Bimbi del bosco, i servizi sociali rimandano l’incontro in paese

La visita salta all’ultimo momento. Secondo i professionisti mancavano «le condizioni di sicurezza».
Ma i cronisti erano stati allontanati. Il sindaco: «Incredibile, cercano ogni impedimento per ritardare»
PALMOLI
Dopo un’attesa durata l’intera giornata, è saltato all’ultimo momento, «per mancanza delle condizioni di sicurezza», l’incontro a Palmoli tra i genitori e i bambini del bosco. Sarebbe dovuto essere il primo colloquio nella casa offerta gratuitamente alla famiglia, in accordo con quanto stabilito dall’ultima ordinanza del tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha disposto un ricongiungimento “a tappe” che assomiglia, sempre, più a un regime di semilibertà. A dieci mesi dalla sospensione della responsabilità genitoriale per papà Nathan e mamma Catherine e il collocamento dei tre figli in una casa famiglia di Vasto, l’incontro di ieri sarebbe dovuto essere il primo passo per arrivare poi alle visite nella casa del bosco di Palmoli dove vivono gli animali che ai tre piccoli «mancano molto», come certificano gli stessi giudici. Dovranno attendere ancora.
Prima, sicuramente, ci sarà l’inizio della scuola. A partire da oggi i bambini frequenteranno un istituto pubblico, abbandonando l’homeschooling. «È stato, purtroppo, spostato in altra sede, nonostante il sindaco di Palmoli, su richiesta dei genitori, avesse transennato l’area per garantire la privacy», ha spiegato l’avvocato della famiglia, Simone Pillon. Gli operatori del servizio sociale, aggiunge, «hanno imposto di annullare il rientro dei bambini a Palmoli e di tenere l’incontro nella solita località protetta». A essere delusi, sottolinea l’ex senatore, sono soprattutto i tre bambini: «Attendevano questo momento da dieci mesi e la loro attesa è andata delusa», chiosa.
Giornalisti e troupe si erano allontanati dalla casa invitati a farlo dal sindaco di Palmoli Giuseppe Masciulli e dalla stessa Catherine. Al primo cittadino l’epilogo della giornata non è andato giù: «È qualcosa di veramente incredibile», commenta Masciulli. «A me pare, lo ripeto, che tutta questa infrastruttura burocratica tutto abbia a cuore fuorché l'interesse dei bambini, visti i tempi che vengono dilatati artificiosamente trovando una scusa ogni volta che si deve andare avanti. C'è stata questa opposizione dei servizi sociali, come se ogni volta andassero alla ricerca del minimo impedimento per ritardare questo programma di reinserimento dei bambini in famiglia». E prosegue: «A oggi, per i bambini sono programmati rientri settimanali a Palmoli dopo la scuola, su strade a rischio con temperature invernali, con la pioggia, la nebbia, se non con la neve, una situazione di estremo disagio. La vedo una scelta poco rispondente al benessere dei minori. Le principali criticità erano state risolte già dopo due mesi dall'ordinanza del tribunale del novembre 2025. Mi pare che con questi procedimenti la tutela dei minori sia passata all’ultimo posto». Il prolungamento della vicenda, peraltro, va anche a toccare le casse del piccolo comune che per la “retta” della casa-famiglia di Vasto, perché «continua a versare 7.500 euro al mese, come prevede la legge italiana. Non ci possiamo esimere», sottolinea Masciulli. I 7.500 euro al mese per 10 mesi sono 75mila euro, cifra particolarmente importante per un comune di soli 850 abitanti. A fine anno dovremmo ricevere i contributi del ministero degli Interni e dell’ente ambito sociale, però non è detto che questi contributi coprano l’intera cifra».
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