Estorsioni e usura, in diciotto sotto accusa

Operazione Repulisti tra Vasto, San Salvo e Gissi: la Procura chiede il rinvio a giudizio degli indagati
VASTO . Per l’operazione “Repulisti” il procuratore capo di Vasto, Giampiero Di Florio ha inviato agli indagati l’avviso di conclusione delle indagini. Il magistrato chiederà il rinvio a giudizio di 18 persone coinvolte in una maxi indagine fra Vasto, San Salvo e Gissi, che ha richiesto l’impegno di 60 militari. Le accuse vanno dall’usura aggravata all’estorsione. L’operazione “Repulisti” è stata un maxi blitz che ha sgominato una banda criminale dedita all’usura e all’estorsione, spaccio e sequestro di persona. Le indagini, coordinate dal procuratore capo di Vasto Di Florio, vennero dirette dall’ex questore di Chieti, Ruggiero Borzacchiello.
L’inchiesta partì nel 2019 con la denuncia di un operaio che, dopo essere sprofondato nella disperazione e aver tentato per ben 3 volte il suicidio, chiese aiuto alle forze dell’ordine. Dei diciotto indagati, 8 furono sottoposti a misure cautelari. F.C., 38 anni, finì in carcere con l’accusa di usura aggravata e tentata estorsione; D.P., 48 anni, di usura aggravata, sequestro di persona, tentata estorsione e lesioni gravi; S.D.P., 50 anni, ebbe gli arresti domiciliari per usura aggravata e tentata estorsione. Domiciliari anche per G.D.D., 44 anni, accusato di spaccio di sostanze stupefacenti e tentata estorsione; V.B., 34 anni, indagato per estorsione; D.M., 47 anni, accusato di usura aggravata; E.D.O., 39 anni, fu invece sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per tentata estorsione. Anche M.V., 34 anni, incensurato, venne sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per spaccio di sostanze stupefacenti e tentata estorsione. All’operazione presero parte gli uomini del reparto prevenzione crimine di Pescara, le unità cinofile in forza alla questura di Pescara.
Era luglio 2019 quando una vittima dell’usura presentò denuncia. Nel 2014, l’uomo, a causa del forte stress dovuto alla perdita del lavoro, cominciò a fare uso di cocaina. L’operaio acquistava la droga da V.B.. di etnia rom. In cambio della droga V.B., aveva picchiato la vittima costringendola a firmare documenti in bianco. Con il tempo i debiti dell’operaio sono cresciuti. Una volta venne tenuto in ostaggio in un furgone nella campagna vastese, immobilizzato con catene e fascette, mentre uno dei sequestratori dapprima gli stringeva la lingua con una tenaglia, poi gli infilava in bocca una pistola, minacciando di sparargli. Nell’estate del 2018, l’uomo si rivolse a F.C., ottenendo un prestito di 20mila euro e la situazione peggiorò. Quest’ultimo in concorso con un complice, approfittando dello stato di bisogno e delle difficoltà economiche della vittima, per un anno avrebbe estorto all’operaio in più ratei 88.700 euro in contanti, oltre a uno scooter. (p.c.)

