Bambina portata via, la madre si difende: «La fuga all’estero per un futuro migliore»

11 Agosto 2024

La donna scrive una lettera agli assistenti sociali dal carcere tedesco in cui è rinchiusa: «Non sono una cattiva mamma» Ma la minore, finché ha vissuto con la famiglia, non è mai andata a scuola, né ha avuto un pediatra o è stata vaccinata

SAN GIOVANNI TEATINO. «Sono scappata all’estero perché volevo ricominciare da zero e dare un futuro migliore a mia figlia». Si difende così la donna di San Giovanni Teatino che, lo scorso 25 maggio, nonostante la sospensione della responsabilità genitoriale disposta dal tribunale per i minorenni, ha sottratto la bambina di 8 anni fuggendo con lei fino in Germania.
LA LETTERA
La donna, arrestata a Duisburg lo scorso 2 luglio grazie alle indagini della squadra mobile di Chieti e rinchiusa nel carcere femminile di Dinslaken (città della Renania Settentrionale-Vestfalia), ha inviato una lettera agli assistenti sociali per dire la sua verità, in attesa dell’estradizione, che ci sarà nei prossimi giorni dopo il via libera arrivato dalle autorità tedesche. La piccola, invece, è tornata in Italia il 29 luglio ed è ora affidata a una struttura protetta, con tassativo divieto di avvicinamento per i familiari.
LA DIFESA
«Non sono una cattiva madre, non sono quella che è stata descritta», è il senso di uno dei passaggi della missiva della donna, arrestata una prima volta lo scorso 19 aprile insieme al marito dopo la scoperta che la bambina era solita dormire tra panetti di droga e pistole, di cui una addirittura carica. Dopo l’udienza di convalida, l’indagata era stata sottoposta all’obbligo di dimora a San Giovanni Teatino, misura che ha poi violato per scappare in Germania insieme alla figlia, nel frattempo affidata alla nonna materna.
LA TESI DEI GIUDICI
Dagli accertamenti disposti dai giudici è emerso che la minorenne, prima di essere allontanata dalla famiglia d’origine, non era mai stata iscritta a scuola, non era mai stata vaccinata e non era mai stata visitata da un pediatra. Secondo il tribunale, «il grave e irresponsabile comportamento dei genitori è indice della loro scarsa idoneità a svolgere il delicato ruolo; l’incuria e la negligenza mostrate rivelano che entrambi trascurano in modo palese i doveri inerenti alla responsabilità genitoriale, commettendo gravi reati e, quanto alla madre, violando in modo palese e spregiudicato gli ordini di protezione emessi in favore della figlia». Basti pensare che, una volta in Germania, la mamma si era nascosta insieme alla figlia a casa della cognata, ritenuta tra i cinquanta latitanti più pericolosi e anche lei arrestata, essendo stata condannata in via definitiva, in Italia, alla pena di 18 anni di reclusione per reati in materia di stupefacenti, commessi a Pescara tra il 2006 e il 2017.
«LA DROGA NON ERA MIA»
Tornando al blitz di aprile a San Giovanni Teatino, gli investigatori avevano sequestrato panetti di hashish per un peso complessivo di 375 grammi, 120 bustine per confezionare le dosi, tre coltelli sporchi di sostanza stupefacente, una bilancia elettronica e, circostanza ancora più allarmante, due armi: un revolver a tamburo calibro 22, già carico con otto cartucce, e una pistola a forma di penna. «Ciò che è stato trovato dentro casa non è mio, non ero assolutamente a conoscenza della presenza di quella roba», è la versione dei fatti fornita dalla donna nella lettera; una ricostruzione ritenuta però non credibile già dal tribunale di Chieti, che aveva convalidato l’arresto con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. La donna si dice ora disponibile a parlare con i giudici per chiarire la sua posizione non appena sarà in Italia.
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