Le assistenti provano a difendersi: «Proteggiamo la privacy»

17 Settembre 2026

I cronisti si sono allontanati dopo l’appello lanciato da primo cittadino e genitori. Ma secondo le professioniste che seguono il caso «potevano riavvicinarsi»

PALMOLI

Da Vasto a Palmoli, da Palmoli a Gissi. Nel mezzo, infiniti minuti di attesa per tre bambini, a cui era stato promesso di rivedere i loro animali e che invece, alla fine, hanno visto soprattutto le strade del Vastese. La ragione? Semplice: colpa dei «giornalisti».

La bizzarra gestione dei servizi sociali di quello che doveva essere – ma non è stato – il primo incontro a Palmoli in dieci mesi per i bimbi del bosco ha trovato una spiegazione ieri mattina, quando l’Ente capofila dell’Alto Vastese ha voluto chiarire all’avvocato dei Trevallion, Simone Pillon, e alla tutrice speciale Maria Luisa Palladino le ragioni per cui è stato fatta saltare la visita: «L’équipe di questo Servizio Sociale ha il dovere di garantire che i bambini non siano sottoposti alla spettacolarizzazione mediatica», si legge nella lettera.

In sostanza, i servizi sociali hanno fatto saltare l’incontro, sostengono, per la presenza davanti all’abitazione dei cronisti. Che, in realtà, erano rimasti a debita distanza dopo l’appello sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, e di mamma Catherine Birmingham. «Giornalisti e tv erano pronti a mandare in onda le immagini di un incontro che rappresenta un passaggio cruciale nel percorso di ricongiungimento», prosegue l’Ente per argomentare la ragione del “male minore”: «Certo non abbiamo ritenuto opportuno dare maggior peso all’incontro in siffatte condizioni, piuttosto che alla tutela dei bambini, che di lì a poco si sarebbero nuovamente trovati in tutti programmi televisivi, immortalati e videoripresi in quello che per antonomasia è un “incontro protetto”».

I servizi sociali rivendicano di aver «comunicato alla famiglia, per mezzo del loro legale, che l’incontro non avrebbe avuto luogo in caso di presenza dei giornalisti, a cui certamente questo ente non ha mai fornito informazioni». Dunque, questo è il non detto, si insinua che la famiglia abbia rivelato orari e luogo dell’incontro alla cattivissima stampa. Siccome dove qualcuno vede una colpa spesso segue una punizione, ecco che l’Ente rifiuta qualsiasi possibilità di incontro che non preveda la scomparsa dei giornalisti cosicché, alla fine, a pagare le spese di questa “situazione” sono solo i bambini. «Non appare in linea con la necessita di riservatezza», prosegue la nota, «una ipotetica organizzazione da parte del Servizio, unitamente all’amministrazione comunale, di misure che possano rendere nullo il rischio di vedere inficiata la privacy dei bambini, in un contesto per loro nuovo e di alto significato per il futuro e auspicato ricongiungimento. La rappresentazione di quanto accaduto ieri è la prova dell’inefficacia di siffatte misure». Cosa è accaduto due giorni fa i servizi sociali lo spiegano subito dopo: «L’allontanamento temporaneo dei giornalisti dall’area non poteva essere motivo sufficiente di garanzia, potendo gli stessi riavvicinarsi in prossimità dell’abitazione in ogni momento, essendo presumibilmente rimasti poco distanti». La fattibilità dell’incontro definito «fondamentale» per i bambini si gioca sul «presumibilmente» e sul ruolo dei giornalisti in questa vicenda, così rilevante, secondo i servizi sociali, da mettere in secondo piano le tappe indicate dal tribunale per i minorenni dell’Aquila per arrivare infine al ricongiungimento. L’Ente quindi traccia la linea rossa: «L’unica autentica ed efficace possibilità di garantire la dovuta riservatezza ad un momento cosi delicato ed importante per i bambini è quella di non fornire informazioni alla stampa e quindi di non rendere note le date degli incontri». Dopo le accuse implicite a stampa e famiglia, l’Ente passa all’autocompiacimento: «L’incontro protetto, seppur di durata inferiore, non certo per responsabilità di questo servizio – di cui si apprezzerà certamente la massima attenzione alla tutela dei bambini e a quanto ancora oggi messo in campo per la buona riuscita del percorso, proprio nel luogo che gli stessi dovranno iniziare a riconoscere come il futuro nido di protezione – si è comunque tenuto presso lo spazio neutro». Quindi «non ci sono i presupposti, neppure organizzativi e di risorse, per recuperare un incontro, che ha comunque avuto luogo». Insomma, il dado è tratto: i servizi sociali hanno annullato l’incontro, i bambini dovranno rinunciare – non a causa loro – a rivedere una volta in più i loro cari animali. I servizi sociali precisano: «Rispetto alla richiesta di effettuarli nelle pertinenze della casa ove sono presenti gli animali, si è già relazionato come questa equipe intende procedere, nell’esclusivo interesse dei bambini». Chissà se la strada tracciata – il dubbio è lecito – preveda l’annullamento del diritto di cronaca.