Allarme Cgil su Denso e Pilkington «Istituzioni in ritardo per i servizi»

San Salvo. Il segretario Di Laudo riunisce i sindacalisti provinciali, Rsu e direttivi delle due multinazionali «Vogliamo chiarezza sulle strategie di sviluppo e sul mantenimento degli attuali livelli occupazionali»
SAN SALVO. Il futuro dei colossi industriali del Vastese preoccupa i sindacati. La Cgil provinciale ha riunito a Vasto le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) e i comitati direttivi della Denso e della Pilkington di San Salvo, i segretari provinciali di Fiom e Filctem e il segretario generale provinciale, Germano Di Laudo, per esaminare insieme il futuro delle due realtà produttive alla luce delle difficoltà e dei problemi che riguardano i due stabilimenti.
La Cgil ritiene che, vista la delicatezza del momento, sia necessario e indispensabile l’impegno comune di sindacati, aziende e istituzioni per evitare epiloghi disastrosi. Digitalizzazione, portualità, ferrovia - il cosiddetto “ultimo miglio” - autoporto, produzione e costi energetici, riciclo degli scarti prodotti, sono tematiche che, a parere del sindacato, vanno affrontate e risolte definitivamente in tempi brevi.
«La Cgil», dice Germano Di Laudo, «sarà impegnata nei prossimi giorni su due versanti. Da un lato il sindacato incalzerà la dirigenza delle due multinazionali, e alla luce dei problemi attuali e dell’imminente stravolgimento del mercato e della produzione legata all’automotive, cercherà di chiarire le strategie e gli interventi da realizzare per il mantenimento, lo sviluppo e i conseguenti livelli occupazionali. Contestualmente», prosegue Di Laudo, «la Cgil cercherà di costruire una rete con le altre organizzazioni sindacali confederali e i rappresentanti istituzionali, imprenditoriali e della politica, affinché si torni ad essere protagonisti del destino e del futuro di migliaia di lavoratori».
Denso e Pilkington hanno rappresentato il serbatoio occupazionale ed economico del territorio. «Devono», dice Di Laudo, «continuare a rappresentare, con la loro presenza e attività, il motore di sviluppo principale del territorio, contribuendo in maniera determinante al passaggio da una economia agricola a una industriale. L’economia abruzzese viene alimentata in maniera significativa dalla ricchezza prodotta da queste realtà. La crisi, che va avanti dal 2009, ha impedito il completamento di un percorso e di relazioni che avrebbero dovuto ancorare i due colossi al territorio. Le due multinazionali giapponesi», ricorda la Cgil, «hanno messo in atto strumenti diversi per affrontare le difficoltà. Una facendo ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali, l’altra godendo dei frutti prodotti da una profonda ristrutturazione partita prima della crisi. Il contributo che i lavoratori hanno pagato in questo periodo è stato determinante. In questa situazione di difficoltà scontiamo i ritardi nella realizzazione delle opere infrastrutturali che, pur condivise, programmate e in alcuni casi, finanziate, non ci sono e aggravano le difficoltà di competitività e sviluppo. Logistica, viabilità ed energia», ammonisce il sindacato, «non possono più rimanere pura enunciazione ma bisogna passare ai fatti». (p.c.)
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