Ecco i medici che indagano sui contatti dei contagiati

19 Marzo 2020

Al Dipartimento di prevenzione si lavora 14 ore al giorno per isolare le persone a rischio Torzi: in pochi giorni spedite già 3.800 lettere, aiutiamo psicologicamente i positivi

CHIETI. Lavorano fino a 14 ore al giorno per ricostruire la mappa dei contatti avuti dai casi positivi di coronavirus. Sono la prima linea della lotta al Covid-19, anche se non visitano i pazienti ma parlano con loro attraverso un telefono. La battaglia per fermare la diffusione del contagio parte dall’impegno di una ventina di medici, infermieri, tecnici e impiegati della Asl Lanciano Vasto Chieti che fanno capo al Dipartimento di prevenzione. A guidarli è Giuseppe Torzi, affiancato da Ada Mammarella, direttrice del Servizio igiene epidemiologia e sanità pubblica, dall’epidemiologo Claudio Turchi e dai tecnici della prevenzione Gianluca Ciffolilli e Marianna Marchetti.
«Nel momento in cui arriva la comunicazione di nuovo caso di coronavirus», spiega Torzi, «iniziamo immediatamente l’indagine epidemiologica. È fondamentale la fase del rintraccio di tutte le persone che hanno avuto contatti stretti con il paziente positivo nei 14 giorni precedenti all’insorgenza dei sintomi: queste persone vengono avvisate e messe in isolamento domiciliare fiduciario con sorveglianza attiva. Tanto per rendere l’idea, per un caso singolo di positività siamo arrivati a mettere in quarantena anche 80 persone. I primi problemi cominciano a sorgere nel momento in cui i pazienti contagiati sono intubati o non possono comunicare a causa di patologie pregresse: in queste circostanze parliamo con i familiari». Durante i giorni di quarantena, le singole persone vengono contattate due volte al giorno. «Chiediamo loro notizie sullo stato di salute, se hanno la febbre o difficoltà respiratorie», prosegue Torzi. «Questa fase, chiamata di gestione, è molto delicata. Le persone si sentono sole e il fatto di sentire una voce “amica” rappresenta un sollievo. Diamo anche un supporto psicologico, perché il fatto di avere un familiare positivo provoca loro una situazione di profondo sconforto». Tutti ricevono una scheda informativa in cui sono indicate le procedure da seguire. I consigli sono quelli di sempre: misurarsi la temperatura corporea, mantenere le distanze di sicurezza, non utilizzare bicchieri e posate in comune, arieggiare spesso l’ambiente. Ma il personale del Dipartimento di prevenzione ha contatti telefonici quotidiani anche con i positivi al test che, essendo asintomatici o avendo sintomi lievi, restano a casa. «Spesso e volentieri», racconta il direttore, «i contagiati si trovano in situazioni psicologiche molto delicate perché non sanno nemmeno come si sono infettati. E vogliono essere rassicurati sul fatto che, qualora il loro quadro clinico si aggravasse, le cure adeguate scatterebbero con tempestività». La squadra guidata da Torzi si occupa anche del capitolo amministrativo con le comunicazioni ai diretti interessati, ai medici di medicina generale, ai sindaci e alla prefettura: «Negli ultimi giorni abbiamo scritto qualcosa come 3.800 lettere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA