Finti rimborsi di 700mila euro: 7 sotto accusa per truffa alla Asl

28 Settembre 2023

Il pm: hanno riciclato somme che l’azienda sanitaria doveva destinare ai pazienti con malattie renali L’impiegato che versava i soldi è morto due anni fa: il raggiro scoperto grazie a un Iban sbagliato

VASTO. Riciclaggio di importanti somme di denaro: è l’accusa da cui dovranno difendersi oggi sette indagati accusati di avere collaborato con un dipendente Asl deceduto due anni fa, per sottrarre somme di denaro dirottate illegalmente dalle spese di rimborso sanitario dei nefropatici. Una truffa che sarebbe durata molti anni e il cui ammontare si aggirerebbe attorno ai 700mila euro. Oggi M.T. di Casalbordino (64 anni), A.F. di Vasto (63), G.R. di Vasto (58), G.C. di Vasto (50), M.M. di Vasto (71), U.P. di Vasto (64) e U.R. di Vasto (73) compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Vasto, Anna Rosa Capuozzo. In mano ai giudici una lunga lista di bonifici. Trasferimenti fatti più volte a ciascuno degli indagati, ogni volta con somme diverse. Se fosse stato ancora vivo, G.D., il dipendente sanitario autore dei bonifici, avrebbe dovuto rispondere di peculato e truffa ai danni dello Stato.
Non sarà facile il compito dei difensori, gli avvocati Fiorenzo Cieri, Vittorio Melone, Alessio Mucci, Domenico Manzi, Margherita Conti e Anna Ulisse. Stando alle accuse formulate dall’ex procuratore capo della procura di Vasto Giampiero Di Florio e dal sostituto procuratore Vincenzo Chirico, i sette indagati «in tempi diversi e con più condotte esecutive di un medesimo disegno criminoso, agendo in concorso e preventivo accordo tra loro e con G.D. (scomparso nel 2021), coadiutore amministrativo presso il Nucleo operativo distrettuale della Asl, nonché estensore e istruttore delle determine dirigenziali di spesa e atti connessi relativi ai rimborsi per spese sanitarie dei nefropatici e per cure sanitarie all’estero, pur non avendo, concorso nel reato di peculato e truffa ai danni dello Stato, ricevevano senza averne diritto, mediante le determine di spesa, somme di denaro dirottate indebitamente dalle finalità di rimborso per spese sanitarie, mettendo a disposizione conti correnti a loro intestati e prelevando a distanza di pochissimo tempo le somme in contanti, o disponendo delle somme incassate mediante bonifici bancari e emissione di assegni. In questo modo riuscivano ad ostacolare l’identificazione della provenienza del denaro».
La presunta truffa sarebbe andata avanti per diversi anni, fino a quando nel trasferire una somma di denaro G.D. sbagliò il codice Iban. La somma di denaro quindi tornò indietro. Un passaggio che non sfuggì alla dirigente dell’epoca della Asl che avviò accurati controlli scoprendo l’ingegnoso meccanismo. Non è stato facile ricostruire tutti i passaggi. Sulla vicenda indagò a lungo la polizia. In base alle annotazioni e agli allegati della polizia giudiziaria supportate da diverse testimonianze la procura di Vasto ha chiesto il rinvio a giudizio dei sette indagati. La Asl potrebbe costituirsi parte civile.
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