Auto bruciate a San Salvo: «Via Liquirizia è senza telecamere»
SAN SALVO. 2 agosto 2013: il fuoco distrusse la Lancia Y di una operaia che abita in via Liquirizia; 20 gennaio 2018: la storia si ripete e questa volta il fuoco distrugge due vetture e raggiunge...
SAN SALVO. 2 agosto 2013: il fuoco distrusse la Lancia Y di una operaia che abita in via Liquirizia; 20 gennaio 2018: la storia si ripete e questa volta il fuoco distrugge due vetture e raggiunge anche il palazzo davanti al quale le due auto sono in sosta. Eppure via Liquirizia, la strada dello stadio e della caserma dei carabinieri, non ha telecamere. Altri obiettivi accesi nelle strade vicine non hanno ripreso l’incendiario in fuga. I carabinieri hanno provato a riannodare i fili della vicenda, partendo da alcune testimonianze più o meno dirette. Gli investigatori stanno verificando se nella zona sia stato acquistato liquido infiammabile. Le indagini, ad ogni modo, proseguono nel più stretto riserbo. Sull’origine dolosa i dubbi sono ben pochi. I cittadini chiedono telecamere nei punti più a rischio del paese. «Via Liquirizia è stata teatro di diversi fatti di cronaca. La stessa presenza di uno stadio dovrebbe suggerire alle autorità preposte una maggiore vigilanza», dicono i residenti. L’Audi presa di mira sabato notte è di una coppia, pare, di origine rumena. Gli investigatori indagano nella sfera privata, ma nessuna ipotesi è esclusa. Incendiare è ormai diventato il modo più veloce e sicuro per risolvere liti e vendicare torti subiti. Ai cittadini poco importa la natura del gesto, sono comunque preoccupati dal moltiplicarsi dei roghi. Strategie per punire importate dalla Campania e dalla Calabria. Il vizio di incendiare per vendetta venne importato nel Vastese negli anni ’90. Un numero preoccupante di auto sta andando a fuoco ormai da anni. (p.c.)

