Rutelli: «Grazie a Pannella l’Italia è cresciuta Le lotte solo con la nonviolenza»

24 Settembre 2026

L’ex sindaco di Roma: 

​​​​Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura di Roma Capitale, è risultato determinante per concludere, perfezionare e realizzare un ricordo, laico e civile, adeguato alla storia di Marco Pannella, nel luogo che è stato il teatro delle sue battaglie.

Qua si concludevano le marce radicali, si tenevano comizi e concerti. E la frase di Belli – «Questa non è una piazza, è una campagna, un teatro, una fiera, un’allegria» – si riconosce in tanti dei momenti delle mobilitazioni radicali.

Credo che la presenza del sindaco e la volontà dell’amministrazione civica, Roma Capitale, di dare questo riconoscimento su Palazzo Braschi siano un segno molto importante. Non ci dimentichiamo che ci sono stati diversi condomìni, a Roma, che hanno detto di no a targhe per Matteotti e per Pasolini. Anche qui c’è stato un dibattito e lo abbiamo affrontato, collaborando con Massimiliano, per risolvere questo problema riguardante Marco Pannella. Eppure tutti abbiamo un debito, anche chi era suo avversario, con Pannella.

Questo luogo è sempre stato un luogo di incontro pubblico e Pannella lo ha sposato. Le battaglie radicali non avrebbero avuto senso se non fossero state imperniate qui. Qui, con Loris Fortuna e Antonio Baslini, le campagne per il divorzio. Qui la mobilitazione con Emma Bonino, che viveva, da ultimo, a poche centinaia di metri da piazza Navona. E proprio qui dietro c’è anche la statua di Pasquino. Insomma: qualcuno ha sempre parlato contro i potenti. La scelta di questo sito, quindi, è una sacrosanta decisione, anche per celebrare la diversità radicale. Nei miei ammucchiatissimi archivi ho recuperato una copia di «Notizie Radicali»: racconta che il Partito Radicale mandava i suoi avvocati ad assistere i fascisti, cioè l’estrema destra, che aveva anch’essa diritto, in anni difficili, a una difesa garantista.

Per capire il periodo in cui si facevano queste mobilitazioni, ho ritrovato anche una copia de «Il Giorno», un grande quotidiano nazionale e democratico che, nel 1980, a proposito dell’elezione presidenziale tra Carter e Reagan, faceva questo titolo: «Decidono dieci milioni di negri». Ecco, questo è il contesto in cui Pannella cambia le carte in tavola. Era il contesto per cui, fino al 1868, l’adulterio era reato, con sanzioni più gravi per la donna. Non dimentichiamoci che, fino al 1981, in Italia c’erano attenuanti per il delitto d’onore.

Fare qui, in questo teatro, le campagne del Partito Radicale era una cosa straordinaria. E io voglio ringraziare moltissimo perché è stato recepito l’invito a citare, nella targa, la parola «nonviolenza». Forse è la prima volta che in un monumento pubblico – dal latino ammonimento, cioè un messaggio che si vuol dare – si cita questa parola. Ed è una cosa unica del lascito di Pannella, perché proprio qui si facevano le iniziative contro la violenza. E vi assicuro che i ragazzi come me, che raggiungevano le manifestazioni del Partito Radicale, non di rado incontravano un agente di polizia che faceva loro cambiare strada dicendo: «Scansate», perché c’era un cadavere per terra, avvolto in un lenzuolo. Erano i tempi della violenza politica, delle Brigate Rosse, dell’estremismo fascista. Erano i tempi in cui c’erano leggi repressive contro cui i radicali si mobilitavano. La nonviolenza è stato il fattore determinante di tutte le campagne radicali, fino a quella che qui pure si è straordinariamente svolta e risolta: quella della lotta contro lo sterminio per fame.

Il mio messaggio non è una santificazione. Sarebbe lui il primo a essere incazzato se facessimo una beatificazione di Marco Pannella. Ma è la rivendicazione di battaglie che hanno visto, in questa piazza, l’Italia crescere e cambiare. I radicali hanno fatto scoprire all’Italia che la maggioranza degli italiani era diversa da quello che pensava il luogo comune. Questo è stato, tra le altre cose, Marco Pannella, e oggi ricordarlo qui significa rendergli l’onore che merita.

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