Droga coltivata nelle serre: in 12 finiscono sotto accusa

S’allarga l’inchiesta dopo l’arresto di un finto corriere con 101 chili di stupefacenti Via alle analisi sui cellulari del principale indagato: caccia alle chat con i complici
CHIETI. Si allarga l’inchiesta sulle serre di droga scoperte dai carabinieri nel Chietino. Dopo l’arresto di Marco Cassano, il 29enne di origini baresi fermato con un carico di 101 chili di marijuana, hashish e cocaina, il pm Giuseppe Falasca ha iscritto sul registro degli indagati altre 11 persone, di età compresa tra 27 e 49 anni, residenti a Pescara, Montesilvano, Spoltore, Silvi, Torino e Bologna. Sono tutti accusati di produzione e spaccio di stupefacenti. Le indagini sono condotte dai militari del nucleo operativo e radiomobile, al comando della tenente Maria Di Lena.
La procura ha inviato gli avvisi di garanzia dopo la decisione di analizzare i telefoni sequestrati a Cassano, con l’obiettivo di individuare eventuali conversazioni di interesse investigativo tra l’arrestato e quelli che gli inquirenti ipotizzano siano i complici. L’incarico sarà affidato stamattina all’ingegnere informatico Alessandro Diodoro. Ogni indagato potrà nominare un proprio consulente. Nelle scorse settimane i carabinieri hanno sequestrato anche tre plichi di corrispondenza indirizzati a Cassano, rinchiuso in carcere dallo scorso 27 maggio.
Quel giorno il giovane, che si fingeva corriere espresso per mascherare gli affari illeciti, è stato fermato dai carabinieri della stazione di Francavilla, agli ordini del luogotenente Davide Di Sciullo, all’esterno di un garage vicino a piazza Sant’Alfonso. Stava salendo sul suo furgone rosso dopo aver prelevato sei involucri contenenti un chilo e 100 grammi di hashish e due con mezzo etto di cocaina. All’interno del garage erano invece nascosti 33 chili e mezzo di hahish, 67 chili e 330 grammi di marijuana e 450 grammi di cocaina. Esaminando i telefoni dell’indagato, i carabinieri hanno trovato foto e itinerari che hanno consentito di scoprire due serre, una a San Vito Chietino all’interno di un capannone e l’altra a Ripa Teatina nella cantina di una villetta isolata, con un totale di ben 460 piante di cannabis, di cui quasi la metà pronte per essere macinate. Fin dall’inizio, dunque, è apparso chiaro che l’indagato avesse dei complici. «È evidente l’inserimento dell’arrestato in un contesto di un’organizzazione certamente professionale, complessa e operante a livello ultraregionale nella produzione e nel traffico degli stupefacenti», ha scritto il giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis nell’ordinanza con la quale ha convalidato l’arresto di Cassano e confermato la custodia cautelare in carcere. «Il ruolo di “prestanome” auto-attribuitosi dall’indagato, a preludio e prevenzione della scelta di non rispondere alle domande, è certamente riduttivo, poiché egli ha invece un ruolo operativo di sicuro rilievo».
Il giudice ha ritenuto che Cassano dovesse rimanere in cella perché è lampante «come l’arrestato operi a livelli assai alti nella catena di produzione e distribuzione degli stupefacenti, senza che sia possibile allo stato fondare un suo ruolo meramente esecutivo, ipotizzabile solo perché non ha schermato le proprie generalità nei contratti di acquisto del furgone e di locazione del capannone di San Vito Chietino».
Gli indagati sono difesi dagli avvocati Goffredo Tatozzi, Italo Colaneri, Stefano Caniglia, Francesco Di Tondo, David Di Lallo, Franco Perolino e Alfredo Trama.
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