Silenzio stampa e mancanza di cultura sportiva

21 Dicembre 2017

Appena i risultati non arrivano o emergono delle problematiche scatta il silenzio stampa. Ovvero l’incapacità di trovare soluzioni e, di conseguenza, di spiegarle all’opinione pubblica

Non è un buon momento per lo sport abruzzese. Sono sempre di più le società in difficoltà e il livello di competitività si è abbassato nel corso degli ultimi anni. Ovviamente, questo è dovuto in gran parte alla crisi economica che attanaglia la regione. A tutti i livelli. E, quindi, anche nello sport. Che siano le discipline più seguite oppure quelle minori, la situazione è davvero ai minimi storici. E’ sceso il livello di competitività anche perché la classe dirigenziale è quella che è, ovvero un riflesso della società civile in cui, tra l’altro, con la scusa di discutere su tutto spesso ci si divide. Accade anche nelle società sportive. Tanto più che c’è grande attesa da parte delle tifoserie che spesso non vengono soddisfatte. Vuoi perché non ci sono le possibilità vuoi perché non esistono le capacità di attrarre sponsor e, quindi, di far lievitare i ricavi che permettono investimenti. Di base ci sono due fattori: alla già citata crisi economica va aggiunta una classe dirigenziale non all’altezza. Probabilmente, i due elementi vanno a braccetto. Spesso si assiste a gente che cerca di scimmiottare quanto accade ad alti livelli, il più delle volte non rendendosi conto della propria dimensione. E negli ultimi mesi, anche nel calcio dilettantistico abruzzese, abbiamo assistito al proliferare dei silenzi stampa. A livelli di serie D, Eccellenza e Promozione. A Giulianova e a Chieti per esempio, in Eccellenza. A San Salvo, sempre in Eccellenza, e prim’ancora a Casalbordino, in Promozione. Tanto per citare qualche caso. Appena i risultati non arrivano o emergono delle problematiche scatta il silenzio stampa. Ovvero l’incapacità di trovare soluzioni e, di conseguenza, di spiegarle all’opinione pubblica. C’entra poco il rapporto tra dirigenti e mass media, perché sono rari i casi di conflittualità. Esiste il malvezzo di cucire la bocca ai propri tesserati, anche nei casi in cui i mass media sono poco interessati a determinate vicende. Il silenzio stampa è quanto di più odioso possa accadere a tutti i livelli. Privare i propri dipendenti o tesserati del diritto-dovere di parlare e di esprimere il proprio pensiero. In nome dei soldi. Ti pago e quindi fai quello che dico io. Ovvero non parli. Odioso per chi impartisce gli ordini e per chi li riceve. Per carità, ognuno è libero di parlare o meno, ma non è questa la strada per cercare di risalire la china, a qualsiasi livello. E’ piuttosto la certificazione dell’incapacità gestionale. Oggi si diventa dirigenti non per un passato da atleta, a ogni livello, men che meno a seguito di una formazione professionale. “Metto i soldi e quindi detto legge”. Lo permette il sistema, lo consentono le federazioni che accolgono al loro interno personaggi e imprenditori che, a volte, nemmeno conoscono il regolamento. Anche questa è decadenza, non solo le sconfitte o le retrocessioni sul campo. Il deficit di cultura sportiva non si colma con una vittoria, ma con una rivoluzione di sistema. Altro che silenzio stampa che, a ben vedere, nuoce soltanto ai tifosi che vorrebbero sapere e conoscere vicende e personaggi delle proprie squadre del cuore.