Fiera, Paolini sceglie il presidente Dopo tredici anni torna Di Fonzo

Aveva già guidato l’ente dal 2005 al 2010, quando l’incarico gli venne revocato dallo stesso sindaco Il primo cittadino zittisce gli attacchi interni ed esterni al centrodestra: «È una mia scelta sulla fiducia»
LANCIANO. Il prossimo presidente di Lancianofiera sarà Donato Di Fonzo, 67 anni, già presidente dell’ente dal 2005 al 2010, assessore regionale ai trasporti con la giunta di Giovanni Pace e presidente del consiglio comunale nel primo mandato di Mario Pupillo con centrosinistra e liste civiche. Tempo di firmare il decreto di nomina e l’incarico sarà ufficiale. A confermarlo è lo stesso sindaco Filippo Paolini, a margine delle polemiche che hanno riguardato la scelta di natura fiduciaria, dopo le dimissioni dell’imprenditore Donato Di Campli che ha deciso di correre per la Lega alle prossime elezioni regionali.
A puntare il dito contro Paolini e il “pressing politico” di Fratelli d’Italia, partito in cui Di Fonzo milita dal 2018, è l’avvocato Marco Di Domenico, ex assessore all’urbanistica in uno dei due precedenti mandati di Paolini, che ha annunciato di voler effettuare l’accesso agli atti e ha accusato il primo cittadino di piegarsi alle pressioni di certa politica. Ma Paolini resta fermo sulla sua scelta: «Mi dispiace per Marco», commenta, «anche se è democraticamente libero di fare ciò che vuole per verificare le procedure, ma la sua è una polemica isolata. Nessuno all’interno della maggioranza ha trovato da ridire su questo incarico che, da che mondo è mondo, viene affidato su base fiduciaria, essendo questo un incarico politico. Anche alla minoranza che mi attacca», rimarca il primo cittadino in riferimento all’intervento sulla vicenda del consigliere Pd Leo Marongiu, «va ricordato che anche il centrosinistra e Pupillo hanno fatto lo stesso con la nomina di Franco Ferrante, applicando ciò che la politica conosce bene, ovvero lo spoil system».
Per Paolini non c’è alcun motivo di tornare sui propri passi: «Ogni sindaco del mondo, non solo io», aggiunge, «conosce gli equilibri interni alla sua maggioranza e si comporta secondo quello che ritiene più giusto per il governo cittadino. Di Fonzo è stato già presidente della Fiera, ma in casi come le nomine fiduciarie il curriculum non conta: la politica concede un incarico così come può anche toglierlo».
Nel 2010 era stato infatti lo stesso Paolini, anche all’epoca sindaco ed esponente del Popolo delle libertà, a revocare l’incarico a Di Fonzo assieme ai soci dell’ente, tra cui compariva l’assessore regionale Mauro Febbo, dopo che il Comune aveva proposto il nome di Cesarino Bomba (Pdl) come coordinatore della Fiera e invece fu scelto il coordinatore uscente Ciro Pasquini. Ufficialmente, dopo mesi di polemiche, la motivazione data era stata quella di un bilancio di previsione giudicato «vuoto, senza progettualità e una fotocopia dei bilanci degli anni passati».
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