Assaltò la tabaccheria di notte, incastrato dal Dna dopo sette anni

10 Febbraio 2021

SAN GIOVANNI TEATINO. È come un grosso cervellone elettronico nel quale confluiscono i profili genetici di tutti gli arrestati e le tracce biologiche ritrovate sulle scene del crimine. Più “match” ci...

SAN GIOVANNI TEATINO. È come un grosso cervellone elettronico nel quale confluiscono i profili genetici di tutti gli arrestati e le tracce biologiche ritrovate sulle scene del crimine. Più “match” ci sono, più risposte si trovano a casi insoluti. Ed è grazie alla banca dati nazionale del Dna e alle indagini dei carabinieri di Sambuceto se, a distanza di sette anni, è stato individuato il responsabile di un assalto in tabaccheria. Si tratta di un pescarese di 32 anni, denunciato alla procura della Repubblica di Chieti con le accuse di tentativo di furto aggravato in esercizio pubblico e furto d’auto e di targhe.
Per riepilogare la vicenda, bisogna tornare indietro alla notte del 4 giugno del 2014. Il ladro arriva davanti al negozio di via Salara, a Sambuceto, a bordo di una macchina rubata a Pescara neanche un mese prima, sulla quale ha applicato due targhe portate via da un’auto parcheggiata vicino alla tabaccheria. Il malvivente sfonda la vetrina con un piede di porco, ma tutto si conclude in pochi minuti, perché arrivano i carabinieri che vedono distintamente una figura allontanarsi di corsa nelle campagne circostanti, verso l’asse attrezzato.
Impossibile rintracciarlo, ma sul posto resta la macchina con gli attrezzi da scasso e, soprattutto, un tubicino di carta stagnola arrotolato, di solito utilizzato per sniffare droga, trovato dagli investigatori in un vano porta oggetti. È molto probabile – ipotizzano gli investigatori – che, nell’attesa del momento giusto, l’allora 25enne abbia assunto cocaina: ecco perché i carabinieri repertano quel tubicino e lo inviano al Reparto investigazioni scientifiche di Roma. Per anni, il ladro la fa franca.
Ma, in tempi più recenti, ricompare sui radar della giustizia quando finisce nel carcere di Pescara con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e rapina aggravata. In quella circostanza, come accade di prassi, gli viene fatto un tampone salivare. Una traccia biologica che diventa un codice a barre (per mantenere l’anonimato) ed è subito inserita nella banca dati. Così, nei giorni scorsi, i due profili genetici combaciano alla perfezione e, nei confronti del ladro, scatta la denuncia. Grazie al Dna e alla perseveranza dei carabinieri. (g.let.)
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