Ente fiera, bufera sulle nomine L’ex assessore: «Quali criteri?»

17 Dicembre 2023

Domani il sindaco Paolini firma il decreto e assegna la presidenza a Donato Di Fonzo, esponente di FdI Di Domenico chiede gli atti: scelta fiduciaria per il curriculum o sulla base di pressioni solo politiche?

LANCIANO. È ancora bufera sulle nomine della Fiera. Mentre domani il sindaco Filippo Paolini si appresta a firmare il decreto di nomina di presidente di Lancianofiera, incarico che con ogni probabilità sarà affidato all'esponente di Fratelli d'Italia ed ex presidente dell'ente, Donato Di Fonzo, l'avvocato Marco Di Domenico, tra i partecipanti al bando indetto dal Comune circa due anni fa, annuncia battaglia e anticipa la richiesta agli atti inoltrata al primo cittadino. «Con quale criterio il sindaco Paolini si appresta a scegliere il prossimo presidente di Lancianofiera?», chiede Di Domenico, in politica dal 1993 con vari ruoli, tra cui quello di assessore in una delle passate giunte Paolini, ex militante di Fratelli d'Italia e da tempo in rotta con la dirigenza locale del partito di Giorgia Meloni.
«Il sindaco Paolini spieghi alla cittadinanza quali sono i criteri di scelta per la nomina di Donato Di Fonzo a Lancianofiera», attacca ancora, «se essa avviene su base fiduciaria, dal punto di vista del curriculum personale, professionale, amministrativo o, ciò che appare piuttosto evidente, sulla base di pressioni da parte di esponenti di Fratelli d'Italia e della sua rappresentanza consiliare tra cui la presidente del consiglio comunale Gemma Sciarretta. Ma il pressing politico è avvenuto anche da parte dell'assessore e candidato alle regionali Paolo Bomba, dal segretario cittadino Gabriele Di Bucchianico, fino al neo consigliere Gianluca D'Intino, incoronato candidato al consiglio provinciale. Lancianofiera», rimarca Di Domenico, «è dunque è oggetto di ricatto politico? È a questo che si è ridotta la politica frentana? A una spartizione di favori e di poltrone? Mi tocca far notare che fu lo stesso sindaco Paolini, nel 2009, a revocare l'incarico all'allora presidente della Fiera Donato Di Fonzo, perché venne meno, con ogni evidenza, il carattere 'fiduciario'. Adesso, invece, sotto ricatto di Fratelli d'Italia, Paolini sarebbe pronto a riaffidare l'ente regionale nelle mani di chi nel 2009 non aveva ritenuto più adatto a rivestire quel delicato ruolo. Da cittadino, avvocato ed ex amministratore, da sempre appassionato di politica e della propria città», prosegue Di Domenico, «non posso sottacere tutto ciò ed esprimo il mio più profondo sdegno per l'indecoroso spettacolo a cui si assiste, in un tira e molla di ricatti, di nomine e di incarichi che sta sfibrando i cittadini e stride con la logica, il buon senso, la coerenza, la legittimità e la trasparenza. Donato Di Campli fu scelto dal sindaco perché “uomo nuovo della società civile”, estraneo ai partiti, in base ad un progetto di rilancio dell'ente; oggi riesuma Donato Di Fonzo che aveva sfiduciato e in base a spartizioni partitiche. È mio dovere andare a fondo della questione con ogni mezzo, amministrativo e legale, auspicando che si torni a fare politica amministrativa seria, coerente, sana e cristallina nell'interesse della città e della collettività e non delle ambizioni personali. Ed è un richiamo all'etica politica e a questa “specie” di destra alla bisogna, faccendiera e allo sbando. Il sindaco faccia gli interessi della città, non smisti, prono, il traffico e il valzer delle poltrone».
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