Frase sessista sulla dipendente, resta la sanzione al comandante

5 Ottobre 2023

Il tribunale conferma il provvedimento per le parole «tra una girata di sugo e una passata di Folletto» Levante era stato sospeso 4 giorni per l’espressione con cui negava lo smartworking. Farà appello

LANCIANO. È stato rigettato dal giudice del lavoro, Cristina Di Stefano, il ricorso presentato dal comandante della polizia municipale, Guglielmo Levante, contro il provvedimento disciplinare di quattro giorni di sospensione dal lavoro da parte del Comune di Lanciano. La disposizione è stata inflitta dall’ufficio monocratico per i provvedimenti disciplinari del Comune, diretto dalla segretaria generale, Mariella Colaiezzi, nel marzo del 2022.
I fatti risalgono a un anno prima. Il comandante era stato sospeso per aver utilizzato frasi e toni ritenuti poco consoni in un carteggio intercorso nell’estate del 2021 con la consigliera provinciale per le Pari opportunità, Annarita Guarracino, intervenuta in favore di una dipendente del corpo di polizia che chiedeva di poter lavorare solo nei turni di mattina al fine di poter conciliare le esigenze lavorative con quelle di madre di due figli, allora minorenni. Levante, nel motivare di non poter accogliere la richiesta, aveva ironicamente scritto, tra le altre spiegazioni, che «non è concepibile fare il poliziotto da casa, in smart working, tra una girata di sugo e una passata di Folletto!». La frase è stata giudicata offensiva e non consona, ed era inserita, tra le altre, in una lunga risposta fitta di riferimenti normativi e di motivazioni per cui la richiesta della dipendente non poteva essere assecondata anche per non risultare parziale nei confronti di altri dipendenti, uomini e donne, che pure avevano famiglie e esigenze di accudimento dei figli. Levante aveva replicato alla Guarracino appellandosi a lei come «solerte e sensibile consigliera delle Pari opportunità» (altra frase incriminata) che il suo interessamento sarebbe stato giustificato se «avessi ingenerato privilegi di un genitore in danno di altri, ma così non è stato».
Il tribunale del lavoro ha invece confermato l’idoneità del provvedimento disciplinare. Il comandante è stato anche condannato al pagamento di 6.500 euro di spese legali, oltre alle spese accessorie. «Ho ricevuto una indebita ingerenza nella gestione del personale a me affidato», aveva commentato all’epoca Levante, «si è in pratica contestata la forma poco consona e l’estetica della nota con la quale ho manifestato le mie ragioni e non la mia correttezza nell’esercitare il dovere di non discriminazione». Ieri Levante si è trincerato dietro un no comment, annunciando appello a cura degli avvocati Antonio Fattore e Franco Sabatini dei fori di Lanciano e Pescara.
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