La trisavola dei media moderni che oggi ci fa parlare al mondo

Fate attenzione. Apparentemente oggi vi stiamo dando soltanto una semplice comunicazione di servizio: i nostri due programmi di informazione quotidiani sul Centro Super Hit passano all’orario invernale, la mattina due ore a partire dalle 7, la sera due ore a partire dalle 19, e vogliamo comunicarvi che bisogna aggiornare le agende e gli orologi. Per tutto il giorno – ogni ora – i nostri notiziari nazionali e regionali. In mezzo tanta musica di qualità.
Ma in realtà vi stiamo raccontando molto di più. Ad esempio che questo giornale, senza troppi clamori, in pochi mesi ha modernizzato e rivoluzionato il suo arsenale informativo. Ormai siamo una grande comunità informativa che sta a cavallo tra media nuovi e antichissimi, e tutti interconnessi tra di loro: siamo un quotidiano cartaceo – cioè – che è anche una radio, che è anche una evoluta e potente piattaforma social, che è anche il primo canale televisivo regionale, grazie alla forza di Rete8. Questa radio, tuttavia si sta rivelando anche una impresa che merita la vostra curiosità. Intanto perché – come vi spiega Daniele Cristofani – è multi-piattaforma, la potete sentire ovunque, vi segue nel vostro mondo, qualunque sia. E poi perché è diventata la nostra palestra: conduttori giovani e brillanti, opinionisti informati e competenti, che intervengono su ogni tema rivelando che la nostra redazione (dalla cronaca allo sport, dalla politica agli spettacoli, senza confini) ha un potente armamentario di saperi. Se avete preso l’abitudine di viaggiare in macchina la mattina, accompagnati dalle nostre voci, entrate nella vita di tutti i giorni già informati e pieni di idee. Questo giornale ha avuto una stagione epica e quasi eroica (penso alla redazione del Centro nella tendopoli, durante il terremoto dell’Aquila), ma oggi – ormai quarantenne – entra in una fase in cui produciamo dei contenuti che vanno oltre i confini della cronaca quotidiana. Giriamo di continuo la regione, con i nostri eventi. E – solo per citare gli ultimi due eventi – siamo reduci da una grande festa popolare a Torre de’ Passeri e di una anteprima affilatissima del docu-film su Marcinelle (addirittura ne abbiamo prodotti due, collegati tra di loro) girato da Davide Cavuti che abbiamo contribuito a scrivere e produrre. Lo confesso, vedere una platea gremita di mille persone, al Massimo, giovedì scorso, mi ha commosso: emozione, applausi, testimonianze potenti per raccontare la strage di Marcinelle e non solo. Siamo una comunità che trasmette una memoria. E la nostra piccola grande radio è parte importante di questo mondo: molti pensavano che la vecchia antenata della televisione fosse un media “in via di estinzione”, e invece il mondo dei social ha donato alla trisavola dei media moderni una nuova vita nel villaggio globale: la tv è rimasta unilaterale, la radio si è ibridata. Come dimostrano i tanti audio messaggi e gli sms che rendono ogni nostra puntata potenzialmente interattiva. Che strumento potente, anche per chi ascolta: quando mandate un audio-messaggio ai nostri conduttori, se ci pensate, gli editorialisti siete voi. E definendo questo filo arrivo all’ultima notizia che vi volevo dare, sintetizzata nella bella illustrazione di Gabriele Cappi che decora la prima pagina e che diventerà un tormentone della nostra campagna promozionale: al centro (sic!) c’è un bel logo disegnato da Micaela Sciarretta, e intorno c’è questa squadra di voci (che sono anche volti e anche penne). Non saranno famosi, lo sono già.
Chiudo in bellezza. Ricordo che un giorno, avevo da poco preso a Radio24 il posto di un mostro sacro di quella radio, Alino Milan, mi colpì l’sms di una maestra in pensione di Reggio Emilia. Era ferocissima con me: «Non posso accettare che lei continui a parlare con questo orribile accento terrone: perché non fa una scuola di dizione per provare a migliorare?». Premetto che quando qualcuno mi definisce “terrone” sono orgoglioso, ma il punto non era quello. Non capivo perché tanta rabbia, in una così affabile signora. Tirai giù il telefono della maestra, la chiamai. Mi rispose cortese. Mi spiegò che dall’Eurostar, dopo il ponte di Calatrava, avrei potuto vedere, facendo attenzione, la sua casetta: «Si distingue, caro Luca, per una enorme bandiera tricolore». Avevamo rotto il ghiaccio. Le chiesi se davvero ascoltandomi le sembravo un analfabeta con maldestre inflessioni dialettali. La risposta della maestra mi lasciò di stucco: «Non faccia la vittima. Chi parla in radio ha una responsabilità enorme. Dopo dodici anni di Alino, sentire un accento così, da parte di uno sconosciuto, quando giro per casa la mattina, nuda, mi turba». Inutile dire che il giorno dopo la citai in radio e che diventammo amici. Ecco, la responsabilità della voce che può attraversare tutte le barriere del pudore. Il Centro super hit, e le sue voci, sono anche e soprattutto questo.

