L’editoriale

Non imprigionate cultura e idee nei lager dell’ideologia

12 Agosto 2026

Da Marcinelle a Guccini e De André: perché la cultura non può essere ingabbiata dei veti politici e del tempo della nuova inimicizia.

Come affrontare il tempo della nuova inimicizia, dei veti antichi che tornano, delle eterne pregiudiziali che non scompaiono mai? Dalla memoria di Guccini a quella di De André, dall’anniversario di Marcinelle al più difficile compleanno di Report, tanti sono i temi apparentemente diversi (ma in realtà collegati) di cui voglio parlare ai nostri lettori.

Oggi pubblichiamo un lungo intervento del presidente della Regione Marco Marsilio. Partiamo da questa sua lettera e la accostiamo alle parole del segretario della Cgil Abruzzo raccolte a caldo da Sam Mullen, perfette per avere un altro punto di vista su cosa è accaduto durante quella cerimonia. Ma andiamo più in là. In realtà è come se l’anniversario di Marcinelle avesse fatto da innesco a tante cariche esplosive che turbinano nell’aria, nel tempo della demonizzazione, del vittimismo e del reciproco anatema. Marsilio – per fortuna – glissa sull’errore drammatico del suo collega Carlo Fidanza, che sabato aveva accusato la Cgil e il suo leader di aver boicottato Ignazio La Russa durante il suo intervento ufficiale a Bois du Cazier. Tutto il gruppo dirigente di FdI è partito all’attacco, consiglio compreso. La Cgil si era vista imputata di aver «voltato le spalle a Mattarella» (La Russa stava leggendo un suo messaggio) e poi addirittura «di aver insultato l’Italia». Adesso si può dire: era una fake news. I fazzoletti rossi con i loghi del sindacato belga e italiano erano stati stampati dai belgi, e i militanti che avevano voltato le spalle al presidente del Senato aveva quei fazzoletti ed erano belgi: i protagonisti di questa protesta sono stati intervistati, e hanno spiegato la radice (antifascista) della loro contestazione. Se qualcuno poi vieta all’Ugl di mettere una targa in un luogo “sacro” come il museo della miniera, ovviamente sbaglia. Io non avrei mai voltato le spalle a La Russa. Ma mi chiedo: era una protesta violenta? Impediva al presidente del Senato di svolgere il suo intervento? In un Paese che è stato occupato e devastato dai nazisti, le soglie di percezione della memoria sono diverse dalle nostre, un Paese che il fascismo lo ha inventato. E qui mi collego ad altri due episodi più piccoli, solo apparentemente: le contestazioni a Matteo Salvini per aver partecipato ad un concerto in Sardegna, dedicato a Fabrizio De André, sua grande passione (musicale). E gli insulti a Giorgia Meloni per l’omaggio a Francesco Guccini. Andrea Scanzi, amico personale di Guccini ha detto che la Meloni è incoerente, e – ha aggiunto in un video – «Giorgia, Francesco ti schifava». La nipote di De André, Alice , ha postato un altro lungo video in cui attacca Salvini dandogli dell’incoerente, e sostenendo che non si può apprezzare Faber, se si hanno le posizioni della Lega. Un video emozionale, potente, appassionato, molto persuasivo. Tuttavia sbagliato. Così come a me è sembrato sbagliata l’invettiva di Andrea, che pure ha consegnato a questo giornale un ricordo meraviglioso di Guccini, contro la Meloni. Noi abbiamo tutto il diritto di denunciare quello che ci sembra incoerente dal punto di vista politico e culturale. Tuttavia, non abbiamo il diritto di alzare barriere, soprattutto in nome di chi non c’è più. La cultura e le idee non possono stare chiuse dentro i recinti, imprigionate nei lager dell’ideologia. Alla nipote Alice ha risposto benissimo la nonna, Dori Ghezzi, che se possibile è stata ed è anche più a sinistra di De André. Dori ha ricordato: «Fabrizio non avrebbe mai censurato nessuno. Non avrebbe mai fatto alzare nessuno da un suo concerto. Per questo» conclude Dori «sono intervenuta durante il concerto chiedendo che Salvini non venisse contestato». Quindi capisco bene Alice, ma sto con Dori. Sono contro gli steccati, contro i muri, contro tutte le contestazioni violente. Difendo anche il diritto alla incoerenza, quando non viòla la libertà di nessuno. Ma non sono neanche ostile a nessuna forma di protesta non violenta e pacifica. Siamo in un tempo in cui le identità tornano in conflitto, la lezione di Marcinelle è che non ci si divide davanti alla memoria. Ma non si nega il diritto a esprimere nessuna idea.