Bambini allontanati dai genitori, sì del tribunale al provvedimento

La decisione ha convalidato la misura d’urgenza per i tre fratellini portati via dagli assistenti sociali. Gli avvocati della famiglia difendono la madre: «I denti rovinati da una patologia, non dalle droghe»
LANCIANO. Il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha confermato il provvedimento di allontanamento da casa dei tre fratellini di Lanciano, tolti ai genitori e collocati in una struttura protetta. È arrivata in tempi strettissimi la decisione del giudice delegato Roberto Ferrari che, su richiesta del sostituto procuratore, ha convalidato la misura d’urgenza, eseguita giovedì scorso dai servizi sociali del Comune frentano con l’assistenza delle forze dell’ordine. I due bambini più piccoli, di 2 e 4 anni, sono stati portati via dall’abitazione di contrada Iconicella, dove si trovavano con la madre, mentre la più grande, di 7 anni, è stata raggiunta direttamente a scuola dagli assistenti sociali, accompagnati da agenti in abiti civili. «Trovare la casa in disordine non è un motivo per strappare i figli ai genitori», grida il padre dei fratellini, Pietro Loffredo, che da cinque giorni non ha notizie dei suoi bambini.
Il decreto di convalida da parte del tribunale per i minorenni dell’Aquila porta la data del 19 settembre, due giorni dopo l’allontanamento da casa dei tre fratellini, figli di Loffredo, che è anche il padre di Fortuna, la piccola violentata e uccisa a Caivano nel 2014, e della compagna Giovanna Orta. Il giudice Ferrari ha confermato il collocamento dei bambini in una comunità e l'affidamento ai servizi sociali, nominando un curatore speciale che per legge seguirà i piccoli sistemati in una casa-famiglia. L’udienza di comparizione delle parti è stata fissata al prossimo 29 settembre. Il collocamento dei minori in casa famiglia è motivato dalla condizione di degrado dell’abitazione e dall’incuria in cui versavano i minori. Prima dell'intervento dei servizi sociali, nella villetta dell’Iconicella, dove vive anche uno zio paterno, per due volte erano arrivate le forze dell'ordine.
Il 10 settembre a chiamare la polizia erano stati i vicini di casa, allertati dalle grida provenienti dall’abitazione. Un bisticcio tra padre e madre per via delle condizioni di disordine della casa, come ha spiegato lo stesso Loffredo. Nella relazione alla magistratura, i servizi sociali riferiscono di «un cattivo odore proveniente da immondizia di vario genere sparsa ovunque, resti di cibo ed escrementi di animali nell'ambiente adibito a cucina, pochi alimenti in frigo e non adatti all’alimentazione dei bambini», e ancora «materassi sudici, coperte e lenzuola ammucchiate e sporche, pareti con macchie di sporcizia e umidità». Il bimbo più piccolo aveva addosso solo il pannolino, per di più colmo di urina. «Siamo tornati da Napoli l’8 sera, perché mia figlia più grande iniziava la scuola il giorno dopo», si difende Pietro Loffredo, «due giorni dopo ci sta che la casa era in disordine. Ci hanno distrutto per niente».
Sul dato temporale si baserà il ricorso nel tentativo di dimostrare la sproporzione della misura assunta. I legali della famiglia, Angelo e Sergio Pisani, intervengono anche per fare chiarezza sulla madre dei bambini: «L’aspetto dei suoi denti, mostrato e commentato attraverso le immagini televisive, non è la conseguenza dell’uso di sostanze stupefacenti, ma è riconducibile a patologie gravi che hanno inciso pesantemente sulla salute del cavo orale e sulla dentatura», spiegano i due avvocati, «non è accettabile che i social trasformino una condizione patologica in un marchio sociale, lasciando intendere che una madre sia una drogata senza che ciò corrisponda alla realtà. Quando sono coinvolti dei minori e una famiglia è sottoposta a un procedimento particolarmente delicato, è fondamentale che ogni valutazione venga effettuata sulla base di elementi concreti. Chiediamo che venga rispettata la dignità della madre di questi bambini», concludono, «evitando che una patologia venga scambiata per qualcosa che non è».
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