Quel far west con i bambini a Palmoli

Riassunto di una giornata di ordinaria follia per i bambini del bosco. Mi ero ripromesso di non scrivere nulla, oggi, poi ho visto cosa è accaduto ai piccoli Travaillon in mano ai servizi sociali più pazzi del mondo, che (incredibilmente) in un solo pomeriggio sono riusciti, ancora una volta, a combinarne una più di Bertoldo. Ecco il manuale del disastro: 1) Prendere i bambini e caricarli in macchina alimentando la loro aspettativa: “Vedrete la casa nuova, i vostri genitori e giocherete con i cagnolini”. 2) Farli partire dalla casa famiglia di Vasto, mezz’ora di macchina, fino a Palmoli. 3) Subito dopo tenerli bloccati quaranta minuti in macchina, davanti alla casa, usando come pretesto la presenza dei giornalisti (che invece si sono allontanati su richiesta del sindaco e della famiglia Trevallion). 4) Costringere i bambini a vedere tutto, assistere da dietro i finestrini, senza poter fare nulla. Rimanevano intrappolati in macchina, mentre la squadretta delle educatrici e terapeute entrava nel pallone, fra telefonate nervose (a quale invisibile regista?), cambi di rotta, esitazioni. 5) Malgrado non fosse rimasto nessuno, e facendo perdere le staffe persino a quel santo di sindaco di Palmoli, ecco lo sfregio finale: impedire ai tre fratellini anche solo di scendere dall’auto, e spedire poi la macchina a Gissi (altri trenta minuti di viaggio, verso sud!). 6) A questo punto costringere i tre bambini a fare un incontro protetto (e ridotto), quindi rispedirli di nuovo alla casa famiglia di Vasto, a nord (altri trenta minuti!). Su e giù per la costa abruzzese come palline di un flipper. 7) Immaginare lo stress, il dolore di questi piccoli, la delusione emotiva, le lacrime dei fratellini. 8) Tutto questo il giorno prima del primo giorno di scuola. Una bomba emotiva terrificante: solitudine, amarezza, frustrazione e rabbia. 9) Dunque il gran finale: inventarsi pretesti, per sabotare e far saltare l’unico sospirato incontro casalingo dopo un anno: privati della serenità, del rispetto dovuto a dei minori, aggrediti nella sfera privata della loro irriducibile dignità.
Privati dell’affetto dei loro genitori, che ormai sono diventati i protagonisti di un amore eroico, ma di contrabbando. Bimbi trattati come pacchi postali. Vergogna. Ormai (come scrivano da mesi) non sono più solo lo strumento di una vendetta contro padre e madre, ma prigionieri, ostaggi, corpi sottratti al legittimo amore. Le stesse sentenze del tribunale vengono disattese. Mi arrabbio anche io, pensando a questa povera Repubblica che nel far west di Palmoli viene rappresentata da questa squadretta pasticciona e incapace, che offre una immagine terrificante, quello di uno Stato repressore e insensibile. Una di queste straordinarie professioniste ha avuto l’ardire di presentare un esposto contro il nostro giornale: adesso si ritrova sotto indagine, non per colpa nostra, ma, come forse avete letto, per iniziativa del suo stesso ordine professionale. Tuttavia anche stasera ricordiamo con pacatezza che questo giornale non si fa intimidire da nessuno: continueremo a raccontare tutto, ad ammirare ogni cosa, sino alla fine. Finché i bambini non torneranno liberi.

