Di Giovanni bloccato dentro il bar: condannati due ultrà del Chieti

4 Marzo 2021

CHIETI. Si è chiuso con due condanne, due rinvii a giudizio e la derubricazione del reato più grave di tentata estorsione in violenza privata il processo, con il rito abbreviato, a quattro tifosi...

CHIETI. Si è chiuso con due condanne, due rinvii a giudizio e la derubricazione del reato più grave di tentata estorsione in violenza privata il processo, con il rito abbreviato, a quattro tifosi del Chieti calcio. Era stato l’ex presidente Filippo Di Giovanni, che si è costituito parte civile, a presentare la denuncia da cui è partita l’indagine. I fatti si verificarono fra gennaio e luglio del 2019. Nella denuncia Di Giovanni, segretario cittadino del Pd e consigliere comunale, sotto la cui presidenza il Chieti aveva vinto il campionato di Eccellenza e si apprestava all’iscrizione in serie D, raccontò di minacce ricevute affinché andasse via dalla società, di un episodio avvenuto in un bar dello Scalo, dove aveva temuto per la sua incolumità, di una serie di comunicati dai contenuti minacciosi e anche di uno striscione affisso davanti alla sede del Pd. Il giudice Andrea Di Berardino ha condannato a 8 mesi di reclusione ciascuno e a 5.000 euro di risarcimento danni in solido Stefano Giannini, 41 anni, e Stefano Serraiocco (37), inizialmente accusati di tentata estorsione; per loro il pm Giancarlo Ciani aveva chiesto 4 anni di reclusione. Sono stati rinviati a giudizio per violenza privata Francesco Salvatore, 36 anni, leader del gruppo ultrà Ottantanove Mai Domi, e per diffamazione Pierluigi Iezzi (31): il processo inizierà il prossimo 22 novembre. Nei confronti di un altro imputato accusato di diffamazione, invece, il giudice ha deciso il non doversi procedere perché la querela è stata ritirata.
La contestazione culminò il 18 marzo del 2019. «Quel giorno», ha ricostruito Di Giovanni, «mi era stato chiesto un incontro in un bar. Arrivato sul posto, percepii immediatamente che il clima era arroventato. Erano presenti Francesco Salvatore, Stefano Giannini, Stefano Serraiocco e un altro ragazzo, un po’ in disparte, che non conosco. Appena arrivato, il dialogo, se così lo si può chiamare, iniziò subito ad avere toni sprezzanti da parte loro e di sfida. Con un meccanismo quasi da avvertimento mafioso, Salvatore, spalleggiato dagli altri due, mi intimava che il mio percorso alla guida del Chieti Calcio era finito. Mi si attribuiva una generica e poco o nulla documentata incapacità gestionale. A un certo punto, vedendo Salvatore puntarmi il dito contro il viso, e accorciare sempre di più le distanze, temendo per la mia incolumità, mi alzavo di scatto, dicendo di non voler proseguire una discussione con questi toni, e provavo ad andar via dalla sala. A quel punto, la reazione di Salvatore diventò violenta: scaraventò via la sedia e iniziò a minacciarmi intimandomi di rimettermi seduto. Solo l’intervento di Giannini, che si frappose tra me e Salvatore, gli impedì di portare a termine l’azione violenta. Il dato fattuale è che mi è stato impedito con violenza e minacce di uscire da una stanza che io volevo abbandonare sentendomi non più al sicuro». Gli imputati sono difesi dagli avvocati Gianluca Polleggioni, Vincenzo Colaiacovo, Cristiano Sicari, Roberto Ferrone e Valter Di Marino. Di Giovanni, invece, è assistito dall’avvocato Nicola Apollonio. (g.let.)
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