Bar e ristoranti in crisi Grido d’aiuto dei titolari

L’appello al governatore della proprietaria di un locale di Casalbordino Non è arrivata nemmeno la cassa integrazione: «Abbiamo paura del futuro»
VASTO. Fino a tre mesi fa avevano un vita più che dignitosa. Poi è arrivato il Covid-19 e le certezze di centinaia di artigiani e commercianti sono crollate. La promessa della cassa integrazione fatta dal premier Giuseppe Conte, a chi era stato obbligato a fermarsi per osservare il decreto, ha tranquillizzato i lavoratori per qualche settimana. Ma la serenità è durata poco. La cassa integrazione non è arrivata e ad oggi è ancora un'utopia. È rimasta una promessa. I problemi economici sono diventati enormi. Katia Aucone, titolare di un bar-ristorante di Casalbordino, sposata con un uomo che lavora anche lui nel settore della ristorazione ha deciso di inviare attraverso Il Centro, un invito al governatore Marco Marsilio.
«È una persona che stimo», dice Katia. «Vorrei che venisse qui. Si renderebbe conto che per noi abituati a vivere del nostro lavoro è duro ed umiliante avere paura del futuro. Non possiamo contare sulle entrate e fino ad oggi non ci è stato accreditato nulla. Il presidente Conte aveva garantito che il 12 aprile i soldi sarebbero arrivati, poi a fine aprile. Oggi è il 12 maggio e non è arrivato ancora nulla», dice la donna. «Non ci sono neppure finanziamenti a fondo perduto. Medici e ricercatori cercano una cura contro il Covid, noi dobbiamo essere messi in condizioni di lavorare e guadagnare quel che basta per vivere. La ristorazione è socialità e al tempo stesso un lavoro indispensabile. Io chiedo al presidente Conte di riconoscere che tutti noi siamo stati bravi. Ora spetta al governo aiutarci. È inutile salvarsi dal virus e morire d'inedia. Va trovata una soluzione per permetterci di lavorare e ricevere la clientela in modo sicuro ma non le distanze elencate fino ad oggi».
Katia Aucone confida nell'intervento della Regione ma non nasconde di essere molto preoccupata. Come lei un centinaio di baristi, ristoratori, pasticcieri del Vastese. Tutti in attesa della cassa integrazione e di soluzioni per tornare a lavorare. «La cig non è arrivata, ma le bollette da pagare sì», protestano i commercianti vastesi. «Chiediamo ai parlamentari del territorio di rappresentare le nostre necessità», dicono. Grazie al "Cura Italia", a detta del premier Conte nessuno avrebbe perso il posto di lavoro. Così non è. Tante attività ricettive riapriranno con pochissimo personale. Il 30% di camerieri e barman rischia di non essere riassorbito. I titolari dei locali definiscono «umiliante» la loro condizione economica. «Dover centellinare i soldi per fare la spesa», dice Katia Aucone interpretando il pensiero di tutti i colleghi, «è durissimo e ingiusto. Chiediamo ai politici regionali e locali di aiutarci. Restare senza soldi ha effetti gravi forse anche di più del contagio da coronavirus».
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