Minaccia i genitori con il coltello e “brucia” 300mila euro

15 Settembre 2026

Un 48enne, finito nel tunnel di droga e alcol, terrorizza il padre e la madre: «Vi ammazzo». La denuncia: «Si è impossessato dell’oro e dei beni di famiglia»

CHIETI. Ha minacciato per anni gli anziani genitori, pretendendo soldi e vendendo i beni di famiglia, tanto da dilapidare un patrimonio di almeno 300.000 euro. Un quarantottenne di San Giovanni Teatino, finito nel tunnel dell’alcol e della droga, non potrà più mettere piede a Sambuceto, dove vivono il padre e la madre: il giudice del tribunale di Chieti Maurizio Sacco, su richiesta del pubblico ministero Marika Ponziani, ha firmato l’ordinanza che lo obbliga a restare lontano dalla casa familiare. L’indagato, accusato di maltrattamenti e difeso dall’avvocato Rocco Di Sipio, ha negato il consenso all’applicazione del braccialetto elettronico: nei suoi confronti è dunque scattata la misura cautelare del divieto di dimora a San Giovanni Teatino.

L’inchiesta è partita pochi giorni fa, quando le vittime si sono presentate ai carabinieri per denunciare un quadro ormai non più sostenibile di sopraffazione domestica, minacce, aggressioni verbali, continue richieste di denaro, sottrazioni patrimoniali e danneggiamenti di beni presenti in casa da parte dell’indagato. La coppia di anziani ha raccontato come il figlio pretenda quotidianamente soldi, peraltro impossessandosi anche di ori e di gioielli, e come loro abbiano soddisfatto quelle richieste non per libera scelta, ma per il timore che un rifiuto potesse determinare azioni violente. L’uomo, infatti, reagisce con aggressività a ogni forma di opposizione o anche soltanto al suggerimento di intraprendere un percorso di recupero in una comunità.

Sono almeno due gli episodi ritenuti dal giudice particolarmente significativi. Il primo è avvenuto una decina di giorni prima della denuncia. In quell’occasione, il quarantottenne ha afferrato un grosso coltello da cucina per poi brandirlo contro il padre e urlare: «Vi ammazzo, vi ammazzo». Ha desistito solo per l’intervento della madre, che si è frapposta tra i due. La sera del 2 settembre il figlio, tornato a casa in condizioni di agitazione e aggressività, ha invece rotto il suo telefono, ha iniziato a buttare a terra le suppellettili e ha minacciato entrambi i genitori dicendo che li avrebbe uccisi. Impauriti per l’ennesima esplosione d’ira, i due anziani si sono allontanati precipitosamente da casa e hanno chiesto l’intervento del 112.

Secondo il giudice, il racconto delle vittime è coerente e genuino. Il silenzio precedente alla denuncia è stato mantenuto «per paura e vergogna», come dimostra anche la riluttanza a coinvolgere altre persone nelle vicende familiari. La coppia ha precisato «di non avere subito lesioni fisiche solo perché, in occasione delle esplosioni d’ira del figlio, aveva preferito assecondarne le richieste o allontanarsi dall’abitazione per evitare conseguenze peggiori». Il rischio che l’indagato possa continuare a rendere un inferno la vita dei genitori è «particolarmente elevato», anche alla luce «dell’incapacità di autocontrollo» da lui mostrata. «La particolare vulnerabilità delle persone offese», scrive il giudice, «in condizione di evidente soggezione rispetto alla forza fisica del figlio, impone l’adozione di una misura idonea a interrompere immediatamente la coabitazione e a prevenire ulteriori contatti non controllati, così da preservarne l’incolumità personale, la libertà morale e la possibilità di fruire della propria abitazione senza timore di nuove aggressioni».

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