Asl, il giudice sospende Capocasa: «Non cura gli interessi pubblici»

3 Dicembre 2020

La direttrice amministrativa indagata per l’acquisto di un cuore artificiale senza gara d’appalto Stop all’incarico per un anno: «Episodio di particolare gravità, la sua funzione asservita ai privati»

CHIETI. «Assume scelte sulla base di relazioni e interessi personali, nel più completo spregio dell’interesse pubblico». Ecco perché Giulietta Capocasa, accusata di abuso d’ufficio per l’acquisto di un cuore artificiale senza gara d’appalto, è stata sospesa per un anno dall’incarico di direttore amministrativo della Asl Lanciano Vasto Chieti. È il passaggio chiave dell’ordinanza di 134 pagine firmata dal giudice Luca De Ninis su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani: il provvedimento è stato notificato all’indagata ieri mattina. La vicenda di Capocasa si inserisce nella complessa indagine della guardia di finanza che ha svelato, secondo l’accusa, un sistema di corruzione in cui valvole e protesi cardiache venivano comprate senza bando a un prezzo doppio rispetto a quello di mercato e i dispositivi medici erano dissipati di proposito per fare lievitare i guadagni delle imprese fornitrici. Il personaggio principale dell’inchiesta con 7 indagati è il professor Gabriele Di Giammarco, all’epoca dei fatti primario della Cardiochirurgia dell’ospedale, agli arresti domiciliari dal 27 ottobre scorso.
L’ACCUSA All’ormai ex direttore amministrativo viene contestato un singolo episodio, «tuttavia di massimo rilievo per la sua gravità». Secondo il giudice, dunque, «la vicenda deve necessariamente essere letta nel contesto degli ulteriori delitti contestati, e in particolare del rapporto corruttivo intercorso tra Di Giammarco e la ditta Pellecchia, di cui quell’abuso d’ufficio costituisce un mero episodio di “coltivazione”, sia pure di notevole importanza e prospettiva reddituale dell’impresa, eseguito in un contesto di corruzione sistemica. Un contesto in cui l’indagata non riveste il ruolo di concorrente del pubblico ufficiale corrotto, professor Di Giammarco, solo in ragione della carenza di prova della conoscenza delle utilità ricevute dal primario come corrispettivo dell’abuso, ma al quale tuttavia Capocasa aderisce con preventiva e piena consapevolezza dell’illiceità dell’operazione, di fatto fornendo un contributo essenziale alla “cattura” della funzione pubblica da parte dei privati». Il reato di cui deve rispondere Capocasa – come ricostruito dalle fiamme gialle guidate dal colonnello Serafino Fiore, dal tenente colonnello Emiliano Sessa e dal capitano Giuseppe Laganà – ruota intorno all’acquisto di un’apparecchiatura Heart Mate 3 da 95mila euro in assenza di preventivo, attestazione in ordine all’unicità del prodotto e di una delibera a contrarre della pubblica amministrazione.
Il DOCUMENTO L’atto che il pm pone a fondamento dell’accusa è il provvedimento, vergato a mano, in calce alla richiesta di Di Giammarco, che recita testualmente: “Vista l’urgenza si autorizza l’acquisto del dispositivo indicato dal Prof. Di Giammarco”, cui segue la data del 25 giugno 2019 e la firma di Capocasa. L’indagata è stata interrogata lo scorso 5 novembre. «Nel protestare la propria estraneità alle accuse a lei rivolte», sostiene il giudice, «ha reso un costrutto difensivo che lo scrivente ritiene del tutto insufficiente. Non solo perché formalistico e contraddittorio, al punto che l’indagata si pone reiteratamente in contraddizione con quanto ha appena affermato, rendendo faticoso e stucchevole l’esame, nel vano tentativo di rendere plausibile l’interpretazione artificiosa resa sul senso e la funzione dei propri atti contestati. Ma soprattutto perché la sua interpretazione e ricostruzione si pone in palese contrasto sia con il significato letterale degli atti sia con il contenuto delle conversazioni intercettate». Capocasa ha precisato di «aver inteso dare solo una valutazione preventiva per dare l’avvio all’istruttoria per l’acquisizione, che viene poi gestita dall’Unità operativa complessa che ha specifica competenza in materia». Ma il giudice non la pensa così, perché ritiene che quel provvedimento sia un’evidente «autorizzazione a effettuare l’acquisto».
L’INTERROGATORIO La sospensione di Capocasa è dunque considerata una necessaria «cautela di difesa sociale, configurandosi come attuale, concreto e intensissimo il pericolo che soggetti che hanno dimostrato di aver abdicato all’esercizio delle proprie prerogative di cura dell’interesse pubblico tornino a commettere delitti analoghi non appena se ne presenterà una nuova occasione, o la necessità di provvedere all’acquisizione di nuovi prodotti o di prorogare ulteriormente la fornitura di quelli acquistati senza gara. L’approccio contestato appare infatti sistemico e verosimilmente concerne tutti o gran parte degli approvvigionamenti del policlinico di Chieti, se non anche degli approvvigionamenti dell’intera Asl. È la stessa Capocasa a offrire conferma di tale giudizio nel corso del suo interrogatorio, allorché, con l’obiettivo di escludere che la condotta contestata fosse stata un’esclusiva in favore di Di Giammarco, ha riferito che si tratta di un’ordinaria modalità della gestione della propria funzione pubblica». La conclusione è che «l’inclinazione ad asservire la funzione di direttore amministrativo agli interessi personali e privati dei medici e delle imprese esprime un pericolo che prescinde dalle contingenze del procedimento e dalle persone oggi in servizio al policlinico. Essa avrebbe quindi analoga capacità di offesa anche nei rapporti con altri soggetti e pertanto non può, allo stato, considerarsi superata né contenibile con una misura di durata inferiore a quella massima prevista dalla legge». Ora le indagini non si fermano. «Le condotte contestate», osserva il giudice, «sono sintomatiche ed espressive di una generalizzata pervasività, avendo corrotto la corretta operatività funzionale di altri organi amministrativi della Asl, in cui si annidano ulteriori plurime responsabilità nei vari livelli istruttori e decisionali dei procedimenti di autorizzazione e di spesa, in parte stigmatizzate, ma in gran parte ancora da esaminare e ricostruire».