Di Campli si dimette dalla Fiera Paolini ora decide sul sostituto

L’ex presidente, candidato alle elezioni regionali, lascia anche il ruolo di componente del Cda dell’ente Memmo (Lega): «Chi è andato via da noi lasci l’aula». La Scala: «Mai negato l’appoggio al sindaco»
LANCIANO. Sono ufficiali da ieri le dimissioni del presidente di Lancianofiera, Donato Di Campli anche come componente del consiglio di amministrazione dell'ente. La scelta è stata inviata al sindaco Filippo Paolini tramite posta certificata, dopo che Di Campli aveva annunciato già dal 9 novembre scorso la rinuncia alla presidenza del polo fieristico, per coerenza con la sua candidatura al consiglio regionale. La "questione Di Campli" non ha mai smesso di creare invidie e polemiche all'interno della squadra di governo amministrativo di centrodestra. A partire dalla sua nomina, arrivata dopo quasi un anno dall'insediamento dell'amministrazione Paolini e dopo una sequela di rinvii - dovuti anche al ritardo da parte della Regione della nomina di un componente del Cda - e di polemiche interne con alcuni esponenti di Fratelli d'Italia che premevano per il nome dell'avvocato e dirigente sportivo Antonella Troiano. Ma erano state tante le ambizioni per la presidenza della fiera il cui bando di manifestazione di interesse aveva raccolto 21 candidature con esponenti dei maggiori partiti di maggioranza come Lega e Fratelli d'Italia ed ex dirigenti come Cesarino Bomba, per 18 anni alla guida dell'ente, e Donato Di Fonzo, presidente di Lancianofiera dal 2006 al 2010.
La scelta di Di Campli che all'epoca era vicino, ma non iscritto, alla Lega, era apparsa al sindaco Paolini la quadratura del cerchio, anche grazie alla sua esperienza imprenditoriale. La decisione aveva incrinato tuttavia non poco la compagine nelle alleanze. L'ultimo atto dello psicodramma politico amministrativo si è consumato nel corso dell'ultimo consiglio comunale, a seguito della mozione della minoranza che ha chiesto il rispetto del regolamento per la nomina dei rappresentanti del Comune in altri enti e la scelta, entro 30 giorni, di un nuovo presidente della Fiera. L'amministrazione ha chiesto tempo e bocciato la mozione, scatenando l'uscita dall'aula di tutta l'opposizione. «Lascio la Fiera a testa alta», ha detto Di Campli, «con una scelta di coerenza, ma anche di coraggio e un utile di esercizio che, solo nell'ultimo anno, è di 500.000 euro, quando l'ultimo utile della passata gestione contava 1.500 euro».
Paolini è quindi di nuovo di fronte a una scelta obbligata. La maggioranza ne esce con le ossa rotte e la costituzione di un gruppo misto che ha provocato qualche scintilla in aula. «Pur augurando a malincuore buon lavoro ai consiglieri che hanno lasciato il gruppo consiliare della Lega che ho l'onore e l'onere di rappresentare», ha detto la neo capogruppo Paola Memmo, «mi sento in dovere, in virtù della coerenza verso gli elettori, di dire che spogliarsi di una casacca per approdare chissà dove non giova alla città, sarebbe stato auspicabile e opportuno rassegnare le dimissioni e dare spazio a chi oggi è pronto a rappresentare la reale volontà dei cittadini». «Non abbiamo mai negato il supporto al sindaco e al consiglio comunale», ha replicato il capogruppo del gruppo misto, Michele La Scala, «abbiamo solo non condiviso alcune cose, ma è una questione che va affrontata in riunione di maggioranza e non in consiglio comunale dove mi sarei aspettato solo un ringraziamento per il lavoro svolto insieme».
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