Alfagomma, operai in allarme: «L’azienda non rispetta i patti»

2 Settembre 2022

I sindacati attaccano: «Molti lavoratori non sono stati richiamati, altri reimpiegati ancora a Teramo» L’appello alle istituzioni: «Regione e Comune facciano la loro parte, va tutelato un intero territorio»  

CHIETI . «Silenzio assordante da parte della società Alfagomma». È l’allarme rilanciato dai lavoratori attraverso le sigle sindacali che sin dall’inizio hanno seguito la vertenza sulla ex Yokohama di Ortona. Le maestranze tornano a chiedere all’azienda che ha rilevato il sito di contrada Tamarete, il rispetto degli accordi presi. Ma per capire bene le ultime rimostranze dei sindacati, è opportuno fare un passo indietro.
ALFAGOMMA
A fine 2020 la Yokohama, azienda produttrice di tubi off shore per condotte petrolifere chiusa durante l’estate dello stesso anno, è stata rilevata dall’Alfagomma. «Le sigle sindacali, insieme ai lavoratori, dopo i decantati annunci della proprietà seguiti da accordi sottoscritti, avevano visto la soluzione al proprio avvenire», dicono i segretari regionali della Femca Cisl, Ettore Di Natale, Filctem Cgil, Carlo Petaccia, Uiltec Uil, Riccardo De Feo. «Il piano industriale di Alfagomma riportato nell’accordo prevede una occupazione di 153 dipendenti», aggiungono, rimarcando che i lavoratori ex Yokohama sono complessivamente 83. Il reintegro di questi era previsto entro un anno, mentre per gli ulteriori nuovi ingressi sin da subito è stato premesso che sarebbe servito più tempo. C’è però di più, perché «l’accordo prevedeva che entro un anno dall’assunzione a tempo determinato, ci sarebbe stata la stabilizzazione», ricordano le segreterie regionali.
I NUMERI
Sempre secondo l’intesa raggiunta, il limite massimo della temporanea trasferta lavorativa nelle aziende teramane del gruppo Alfagomma doveva durare un anno. «Ma di tutto ciò nulla è stato rispettato», continuano i rappresentanti sindacali presentando i numeri del quadro attuale. Degli 83 dipendenti ex Yokohama, tre sono rimasti nel mondo della multinazionale giapponese, due si sono dimessi e cinque contratti a termine non sono stati prorogati. «Tra un gruppo di 17 lavoratori c’è chi non è mai stato richiamato e chi, in attesa, lavora temporaneamente in altre aziende», aggiungono i sindacati. Ventuno persone stanno operando negli stabilimenti teramani «con enormi sacrifici, aspettando il ritorno a Ortona così come promesso e sottoscritto». Ad Ortona, invece, stanno lavorando 35 persone, di cui 16 a tempo indeterminato e 19 a tempo determinato. «Molti di quest’ultimi, hanno contratti a termine da oltre un anno», attaccano Di Natale, Petaccia e De Feo.
L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI
«Ciò che non condividiamo e denunciamo, oltre al mancato rispetto degli accordi, è il fatto che nonostante abbiamo sempre affrontato le problematiche con molto senso di responsabilità al cospetto di tutti, l’azienda continua a camminare da sola venendo meno al confronto», sottolineano ancora i sindacati. Questi ultimi rilanciano quindi un appello alle istituzioni affinché intervengano e facciano la loro parte: «La Regione ha il dovere etico, morale e sostanziale, di far rispettare ciò che tutti gli attori hanno sottoscritto. Il sindaco Leo Castiglione, nel pieno rispetto del territorio, si faccia garante dell’impegno preso dall’imprenditore mentre è utile ricordare che una parte dei lavoratori a dicembre 2022, non avrà più neanche la Naspi (ossia la disoccupazione, ndr); l’imprenditore si assuma la responsabilità fino in fondo nel dirci la verità». I sindacati concludono con un attacco alla Regione che, «nonostante due nostri solleciti, non convoca un tavolo. È molto grave».
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