Da inizio anno 3.868 infortuni nel Chietino

Lombardo (Uil): è una strage silenziosa, investire sui controlli. Pasquarelli (Usb): inasprire le condanne
ORTONA. Sono 12.453 gli infortuni sul lavoro denunciati in Abruzzo da gennaio a settembre 2022: 3.868 in provincia di Chieti, 2.281 in quella dell’Aquila, 2.601 in provincia di Pescara e 3.703 in quella di Teramo. Ben 15 gli infortuni mortali a livello regionale: 6 in provincia di Chieti, 3 in provincia dell’Aquila, 2 in provincia di Pescara e 4 in provincia di Teramo. «La Regione», dice il segretario della Uil Abruzzo, Michele Lombardo, «potrebbe mettere a disposizione i fondi del Pnrr e quelli strutturali europei 2021-2027 per realizzare un intervento straordinario a sostegno della sicurezza. Dobbiamo smetterla di chiamare queste morti “bianche”, questi sono veri e propri omicidi», prosegue Lombardo, «le istituzioni devono capire che il tema della sicurezza non è un fatto residuale ma è un argomento di primaria importanza. Non è più sostenibile vedere uomini e donne che muoiono sui posti di lavoro. L’operaio marittimo morto al porto di Ortona è la quindicesima vittima in Abruzzo, se si contano le morti sul lavoro di quest’anno. È evidente che non si può più andare avanti così».
Sul tema delle morti bianche è intervenuto anche Romeo Pasquarelli, coordinatore per il lavoro privato Abruzzo e Molise dell’Unione sindacale di base (Usb): «La morte sul posto di lavoro non deve essere fatta passare per una casualità, le responsabilità ci sono sempre, che siano dirette o indirette e vanno ricercate per il rispetto che si deve al lavoratore. L’ennesima morte sul posto di lavoro, avvenuta al porto di Ortona, riporta in auge una strage silenziosa che avviene giornalmente nel nostro paese. Le responsabilità sono di tanti e molteplici: la carenza di personale negli enti di controllo, ridotti all’osso, la superficialità con cui si continua ad affrontare questa “strage giornaliera”, la mancanza nella legislazione di un reato che inchiodi le imprese ad una vera prevenzione sulla sicurezza. L’Usb da anni chiede alla politica l’introduzione del “reato di omicidio sul lavoro”. L’Abruzzo è una regione dove ci sono troppi morti per lavoro, già oltre 10 nell’anno su un totale di quasi 1.000 in tutta Italia: bisogna urgentemente intensificare i controlli e l’organico degli enti preposti a farli».

