Di Vincenzo, tutta una vita per la cultura e i poveri

La politica, l’impegno per le donne, il volontariato, l’amore per la sua città «Ma il teatro è la mia grande passione, che emozione stare sul palco e recitare»
CHIETI. «Un po’ mi spaventai. Ero sulle pagine del “Corriere della Sera” e i mass media nazionali telefonavano a casa di continuo. Fu un gesto spontaneo, non pensavo di suscitare tanto clamore». Il gesto spontaneo, quello di Cinzia Di Vincenzo, attiva protagonista della vita culturale cittadina, che, in 5ª liceo, pensò bene di “mettere una nota” sul registro di classe ad una insegnante. «In risposta alla nota affibbiata ad un mio compagno, colpevole di non essersi rivolto alla professoressa con il dovuto rispetto. Pensai di ribadire come, al di là dei ruoli, il rispetto dovesse comunque essere reciproco». Beh, ora si sorride. Ma a metà anni Settanta, tra gli echi del Sessantotto e i primi vagiti dei successivi movimenti studenteschi, la cosa non passò inosservata e per Cinzia, già da tempo proiettata nel sociale, si aprirono le porte della Federazione giovanile comunista.
ALLE FRATTOCCHIE. «Arrivai anche a frequentare i corsi per funzionario di partito all’istituto di studi delle Frattocchie dove, tra gli insegnanti, ricordo con grande simpatia Alessandro Natta. Mi fu poi proposto un corso di perfezionamento in Russia ma rifiutai. Fu il primo passo di allontanamento dalla politica dei partiti. Il mio impegno voleva essere rivolto ai problemi quotidiani delle persone e alle profonde disuguaglianze. Forse da quando, ragazzina, rimasi molto colpita nel vedere, in un piccolo paese del sud, le condizioni di estrema povertà nella quale vivevano diversi miei coetanei. Raccontai tutto in un tema e da allora mi ha sempre accompagnata l’idea di dover fare qualcosa per i più deboli». Laurea in filosofia con il massimo dei voti, l’inizio del lavoro in Prefettura e l’impegno di Cinzia, dopo le prime esperienze di volontariato nella Croce rossa, si proietta nel Collettivo donne 8 marzo, movimento collegato all’Unione donne italiane. Sempre in prima fila, sempre pronta ad organizzare incontri e dibattiti mettendo assieme incisive azioni di sensibilizzazione. «La lotta per l’istituzione dei consultori familiari rafforzò la scelta di fare politica fuori dal Palazzo, di occuparmi di diritti e partecipazione civica. Scelta che si concretizzò poi all’interno del Movimento federativo democratico e, assieme a Raffaele Ferri, nel Tribunale per i Diritti del Malato che, tra l’altro, mi ha portato a conoscere ed apprezzare persone di grande spessore come Giovanni e Agnese Moro».
IL RICORDO DI MIRIA. Un lungo percorso e tante battaglie. C’era, però, un’altra grande passione pronta a scatenarsi. «Quella per il teatro. Quasi conseguenziale, anni fa, la realizzazione del laboratorio teatrale dell’associazione “Da grande voglio crescere” con Carmela Caiani, Raffaella De Thomasis e Antonella De Luca. Da qui la partecipazione a corsi e seminari di ricerca, continuiamo a mettere in scena diversi spettacoli, in un clima di grande coinvolgimento e partecipazione, assieme a tanti amici». Gli amici. Un velo di tristezza sul volto di Cinzia e il ricordo si allunga ad una brutta mattina di novembre di circa due anni fa. «Un terribile incidente stradale nel quale perse la vita Miria Ciarma, direttrice dell’Archivio di Stato. Eravamo assieme in auto e ci stavamo dirigendo a L’Aquila per un seminario nazionale del Club Unesco. Ecco, per me Miria è stata più di una grande amica. Una persona colta ma, soprattutto, una maestra di stile e semplicità. Difficile trovare altre parole per ricordarla».
MARATONA DI LETTURE Sempre e comunque un grande impegno a sostegno della propria città. Dalle iniziative per “Provincia Chieti Provincia” alla delegazione teatina del Fai, dal coordinamento della consulta delle varie associazioni culturali, fino ad arrivare, cinque anni fa, alla costituzione del “Comitato cittadino per la salvaguardia e il rilancio di Chieti” del quale è tra i più attivi esponenti. «Obiettivo primario, la realizzazione di un polo amministrativo all’interno dell’ex caserma Berardi e di una “cittadella della cultura” nei locali dell’ex caserma Bucciante alla Villa comunale dove troverà posto, tra l’altro, la biblioteca De Meis». Già, i libri. Dalle prime esperienze estive del programma “Il laghetto delle pubbliche letture”, sempre alla Villa, si è andati oltre, tra chiostri e giardini, fino al grande successo del recente appuntamento, al Teatro Marrucino, con la “Maratona delle Letture”. «Ventiquattro ore e passa, tutte di fila con circa duecento persone ad avvicendarsi sul palco. In parecchi hanno voluto iscriversi anche a manifestazione già iniziata, magari nelle ore notturne. Un bel segno di partecipazione e vivacità culturale in una città, peraltro alle prese con un preoccupante calo demografico, che deve assolutamente recuperare il proprio ruolo».
LA CURVA DEL TRENO. E nella quale esiste, magari, un luogo al quale Cinzia è particolarmente legata? «Sì, c’è. Sembrerà strano ma si tratta della stazione ferroviaria. Ero una bambina quando mio padre, per motivi di lavoro, si trasferì in Iran. I suoi ritorni erano la mia gioia assieme alle cartoline, che spediva puntualmente, raffiguranti moschee e paesaggi bellissimi. Lo accompagnavamo alla stazione e, quando il treno scompariva dietro la curva verso Brecciarola, ho sempre pensato che, lì dietro, ci fosse un altro mondo. Quello che conoscevo dalle cartoline e dai suoi racconti. Da allora, il viaggiare, l’uscire dai propri confini, provocano in me sensazioni sempre collegate a quell’immagine». Che sfuma in una curva di strada ferrata pronta ad ingoiare il treno di papà.

