il video fatto con l’AI di Trump che lancia letame sui manifestanti, non riuscivo a crederci. Un contenuto così violento da parte del presidente degli Stati Uniti, il Paese del primo emendamento, in cui il diritto di opinione e il diritto di manifestare sono sacri».
Se queste sono le regole del gioco della politica di oggi, perché anche la sinistra non si adegua e risponde allo stesso modo?
«Era un mondo diverso, ma Grillo con i suoi “Vaffa day” è stato una sorta di precursore, a sinistra, di questo tipo di retorica aggressiva e violenta».
Oggi a sinistra nessuno utilizza questo tipo di comunicazione.
«In America i democratici non lo fanno perché ritengono di avere degli standard morali più alti e non intendono abbassarsi a quel livello. Solo il governatore della California ha provato a rispondere a Trump nello stesso modo».
Racconti.
«Si chiama Gavin Newsom e probabilmente si candiderà per le elezioni del 2028. Per prendere in giro Trump ha cominciato a pubblicare post costruiti esattamente come suoi: parole in stampatello, otto punti esclamativi consecutivi, immagini fatte con l’AI in cui lui appare in versione “Superman”».
La Casa Bianca come ha reagito?
«Per tanto tempo non hanno capito che fosse una presa in giro. “Solo Trump può usare i social in questo modo”, è stata la loro risposta».
Rimane da sciogliere il nodo fondamentale: alla slopaganda si deve rispondere con la slopaganda?
«No. L’antidoto deve essere spiegare, far capire che siamo in uno Stato di diritto, in una democrazia. È questo il compito dell’opposizione».
Per farlo però serve tempo. Sia da parte di chi parla che di chi ascolta.
«Esiste una parte della società che va oltre i contenuti immediati e superficiali dei social, che vuole sapere di più, approfondire. E poi, alla fine, la slopaganda non risolve i problemi: il carburante è ancora sopra i due euro».
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