Bambini nel bosco, la tutrice dice no alla visita pediatrica chiesta dalla madre

Respinta l’istanza della difesa per l’ingresso di uno specialista in comunità: «Accertamento superfluo, patologia già diagnosticata, sarebbe l’anticipazione di una consulenza tecnica»
PALMOLI. La diagnosi è agli atti: bronchite. Ma intorno a questa patologia, riscontrata sulla figlia gemella di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion al momento dell’ingresso nella comunità di Vasto, è nata una nuova divergenza tra la famiglia del bosco di Palmoli e i rappresentanti istituzionali. La madre, preoccupata per la bimba di sei anni, ha formalizzato attraverso i suoi difensori, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, una richiesta precisa: l’accesso in struttura di un medico specialista proveniente dalla clinica pediatrica dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti. Un occhio esterno, qualificato e pubblico, per valutare le condizioni di salute della piccola, del gemellino e della sorella maggiore di otto anni.
La porta della struttura, però, è rimasta chiusa. La tutrice dei minori, l’avvocato Maria Luisa Palladino, ha respinto l’istanza prima di Natale. Nelle motivazioni del diniego non si fa riferimento a impedimenti logistici, ma a una questione di opportunità procedurale. Secondo la tutrice, la visita medica è stata regolarmente eseguita al momento della presa in carico dei minori da parte della comunità; in quella sede la bronchite è stata diagnosticata e registrata. Di conseguenza, un ulteriore accertamento viene ritenuto superfluo. Anzi, la tutrice ha argomentato che consentire l’accesso a un medico indicato dalla difesa in questa fase si configurerebbe come un’anticipazione di una consulenza tecnica di parte.
Il rifiuto assume un peso specifico rilevante se confrontato con le carte dell’ultima ordinanza del tribunale per i minorenni dell’Aquila, datata 11 dicembre 2025. Nel provvedimento, che ha confermato la sospensione della responsabilità genitoriale e la permanenza in casa famiglia dei bimbi, i magistrati avevano sottolineato con forza le carenze sanitarie pregresse. Si citava la segnalazione del Servizio sociale seguita all’intossicazione da funghi, evidenziando come i bambini fossero privi di assistenza pediatrica di base. L’atteggiamento della madre – che vive anche lei nella struttura, ma al piano superiore rispetto a quello dei figli – era stato stigmatizzato per la sua opposizione a trattamenti sanitari specifici, come il sondino naso-gastrico, e per la riluttanza verso le vaccinazioni (tutti addebiti da lei respinti con forza).
Oggi la dinamica appare mutata. La donna accusata dai giudici di ostacolare i protocolli sanitari, e di aver sottovalutato una bronchite della figlia («non segnalata e non curata», scrivono i magistrati), si trova a richiedere l’intervento di uno specialista ospedaliero, mentre la figura istituzionale preposta alla tutela dei minori nega l’autorizzazione, ritenendo sufficiente il monitoraggio già fatto.
Tutto questo accade mentre scorre il cronoprogramma fissato dal tribunale, che ha delineato un percorso istruttorio estremamente articolato. L’ordinanza non si è limitata a confermare il collocamento in comunità, ma ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio per scandagliare ogni aspetto delle capacità genitoriali e dello stato psicofisico di tutti e tre i figli, non solo in relazione alle condizioni di salute contingenti. Il mandato conferito al perito, la psichiatra Simona Ceccoli, è vasto: il tribunale lo ha autorizzato a visionare tutti gli atti del fascicolo e a prendere informazioni a 360 gradi, interpellando le parti, terzi e persino enti pubblici. Come dire: non ci saranno zone d’ombra nell’indagine sulla vita della famiglia.
Ogni colloquio, ogni test, ogni interazione tra il consulente, i genitori e i tre bambini dovranno essere filmati e registrati. Una misura che il tribunale ha motivato con una doppia finalità: garantire una «doverosa tutela delle parti» e consentire al collegio giudicante una «valutazione diretta dei colloqui», senza filtri interpretativi. I tempi per questa indagine sono lunghi: la relazione dovrà essere depositata entro 120 giorni dalla data del giuramento. Quattro mesi in cui la vita della famiglia sarà sezionata e analizzata.
Di fronte a un accertamento tecnico così incisivo, la difesa ha deciso di schierare i pezzi da novanta. Gli avvocati Femminella e Solinas hanno nominato come consulente di parte una figura di primo piano nel panorama scientifico nazionale: lo psichiatra Tonino Cantelmi. Sarà lui, affiancato dalla psicologa Martina Aiello, a rappresentare la famiglia. Parallelamente, il giudice ha ordinato al Servizio sociale di trasmettere una relazione di aggiornamento entro il 30 gennaio 2026 sugli interventi compiuti. Le parti avranno poi tempo fino al 15 febbraio 2026 per presentare le loro memorie difensive. Ma la realtà impone un’altra certezza immediata: Catherine, Nathan e i loro tre bambini saluteranno l’arrivo del nuovo anno guardando lo stesso cielo, ma da finestre diverse.
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