4 settembre

Oggi, ma nel 1910, a Pellaro, ancora comune autonomo in provincia di Reggio Calabria prima di essere inglobato nel capoluogo di regione il 3 agosto 1927, in contrada Quattronari, alle 23, Giuseppe “Peppino” Rogolino, contadino, veniva assassinato nella sua abitazione, a colpi di mannaia, insieme alla moglie Giuseppa e ai sei figli: Carmela, di 14, Santa, di 12, Domenico, di 8, Giovanni, di 6, Maria, di 5, Francesca, di 4 mesi. La strage, che verrà considerata dagli studiosi della storia della criminalità organizzata del Mezzogiorno come la prima messa a segno dagli esponenti della “Ndrangheta, era, presumibilmente, legata alla Mano nera, la Mafia statunitense. Peppino avrebbe pestato i piedi a qualche esponente di rango nel suo soggiorno lavorativo a stelle e strisce.
Il malcapitato, infatti, era stato a lavorare negli Usa e in Canada, dal 21 aprile 1907 al 18 marzo 1909, a Kinney, a Hibbing e a Fort Frances, prima come scavatore nella miniera di ferro poi come operaio addetto alla costruzione della strada ferrata. Verosimilmente, stando anche alla documentazione conservata nell’Archivio di Stato reggino, nel materiale inerente il Tribunale penale cittadino, inventario 68, busta 1135, fascicolo 17852, l’esecuzione di Peppino e della famiglia (nella foto, particolare, l’abitazione nella quale veniva spazzata via l’esistenza di Rogolino) era connessa all’omicidio del super poliziotto italoamericano Giuseppe “Joe” Petrosino. Quest'ultimo, originario di Padula, era stato e fatto fuori da sicari di Cosa nostra a Palermo, il 12 marzo 1909.
Peppino sarebbe stato un informatore dello “sbirro” pioniere della lotta alla cupola malavitosa meridionale. Tra le ipotesi che verranno avanzate dagli studiosi della mattanza della famiglia Rogolino, basandosi anche sulle confessioni di Giuseppe Gareri, il brigante “Calenda”, uscirà che la spedizione punitiva sarebbe stata ideata da Frank Filastò, Ed Bueti e Nicola Merigliano, appartenenti alla ’ndrina di Mamaroneck, nello stato di New York, alla quale sarebbe stato affiliato proprio Peppino. Avrebbero commissionato il bagno di sangue per evitare che, tornato improvvisamente nella Penisola, Peppino “cantasse” compromettendo l’eliminazione di Petrosino.

