Atessa, il Comune rinuncia alla gestione del mattatoio

4 Agosto 2018

Pellegrini (LiberAtessa): un altro pezzo di patrimonio pubblico svenduto ai privati Il vicesindaco Cinalli: la struttura va rilanciata, ma l’amministrazione non ha fondi

ATESSA. Dal 1° gennaio 2019 il Comune dismetterà la gestione diretta del mattatoio comunale e, entro il 20 ottobre di quest’anno, avvierà una procedura per valutare altre forme di gestione che non siano a carico di tutti i contribuenti. Il mattatoio, che si trova in via Della Stazione 1, attualmente serve principalmente un utente di Atessa e quattro di alcuni comuni limitrofi. «Continua la scellerata corsa della maggioranza Mau-Pd nello svendere il patrimonio pubblico e cancellando i servizi», afferma Enzo Pellegrini, capogruppo di LiberAtessa, «dopo aver deciso di affidare a privati i due parcheggi del centro storico rendendoli a pagamento, e quindi dando un colpo mortale all’economia del paese, e dopo aver deciso di regalare, sempre a privati, anche l’Auditorium Italia senza alcun progetto di valorizzazione di una struttura nuovissima e con enormi potenzialità. Il mattatoio di Atessa», continua il consigliere Pellegrini, «riesce con molte difficoltà a garantire quel concetto di filiera corta tra l’allevatore di bestiame e il consumatore: dietro infatti alcuni macellai che si servono attualmente del mattatoio, vivono e lavorano decine di allevatori che con enorme fatica continuano ad allevare bestiame in maniera naturale. Una disgraziata decisione che mette fuori gioco definitivamente gli allevatori e gli stessi macellai che, non avendo più a disposizione il servizio praticamente in casa, decideranno sicuramente di non macellare e di rifornirsi di carne proveniente dall’estero».
È il vicesindaco Federica Cinalli a spiegare le ragioni della scelta dell’amministrazione: «Altri Comuni hanno dismesso da tempo questo tipo di attività. Oggi, le diverse modalità di allevamento e macellazione delle carni, la distribuzione effettuata prevalentemente da grossi fornitori e i gusti dei consumatori, rendono questi impianti poco efficienti se non riorganizzati sulla base di un vero e proprio piano aziendale e di marketing. Riteniamo tuttavia», continua Cinalli, «che ci siano margini di interesse per chi vuole investire sul concetto di filiera corta, in cui sia seguibile la tracciabilità completa del prodotto. Ma ciò richiede un piano di rilancio della struttura, qualche investimento, un’azione di promozione e marketing a cui oggi il Comune non può provvedere, viste le risorse umane ed economiche necessarie. È questo il motivo per cui, prima di dismettere il servizio, vogliamo individuare forme di gestione che esaltino le potenzialità del bene, che attualmente non produce redditività, e negli anni potrebbe portare solo ad ulteriori aumenti di costi di gestione».
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