Anziana malata presa a botte: la badante rischia l’espulsione

La boliviana di 62 anni confessa davanti al giudice: «In quel periodo ero stressata, ma sono pentita» Annullato il divieto di avvicinamento. Il questore sta valutando la revoca del permesso di soggiorno
CHIETI. «È vero, ho picchiato l’anziana che dovevo accudire. Ma è successo solo nelle occasioni in cui sono stata ripresa dalle telecamere. Sono pentita di quello che ho fatto. In quel periodo ero stressata». Così Nelcy Suarez Pena, badante di 62 anni boliviana, indagata per maltrattamenti e lesioni personali aggravate nei confronti di un’anziana teatina di 91 anni, ha reso «parziale confessione» davanti al giudice Andrea Di Berardino, che le ha revocato il divieto di avvicinamento alla vittima. Ma ora la donna rischia di essere espulsa dall’Italia: il questore Annino Gargano sta valutando se avviare il procedimento per arrivare alla revoca del permesso di soggiorno.
La confessione è stata parziale perché l’indagata ha negato di essere responsabile delle lesioni riportate dalla pensionata nel 2019. Dopo l’interrogatorio, il tribunale – fermo restando che i gravi indizi di colpevolezza sono «indubbi» – ha deciso di revocare la misura cautelare, considerando che la badante ha riconsegnato anche le chiavi dell’appartamento e non avrebbe più motivo e modo di avvicinarsi all’anziana. È stata dunque accolta la richiesta dell’avvocato Cesare Schioppa, difensore dell’indagata. La procura, che aveva chiesto gli arresti domiciliari, ha dato parere negativo.
«Nel periodo in cui sono avvenuti gli episodi che mi vengono contestati avevo problemi familiari ed ero particolarmente stressata», ha detto la badante. «Inoltre avevo chiesto ai parenti della donna di essere esonerata da questo gravoso impegno, ma mi avevano convinta a restare».
Le indagini dei poliziotti della squadra mobile di Chieti, diretti dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio, hanno evidenziato due anni di episodi di «inspiegabile crudeltà», come sottolineato dagli investigatori della seconda sezione. Pugni alla pancia e sui fianchi, strattoni, tirate di capelli: queste le aggressioni che, secondo l’accusa, sono stata messe in atto dalla 62enne nei confronti dell’anziana, affetta da una grave malattia neurodegenerativa, che era ed è tuttora allettata, incapace di parlare e, di conseguenza, anche di chiedere aiuto, difendersi, raccontare il suo incubo.
L’inchiesta è scattata a fine luglio, quando in questura si è presentata una delle due figlie della vittima. Ha raccontato che l’anziana si era ammalata nel 2017 e, due anni dopo, a seguito di un aggravamento delle patologie, lei e la sorella erano state costrette ad assumere una badante perché si occupasse di alimentarla attraverso la peg, ovvero un sondino collegato direttamente allo stomaco, le somministrasse le medicine e ne curasse l’igiene personale. A un certo punto, però, le figlie hanno deciso di installare una telecamera nella camera da letto dell’anziana perché, nonostante qualche giorno prima fosse stata sottoposta a un delicato intervento per sostituire la peg, già c’erano difficoltà nell’erogazione della nutrizione e un’anomala fuoriuscita di sangue. Visionando il sistema di videosorveglianza è emerso che il cattivo funzionamento del sondino era con alta probabilità riconducibile a un pugno che l’indagata aveva sferrato alla 91enne all’altezza dell’addome, proprio nel punto in cui aveva subito l’intervento chirurgico.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

