Ex ginnasta accusa le allenatrici: «Io maltrattata: pesavo 30 chili»

La 21enne gareggiò per 3 anni con l’Armonia d’Abruzzo e ora punta il dito contro l’esperienza teatina «Era un inferno: salivo sulla bilancia più volte al giorno, lo stress psicologico mi ha bloccato la crescita»
CHIETI. «Le torture psicologiche erano tante: riguardavano il mio peso ma non solo. Anche la scuola per le mie allenatrici doveva essere vietata. Pensavo che sarei riuscita a superare tutto, ma mi sbagliavo». Il racconto-choc è di Alice Aiello, ex ginnasta 21enne, nata a Catania, che dal 2013 al 2016 ha gareggiato con l’Armonia d’Abruzzo. Sull’onda delle accuse già mosse da altre atlete di spicco, contro la nazionale italiana, Aiello ha puntato il dito contro la sua esperienza teatina: «Avevo 11 anni quando decisi di trasferirmi a Chieti», ha raccontato la ex ginnasta in un lungo post sui suoi profili Instagram e Facebook, «all’inizio tutto rose e fiori, poi iniziarono i problemi».
L’ARRIVO A CHIETI
Alice Aiello, classe 2001, è nata a Catania dove oggi vive e studia. A 18 anni decise di lasciare la ginnastica ritmica «perché sentivo che era più importante seguire i miei principi piuttosto che le dinamiche di uno sport meraviglioso, ma che purtroppo vive in un mondo marcio». A Chieti arrivò nel 2013 e la sua avventura durò poco meno di 3 anni. Decise di trasferirsi dalla Sicilia per gareggiare con l’Armonia. La società abruzzese, che milita nel campionato di A1, all’epoca viveva un periodo particolarmente florido in termini di trofei. Aiello si trasferì con sua madre, sua nonna e sua sorella, mentre il papà veniva in Abruzzo quasi ogni mese.
«L’OSSESIONE PER IL PESO»
«Pesavo sì e no 30 chili quando mi ero trasferita, ma già dal primo momento, come per prassi, mi fecero salire sulla bilancia», racconta Alice, «ho avuto la fortuna di essere sempre stata magra, ma 2 volte al giorno venivo pesata lo stesso. Avevo l’incubo delle conseguenze che potevano avere quei 100 grammi in più sulla bilancia e più passavo il tempo in quella palestra e più il mio corpo si ammalava senza che me ne rendessi conto».
SCONTRO SULLA SCUOLA
Per Aiello non era semplice conciliare le tante ore di allenamento con gli impegni scolastici: «Era un incubo anche la scuola», racconta la 21enne, che con l’Armonia ha esordito in Serie A1 a Prato nell’ottobre del 2014, «per le mie allenatrici la scuola doveva essere vietata, non sarei mai diventata una brava ginnasta se continuavo ad andare a scuola. Il 90% delle mie compagne si era trasferita alla scuola privata, io ero rimasta una delle poche a continuare a frequentare le scuole statali. Fu l’inizio del mio tormento: ogni giorno mi veniva ricordato che non sarei arrivata da nessuna parte se continuavo a frequentare il liceo».
Aiello spiega anche il delicato rapporto tra la società e i suoi genitori: «La frase più carina che i miei genitori si sono dovuti sentir dire è stata “le ginnaste dovrebbero essere tutte orfane”, immaginate la reazione di mio padre. A 14 anni il mio corpo ha smesso di crescere. I miei genitori si preoccuparono e mi fecero controllare: gli esami dissero che la mia età ossea era rimasta quella di una bambina di 9 anni (quando ne avevo 15) e le analisi per gli ormoni della crescita erano totalmente sballati. Ho iniziato a soffrire di mal di testa ma ad un certo punto non riuscivo più a nascondere quello che provavo e decisi di scrivere una lettera a mia mamma, perché non riuscivo a voce a dire tutto quello che mi stava succedendo. Poi i miei genitori decisero di portarmi via da quello che per me era diventato un inferno».
L’esperienza nelle marche
Da Chieti Alice si trasferì in una nuova squadra a Fabriano (nelle Marche): «Dopo i primi allenamenti il mio corpo liberò tutto quello che avevo tenuto dentro, sono rimasta a casa un mese con febbri fortissime e un’infezione alla bocca che non mi faceva mangiare. Dopo ricoveri e svenimenti iniziai una cura e la mia crescita si sbloccò. Passai gli ultimi anni della carriera a Fabriano, i problemi c’erano ma avevo trovato un posto dove la salute veniva al primo posto. Voglio dire alle bimbe e alle ragazze che amano questo sport che i problemi ci sono, ma non siete sole. Chiedete aiuto: quando io ho deciso di farlo finalmente ho ritrovato la mia felicità».

