Fara si riempie con le Farchie: il paese in festa per l’antico rito

17 Gennaio 2023

La folla unita intorno agli enormi fasci di canne preparati e incendiati in onore di Sant’Antonio Abate Il vento forte non ferma l’atteso evento saltato per due anni a causa dell’emergenza pandemica

CHIETI . Gli enormi fasci di canne incendiati nella notte di Fara Filiorum Petri. Si rinnova la magia delle Farchie bruciate in onore di Sant’Antonio Abate, per due anni saltata a causa della pandemia. L’appuntamento che tutti i faresi aspettano di anno in anno ha riempito ieri il paese. Scuole chiuse, come da ordinanza del sindaco Camillo D’Onofrio che ha curato con attenzione tutti gli aspetti legati alla sicurezza. Il forte vento ha creato allarme, tanto che sono state rafforzate le misure di sicurezza. Ma non ci sono stati problemi, tutto si è svolto come da programma anche quando si è rovesciata una “farchietta” dei bambini. Il fuoco propiziatorio di Sant’Antonio è tornato a rischiarare la notte farese: tradizione, devozione e fratellanza hanno riacceso una festa la cui forza «sta nella semplicità», come dice il sindaco D’Onofrio che ha ringraziato le autorità presenti tra cui il consigliere regionale Fabrizio Montepara e il sindaco di Chieti Diego Ferrara. La festa di Sant’Antonio a Fara parte dieci giorni prima della giornata dedicata al santo, il 16 gennaio. In pratica con l’Epifania, che per il resto d’Italia porta via tutte le feste, a Fara si inizia la preparazione delle Farchie, dando il via al periodo di festa.
Le contrade entrano in fermento. Si pranza e si cena assieme: parte una vita di comunità dove tutti danno il proprio contributo. La festa è inclusiva: chiunque, di Fara o meno, può mettersi a disposizione ed entrare a far parte dell’organizzazione. Dopo dieci giorni di questo tenore, arriva quello clou. Lo riviviamo attraverso le parole di Stefano Campoli, uno dei farchiaioli di Fara Centro. «Noi di Fara Centro facciamo l’ultimo pranzo tutti insieme in piazza e poi si parte», dice il 50enne che da quando aveva 15 anni è in prima fila per portare la sua Farchia e ancora prima si dava da fare per la farchietta dei più piccoli. «Le Farchie delle contrade più lontane arrivano sui trattori, noi delle contrade più vicine le portiamo a spalla», spiega Campoli, «dobbiamo coordinarci, perché quando passiamo con le nostre Farchie lunghe otto metri dobbiamo avere la strada libera. Siamo in 16 a portare la Farchia, 8 da un lato e 8 dall’altro. Io, essendo più alto, sono il primo, perché dobbiamo percorrere un pezzo in discesa. È dal 1999 che ricopro questa posizione. Noi di Fara Centro facciamo circa 900 metri con la Farchia a spalla, portiamo mediamente circa 50 chili di peso addosso. Ci sono anche i cambi, ovviamente. Ma posso assicurare che quando arrivi stremato al piazzale vicino al cimitero, dove si innalzano le farchie, è qualcosa di indescrivibile. È una grande emozione. Ci sono sentimenti difficili da spiegare per chi non vive questa festa dall’interno».
E aggiunge: «Io ho un amico di Rimini che, dopo averla scoperta, viene apposta da anni da noi in paese. L’ambiente è sicuramente festaiolo e invita tanti, ma dietro questo appuntamento c’è anche la fatica, la grande devozione per Sant’Antonio, c’è la volontà di riappropriarci della nostra identità e delle nostre radici più autentiche. E poi ci sono anche la musica, il cibo, il vino, l’incredibile spettacolo delle fiamme che si innalzano verso il cielo e tutti gli aspetti più legati al divertimento».
©RIPRODUZIONE RISERVATA