Milano, operazione antimafia: 14 arresti e 4 direzioni Lidl in amministrazione giudiziaria

La multinazionale tedesca non è indagata nè come società nè per operazioni illecite, ma secondo la Dda di Milano la carenza di controlli interni ha agevolato imprenditori legati al clan Laudani
MILANO. Il pool antimafia milanese commissaria le società di sorveglianza privata del Tribunale di Milano con i loro 600 lavoratori, assume la gestione della multinazionale tedesca della grande distribuzione Lidl in quattro delle dieci direzioni generali italiane da cui dipendono 214 supermercati e 4 centri logistici in 6 regioni, ed entra al Comune di Milano per una corruzione su un appalto scolastico: tre mondi che – stando ai 14 arresti ordinati questa mattina dal Gup Giulio Fanales in un'inchiesta del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e del pm Paolo Storari – avrebbero il loro centro di manovra nel clan mafioso dei Laudani di Catania. L'operazione della Dda di Milano che ha coinvolto quattro direzioni generali (su 10 in Italia) della multinazionale della grande distribuzione riguarderebbe omissioni nei controlli verso alcuni appalti sospetti finiti nell'orbita delle indagini nei confronti del gruppo criminale ritenuto vicino ai Laudani. Nel complesso delle indagini della Polizia di Stato di Milano e della Guardia di Finanza di Varese sono state eseguite oltre 60 perquisizioni tra Lombardia, Piemonte, Puglia e Sicilia, e sequestri preventivi di beni immobili e quote sociali.
La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano ha quindi accolto la richiesta dei pm di ordinare per 6 mesi l’”amministrazione giudiziaria” di quattro direzioni generali Lidl: Volpiano (base torinese per 51 filiali in Piemonte, Valle d’Aosta e parte di Liguria), Biandrate (base novarese per 68 filiali in Piemonte e Lombardia), Somaglia (base lodigiana per 62 filiali in Lombardia e parte dell’Emilia Romagna), e Misterbianco, base catanese per 33 filiali in Sicilia e 8 a Malta, oltre che per la nuova piattaforma logistica, una delle più grandi della galassia Lidl con i suoi 44.000 metri quadrati di superficie. Lidl non è indagata come società, né opera in modo illecito, ma – secondo i magistrati che utilizzano questo istituto previsto dal secondo comma dell’articolo 34 del decreto legislativo n. 159/2011 – la carenza di controlli interni ha fatto sì che l’attività imprenditoriale finisse per colposamente agevolare esponenti mafiosi. La finalità dell’”amministrazione giudiziaria” decisa dal presidente Fabio Roia e dai giudici Veronica Tallarida e Ilario Pontani non è infatti reprimere ma prevenire, cioè contrastare la contaminazione mafiosa di imprese sane, sottoponendole a controllo giudiziario appunto per sottrarle all’infiltrazione criminale e restituirle il più rapidamente possibile al libero mercato una volta depurate dagli elementi inquinanti. I pm Boccassini e Storari usarono questo schema già nel 2011 per la filiale lombarda di Tnt-Traco le cui spedizioni erano veicolate da furgoni di ‘ndrangheta, e l’ignara casa madre olandese alla fine dell’istituto ringraziò pubblicamente la magistratura milanese per gli effetti positivi.
