Cultura in lutto per Cuccurullo «Ha fatto grande la d’Annunzio»

Con lui al timone per 15 anni l’ateneo è cresciuto da 17.500 studenti a 32mila con dodici facoltà Caputi: «Perdiamo un uomo importante». Marsilio: «Un punto di riferimento per la nostra ricerca»
CHIETI. È l’uomo che ha reso grande l’università d’Annunzio. Franco Cuccurullo, stroncato dal Covid a 77 anni giovedì notte, è stato il rettore che più a lungo ha guidato l’ateneo: 15 anni, dal 1997 al 2012, in cui ha preso una università di 17.500 studenti con 8 facoltà e l’ha portata a 32mila iscritti e 12 facoltà. A lui si deve l’ultimazione del campus teatino di via dei Vestini, iniziato dal predecessore Uberto Crescenti e da lui terminato, riempiendo «i contenitori di contenuti», come soleva ripetere. A lui si deve anche la realizzazione dei grandi centri di ricerca come il Cesi (Centro di scienze dell’invecchiamento) e l’Itab (l’Istituto di tecnologia avanzate biomediche) e la creazione della fondazione d’Annunzio, braccio operativo dell’ateneo.
Cuccurullo ha ricoperto anche importanti incarichi nazionali: è stato nominato prima presidente della seconda sezione del Consiglio superiore di sanità, poi presidente del Comitato etico nazionale per la sperimentazione del multitrattamento Di Bella, successivamente presidente del Consiglio superiore di Sanità, e ancora presidente della Commissione nazionale per la valutazione della ricerca e poi ancora presidente del Comitato nazionale per le biotecnologie e la biosicurezza. E durante i suoi 15 anni da rettore ha accolto alla d’Annunzio personalità di primissimo piano, dal premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini, al dirigente d’azienda Luca Cordero di Montezemolo, all’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne, a numerosi ministri, tra cui Rosy Bindi e Tommaso Padoa Schioppa, a protagonisti del mondo della cultura come Moni Ovadia, Giorgio Albertazzi e Piero Angela. Aveva, però, un posto speciale nei suoi ricordi personali la consegna della laurea honoris causa ad Albert Bruce Sabin, lo scopritore del vaccino antipolio.
«Il professor Cuccurullo è stato un uomo di fondamentale importanza per la storia della d’Annunzio», dice il rettore Sergio Caputi, tra i primi a essere avvertito della scomparsa. «Con Cuccurullo alla guida, l’ateneo è cresciuto, raggiungendo alti livelli soprattutto per quanto riguarda il settore legato alla Medicina. Si tratta di una grande perdita per il nostro ateneo, oltre che, per quanto mi riguarda, un dolore personale, essendo stato il relatore della mia tesi di laurea», continua Caputi che, attraverso le sue parole, ha inteso portare alla famiglia il cordoglio dell’intera comunità universitaria.
«La comunità abruzzese», dice il presidente della Regione, Marco Marsilio, «perde una figura culturale e scientifica importante, che è stata riferimento della crescita universitaria in Abruzzo per 15 anni. Il futuro della ricerca nella nostra regione troverà sempre radici in tutto quello che il professor Cuccurullo ci ha lasciato come eredità». «Franco aveva un sogno: portare tutte le aree scientifiche del nostro ateneo e l’ospedale di Chieti ai massimi livelli, dall’Abruzzo a livello nazionale, mirando altresì al pieno riconoscimento delle capacità mediche e non mediche a livello internazionale», lo ricorda così Massimo Sargiacomo, ordinario di Economia aziendale alla d’Annunzio, e pro-rettore di Cuccurullo. «Per lui la sfida era il mondo intero, andando dal localismo alla globalizzazione che lui intravedeva con sapiente lungimiranza quando gli altri non ne vedevano neanche il germogliare dei primi segni embrionali».
Per il neodirettore del dipartimento di Neuroscienze Stefano Sensi, «Cuccurullo è stato un gigante, che ha permesso di far diventare grande una piccola università. È stato un visionario. Autorevole ma non autoritario, come tutti i veri leader. Con le sue scelte ha portato la d’Annunzio alla ribalta nazionale. Ha cambiato il corso della storia non solo per la nostra università ma anche per la regione, credendo fermamente che la d’Annunzio dovesse aprirsi al territorio».
Per il pro-rettore Stefano Trinchese, «Cuccurullo è stato un uomo di scienza capace di confrontarsi con l’umanesimo, cosa molto rara. Lui d’altronde amava la cultura in tutti i suoi aspetti. Era legatissimo al teatro, che aveva praticato, e all’arte in generale. Anche per questo si trovava bene a Parigi, dove aveva una casa in centro e da dove seguiva con interesse e partecipazione i grandi movimenti culturali europei. Uomo anticonvenzionale senza dichiararlo, e sempre con la grande sobrietà che lo contraddistingueva, aveva una grande dote: la capacità di leggere e interpretare con accuratezza la realtà, mettendone in luce le trame sottili».
Cordoglio anche dal personale amministrativo dell’ateneo attraverso le parole dell’unico componente del Cda della d’Annunzio che appartiene alla categoria, Goffredo De Carolis: «Lo ricordiamo tutti come un grande rettore e una personalità di altissimo spessore. Insieme all’allora direttore generale Marco Napoleone, Cuccurullo ha segnato una svolta nella storia di questa università. Che a lui deve tantissimo». A ricordare l’ex rettore è anche il comune di Torrevecchia Teatina che a Cuccurullo aveva dato la cittadinanza onoraria «per aver contribuito alla crescita culturale della nostra comunità», ricorda il sindaco Francesco Seccia. A Torrevecchia Cuccurullo aveva aperto la sede dell’ateneo telematico Da Vinci.

