Il sindaco di Palmoli: «Le assistenti sociali come il marchese del Grillo»

17 Settembre 2026

Masciulli e l’incontro saltato: «Una foto dimostra che nell’area non c’era alcun giornalista»

PALMOLI

«Da parte dei servizi sociali c’è un atteggiamento da Marchese del Grillo: io so’ io e voi non siete un cavolo». Per il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, non c’è stata alcuna forma di collaborazione: nonostante le richieste e le misure di sicurezza adottate dall’amministrazione comunale, nessuno ha fornito chiarimenti, facendo venire meno quella sinergia tanto rivendicata dagli operatori. Così, dopo 299 giorni da quel 20 novembre scorso – quando i bambini vengono allontanati dalla casa nel bosco su ordine del Tribunale per i minorenni dell’Aquila – l’incontro tra i figli e i genitori, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, salta del tutto. Il motivo? «Gli assistenti sociali non si sentivano al sicuro» dice Masciulli che, ai microfoni di Radio Il Centro Super Hit, racconta il fallimento del primo appuntamento che si sarebbe dovuto svolgere – nel rispetto del ricongiungimento graduale disposto dai giudici – fuori dalla casa famiglia di Vasto, dove i piccoli sono ospitati dopo la sospensione della responsabilità genitoriale.

Sindaco Masciulli, martedì scorso il Comune di Palmoli ha transennato l’area, erano presenti anche i carabinieri e i giornalisti si erano allontanati. Eppure il rientro dei bambini è stato annullato. Lei ha capito quali condizioni mancassero?

«No. E martedì ho vissuto, pur facendo il sindaco da tanti anni, una situazione veramente paradossale e inverosimile».

Ovvero?

«C’è da dire innanzitutto che questi servizi sociali non hanno fatto nulla per organizzare l’incontro, tant’è che la richiesta di garantire la sicurezza e la privacy dell’area al Comune di Palmoli è arrivata dalla famiglia, mentre questa richiesta solitamente dovrebbe arrivare dai servizi sociali, che qualche giorno prima effettuano un sopralluogo con il sindaco e formulano tutte le richieste che, a loro parere, devono essere ottemperate per garantire un incontro tranquillo e sereno. Ma tutto questo non è avvenuto».

Siete dunque intervenuti in prima persona?

«Certo, martedì c’ero io sul posto – mi preme ricordare, autorità di pubblica sicurezza nei Comuni dove è assente una stazione di polizia – con cinque dipendenti comunali. Abbiamo transennato l’area e i giornalisti stavano oltre le transenne, a circa 200 metri dall’ingresso della casa messa a disposizione da noi».

Quindi non un ritorno nella casa del bosco di Palmoli, per intenderci, ma un luogo predisposto dall’amministrazione comunale.

«Sì, esatto, parliamo della casa di proprietà del Comune messa a disposizione con un comodato d’uso biennale a Nathan e Catherine. La stampa era lontana. E, quindi, chiedo: che cosa avrebbero potuto riprendere? Solo la macchina in arrivo, per poi perderla di vista nel momento in cui avesse girato verso l’ingresso dell’abitazione. In realtà c’è stata un’organizzazione che da un lato mi faceva ridere, dall’altro mi ha preoccupato molto sulla qualità di questa gestione».

Si spieghi meglio.

«Hanno fermato la macchina con i minori a circa due chilometri dalla casa del Comune e hanno mandato a fare un sopralluogo, come si usava nelle guerre indiane. Hanno quindi mandato gli scout: l’interprete, la psicologa e l’assistente sociale a verificare lo stato dei luoghi. A quel punto mi chiama Nathan tutto preoccupato e io vado a parlare con queste responsabili, le quali mi dicono: “Se ci sono i giornalisti, l’incontro non si può fare”».

E dopo come avete agito?

«Per tagliare la testa al toro sono andato personalmente. Mentre mi avvicinavo ai giornalisti mi ha seguito anche Catherine: prima ho chiesto io, poi Catherine li ha pregati di allontanarsi, e nel giro di 5 minuti si sono spostati a oltre 500 metri dall’abitazione del Comune, perdendo ogni contatto visivo con la casa, perché nello spostarsi hanno dovuto fare una discesa e sono arrivati alla fine, dove l’abitazione non era visibile».

Questa era la situazione?

«Sì. Nonostante un’area totalmente sgombra, nonostante le rassicurazioni del sindaco che era lì in veste di autorità di pubblica sicurezza, nonostante la presenza dei dipendenti comunali a impedire l’accesso di qualsiasi persona estranea, si è ritenuto di annullare quell’incontro. E alla mia richiesta specifica – che cos’altro manca per garantire le condizioni di sicurezza – non vi è stata alcuna risposta. Un atteggiamento incredibile».

