Frane, interrogazione sul Corso Bomba: basta polemica politica

31 Ottobre 2024

Si alzano i toni sulla vicenda del sistema di monitoraggio ancora fermo e con 9 zone della città a rischio Verna (Azione): non è priorità di questa giunta. L’assessore: stiamo lavorando per risolvere i problemi 

LANCIANO. «Il sistema di monitoraggio di corso Trento e Trieste funziona? È stata fatta la manutenzione? Che dati sta producendo?». Sono le domande dell’interrogazione che l’opposizione consiliare è pronta a presentare dopo l’allarme lanciato dal geologo Luigi Carabba sul mancato funzionamento del sistema di monitoraggio in particolare sul Corso, ma non solo. «I monitoraggi, con sistemi all’avanguardia, non sono attivi con tutti i rischi che ne conseguono per le persone e i soldi spesi», ha precisato Carabba. E abbiamo visto in effetti sistemi non attivi a San Rocco, Santa Giusta, San Biagio, il Belvedere e appunto il Corso, dove dopo 5 anni si è tornati a poter addirittura parcheggiare sul lato della voragine. «Sul dissesto da tempo diciamo che non è priorità di questa giunta visto che sono passati 3 anni senza interventi», dice il consigliere Giacinto Verna (Azione). «Hanno accelerato ora che è emerso il problema di via del Ponte, ma dando nuovi incarichi che si potevano affidare anche due anni fa. C'era bisogno di creare una cabina di regia unica per il progetto sulle frane e, secondo noi, i 600mila euro necessari per la progettazione esecutiva dello studio della dirigente di 12 milioni di euro sulle frane in centro basato sullo studio dell’Università d’Annunzio si potevano recuperare dal capitolo di bilancio 40 607 e l’avevamo consigliato. Ma ora è necessario capire se il monitoraggio (geologico e geotecnico) funziona, è fondamentale per una questione di sicurezza, per capire i movimenti del terreno visto che nell'ultima relazione tecnica rimessa dal geologo Carabba si certificava che il dissesto era in evoluzione, per fortuna non c’era rischio di crolli».
Oltre a delucidazioni sul funzionamento, l'opposizione vuole chiarezza anche sull’annuale manutenzione del sistema monitoraggio e della strumentazione e quali dati sta producendo.
«Non sono interessato alla polemica, lavoriamo per risolvere i problemi e infatti i risultati ci sono», risponde l’assessore ai lavori pubblici Paolo Bomba, «prova ne è l’arrivo dalla Regione dei 2,6 milioni per la strada per Orsogna, che frana, attesa da anni: possiamo andare in appalto. Un progetto che aveva iniziato la precedente amministrazione ma che abbiamo dovuto rivedere, integrare e che è stato ora finanziato». Non si sbottona Bomba, ma sta per riavere gli studi di fattibilità delle aree Fosso pietroso-condotto Sargiacomo-Diocleziano; via del Ponte; Madonna del Carmine e Sant’Amato affidati nelle scorse settimane dopo aver “spacchettato” il progetto sulle frane come indicato dalla Regione. Bocca cucita sul monitoraggio anche se pare che gli strumenti a Santa Giusta, il Belvedere siano fuori uso dal 2017. Ad ogni modo ad oggi l’unico grande intervento per le frane resta quello del 2004 quando, dopo alluvioni e smottamenti, la Provincia aprì 27 cantieri per mettere in sicurezza un costone di 7 chilometri dal Belvedere a Santa Giusta, Olmo di Riccio, via Panoramica, via per Frisa, il Diocleziano, Sant'Egidio e Lancianovecchia costati 7,5 milioni tra muri di rafforzamento, palificazioni. Lavori che però non compresero via del Ponte, né scesero fino al “punto zero” della frana in contrada Sabbioni come indicato da Carabba che faceva parte del team di tecnici della Provincia e non comprendeva il dissesto idraulico emerso nel 2018.