Benito, ricerche a vuoto ma oggi la zona si amplia

11 Aprile 2021

Oltre trenta fra militari e volontari hanno battuto l’area del Muro e quella a valle Con loro Simba e Bayla, i cani che trovarono i 4 amici sotto la valanga del Velino

GUARDIAGRELE. Tutta la buona volontà di questo mondo - anche quella dei cani molecolari Simba e Bayla - non ha dato i frutti sperati. Del resto c’era da aspettarselo: quattro anni sotto le intemperie, in una zona battuta da animali selvatici e, ultimamente, anche da tanti cinghiali, interessata a uno smottamento di terreno di una certa imponenza e a ridosso di un corso d’acqua, si sono frapposti come un muro in cemento armato anche al sagace fiuto di Simba e Bayla, i cani dei carabinieri che nella zona del Velino, lo scorso febbraio, ritrovarono i quattro escursionisti di Avezzano sepolti sotto la valanga da un mese: i corsi ai quali partecipano questi formidabili animali si tengono a Ahrbergen, in Bassa Sassonia, in Germania, e danno risultati speciali. Ma ieri niente.
SIMBA E BAYLA Nel primo giorno di verifiche a ridosso del cosiddetto Muro di Guardiagrele, la strada comunale che dalla statale 81 Piceno Aprutina, porta ai parcheggi di via Orientale, a un passo dal centro storico, dei resti di Benito Della Penna, il panettiere 83enne scomparso dal 15 marzo 2017 dopo essere uscito di casa a poca distanza da questa zona, non c’è alcuna traccia. La mattinata si è aperta con l’ulteriore bonifica da sterpaglie e arbusti di una zona di fianco alla strada che in quel tratto ha una pendenza del 28% e sulla quale si fa fatica anche a restare in equilibrio. Ciò, mentre Simba e Bayla, giunti la sera prima con i militari delle Unità cinofile di Bologna, dopo avere annusato alcuni capi di abbigliamento di Benito, hanno iniziato a perlustrare i campi che guardano a ovest, verso la confinante contrada di Colle Luna.
SPUNTA UN OSSO Neanche i carotaggi eseguiti non senza difficoltà in alcuni tratti del terreno franato, sono stati utili ai due cani per annusare qualcosa di riconducibile al panettiere. Un osso della lunghezza di una quindicina di centimetri è comunque spuntato di fianco alla strada: con tutte le accortezze del caso, gli investigatori lo hanno misurato e imbustato, in attesa delle comparazioni con il Dna già estratto da indumenti ed effetti personali dello scomparso e in possesso dei carabinieri del Ris di Roma. Ma ai più è parsa subito una non-scoperta: potrebbe appartenere alla carcassa di un animale.
NIENTE TREGUA Oggi si ricomincia, sperando che il peggioramento delle condizioni meteo non pregiudichi la forte volontà di una trentina tra militari e volontari che hanno battuto la zona senza fermarsi un solo istante pur di restituire qualcosa del papà alla figlia Rosanna, e ai suoi stretti famigliari, ieri presenti alle operazioni di raduno e assegnazione dei compiti ai ricercatori insieme al sindaco Donatello Di Prinzio. Ne sa qualcosa Alessia Natali, presidente di Penelope, l’associazione abruzzese che si occupa degli scomparsi e che fornisce assistenza ai loro familiari: «Abbiamo controllato anche la zona che va dalla casa di Benito a scendere verso il viadotto dell’area industriale. C’era un percorso che lui da ragazzino faceva a piedi che abbiamo battuto schierandoci a pettine, ma senza alcun esito. Ci sono lingue di terreno troppo sporche e anche vanno ricontrollate meglio. Comunque, non ci arrendiamo e domani (oggi per chi legge, ndc), continueremo con le ricerche».
LE INDAGINI Il caso è stato archiviato dalla Procura di Chieti lo scorso anno, nonostante gli appelli della famiglia a proseguire le indagini. Ma i famigliari di Benito non si arrendono: da qui, era partita una nuova istanza, inviata al procuratore della Corte d’appello dell’Aquila, affinché avocasse a sé le indagini preliminari sul caso. «Non si può archiviare il caso Benito così», ebbe a ripetere Natali più volte, «la famiglia non sa neanche in quale giorno piangere per lui: è morto il 15 marzo 2017? Chissà». Ma anche oggi bisogna cercare e scavare, credere e sperare. Solo da domani ci sarà spazio per mettere nero su bianco. Lo fanno intuire quanti si sono associati alle ricerche di Penelope, dei carabinieri di Guardiagrele e della Compagnia di Chieti, coordinati dal maggiore Massimo Capobianco e delle Unità cinofile di Bologna, i finanzieri del Soccorso alpino e i volontari delle associazioni Sos Metal Detector del presidente Luciano Diletti; di History Hunter-Gustav Line, coordinati da Lamberto Mascitti e dell’Aeop, sezione di Lanciano, presieduta da Giuseppe Corapi.
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