A Palmoli da dieci mesi a questa parte è cambiata la vita a tutti e, si presume, anche il modo in cui lavorate.

«Guardate, io di solito sono abbastanza tranquillo, ma martedì ho veramente perso la pazienza, perché noi arriviamo a questo primo incontro dopo quattro mesi dal deposito della perizia del consulente tecnico d’ufficio, la dottoressa Simona Ceccoli, nominata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che in quella perizia raccomanda il ricongiungimento familiare, anche se graduale».

Un tempo lungo...

«A fronte di quella raccomandazione depositata in atti a metà del mese di maggio, ci sono voluti 120 giorni per arrivare a programmare il primo incontro e, il giorno in cui ci riusciamo, con delle motivazioni pretestuose, lo stesso viene annullato. È stato qualcosa di veramente scoraggiante, perché se l’atteggiamento è questo c’è una notevole preoccupazione per il futuro e per lo svolgimento delle prossime attività: c’è una tendenza alla totale incomunicabilità, un atteggiamento da Marchese del Grillo, del tipo: “Io so’ io e voi non siete un cavolo”. E quindi non c’è neanche la possibilità di collaborare per risolvere i problemi».

Alla fine l’incontro si è svolto altrove?

«Sono partiti da Vasto, hanno fatto 40 chilometri e sono arrivati a Palmoli; da Palmoli sono andati a Gissi, distante altri 20-25 chilometri circa, su una strada di montagna che parte dai 600 metri di Palmoli, arriva al fiume Treste a 300 metri, risale a San Buono a 600 metri e scende a Gissi ad altri 400 metri».

Detto così sembra quasi un tour.

«Sì, e tutto per un incontro di 40 minuti. Poi da Gissi tornano a Vasto. E questo perché? Perché le assistenti sociali non si sentivano tranquille, nonostante i giornalisti fossero spariti».

Quindi, per riassumere, abbiamo detto che i giornalisti sono passati dai 200 ai 500 metri di distanza?

«Esatto. Prima la stampa stava a 200, però si vedeva, anche se in lontananza. Dopodiché si sono spostati a 500 metri, sulla strada provinciale sottostante. In assenza di qualsiasi contatto visivo hanno ritenuto comunque opportuno annullare l’incontro. Ora, la cosa che più mi ha preoccupato e mi ha lasciato smarrito è che in quella fase andava valutato l’interesse dei minori».

Quale valutazione dà, quindi, a questa situazione?

«Abbiamo tre bambini, due di 7 anni e uno di 9 anni, ai quali era stato detto che avrebbero incontrato i genitori. Catherine e Nathan avevano anche portato gli animali della vecchia casa e i cani per farli rincontrare. È stato valutato, dunque, il danno emotivo arrecato ai minori? E tra la loro ipotetica mancanza di sicurezza e il danno arrecato ai bambini, che cosa hanno scelto? La loro sicurezza personale. E voglio dire ancora anche un’altra cosa…».

Prego.

«Noi come Comune non abbiamo solo la disponibilità nei confronti della famiglia, noi abbiamo l’interesse. Un interesse innanzitutto sociale, perché questi bambini sono residenti a Palmoli e il bene dei minori è quello di vivere con i genitori, a fronte di condizioni che noi ci siamo sforzati di garantire. E poi c’è anche l’interesse economico, perché togliere dal bilancio del Comune o dell’Ente d’ambito 7.500 euro ogni mese per la casa famiglia significa ridurre i servizi a tantissime altre persone fragili che hanno bisogno di aiuto».

Ci sono opere, servizi o progetti che avete dovuto rinviare?

«La situazione è questa: noi a fine anno spenderemo 90mila euro. Una parte sarà compensata con un contributo del ministero dell’Interno e dell’Ente d’ambito sociale, che utilizza risorse regionali, però non sappiamo quale percentuale della spesa il contributo andrà a coprire. E quindi abbiamo dovuto fare delle variazioni al bilancio e sospendere tutta una serie di investimenti nel sociale. Altre persone stanno pagando per questa spesa che ci è stata ordinata dal Tribunale per i minorenni».

Tribunale che ha fatto richieste precise…

«Se il 20 novembre dell’anno scorso la motivazione c’era, oggi gran parte di quelle criticità sono state risolte. Noi chiediamo dei servizi sociali celeri ed efficienti. È inconcepibile che, a fronte di un’ordinanza del 30 agosto, i servizi sociali – dopo tre solleciti dell’avvocato di parte – convochino il primo incontro e lo sospendano. Questo non è più concepibile».

Sui prossimi incontri si sa qualcosa?

«Dovrebbe avvenire oggi, secondo il calendario stabilito. Ma dopo quanto è successo non abbiamo aggiornamenti».