Dopo la rissa, due ragazzi riabilitati dalla Giustizia riparativa

Anche il sindaco Di Giuseppantonio a colloquio con i protagonisti del percorso di reintegro nella collettività
FOSSACESIA. Dopo la rissa, la riabilitazione e l'incontro con il loro sindaco. Si è chiuso il percorso di Giustizia riparativa di due giovani, coinvolti in un episodio di violenza davanti ad un locale per la movida di Fossacesia Marina, in carico all'Ufficio esecuzione penale esterna di Pescara.
Il sindaco di Fossacesia Enrico Di Giuseppantonio ha partecipato all'incontro con i due giovani e gli operatori. È stato il primo caso in Abruzzo in cui un primo cittadino, in rappresentanza della propria comunità, ha incontrato gli autori del reato, dialogato con loro e accertato il loro reale pentimento per quanto fatto.
«Di fronte ho avuto due giovanissimi – racconta Di Giuseppantonio – sinceramente rammaricati e che mi hanno commosso per la loro serietà e lealtà. Ho spiegato loro che i fatti dei quali sono stati protagonisti possono creare allarme sociale, un danno economico rispetto a una città turistica come Fossacesia, preoccupazione nelle famiglie dei loro coetanei che frequentano i locali della costa. È stata un’esperienza importante soprattutto sotto l’aspetto umano».
Il percorso che è stato realizzato è un circles, «un programma di Giustizia riparativa - sottolinea Francesca Genzano, responsabile del Centro di Giustizia riparativa di studio Iris - fortemente inclusivo che offre una modalità di gestione dei conflitti basata sul dialogo guidato tra le persone, disposte in modalità circolare, in cui vengono esplorati bisogni e interessi, al fine di attivare un processo di empowerment e responsabilità, al fine di generare forme di riparazione dell'offesa nella sua dimensione globale ed adottare modalità di prevenzione di futuri conflitti e reati. Si tratta di un processo dialogico aperto alla partecipazione anche della comunità che offre ai partecipanti l'opportunità di narrare la propria esperienza in relazione al reato, dare voce alle emozioni e ai sentimenti generati dall'offesa e pensare insieme a come riparare alle conseguenze che ne sono derivate, per le persone e per la comunità ferità».
La partecipazione del sindaco è stata significativa ed apprezzata: la comunità rappresentata coinvolta in qualità di "vittima" (parte offesa), può essere anche destinataria di azioni di potenziamento del senso di sicurezza collettivo e destinataria di politiche di riparazione. Il triplice ruolo è testimonianza dell'impegno verso la comunità tutta, per sostenere il senso di comunità e creare le condizioni affinché le persone si assumano la responsabilità del proprio benessere e si prendano cura, insieme, dello strappo relazionale che il reato genera e che incide sulla percezione di sicurezza sociale.
«La Giustizia riparativa - sottolinea la responsabile del Centro di Giustizia riparativa di Studio Iris - è il futuro della nostra società perché riesce contemporaneamente a dare voce alle vittime (restituendo dignità al loro dolore), a responsabilizzare l’autore di reato (offrendogli l’opportunità di riparare al danno causato), ed a promuovere forme e pratiche virtuose di riparazione dell’offesa (a persone e comunità) nella sua dimensione globale. È un delicato e impegnativo percorso di costruzione della pace che offre, con la mediazione e gli altri programmi di Giustizia riparativa, strumento e percorsi dalla forte connotazione rieducativa, responsabilizzante e sociale, capace di trasformare il conflitto generato dal reato promuovendo benefici non solo per le singole persone coinvolte, ma per l’intera comunità che, oggi più del che mai, deve essere capace di essere eticamente responsabile. Una scommessa importante ed un impegno significativi, il cui intento è di dare risposte concrete al bisogno di una giustizia che oltre a reprimere l’azione deviante sappia anche accogliere le istanze delle vittime e della comunità tutta. Sono grato al sindaco Di Giuseppantonio, per la sua generosa disponibilità e per il confronto con i due giovani».

